Lug 052005
 

Dhalgren è in vena di precognizioni, piuttosto che di parodie. Per ristabilire l’equilibrio dell’universo in quattro e quattr’otto ho messo giú l’accrocchio seguente. Consideratelo un abbozzo molto provvisorio.


Septidi, 17 Messidor CCXIII; Jour de la Groseille

[©2005, Francesco Benvenuto]

Non appena ebbe scorto la gabbietta, Kent fu colto da un brivido
premonitore, da un incerto senso di desiderio, e improvvisamente gli parve
di comprendere, mentre percepiva lo scorrere vieppiú tumultuoso
del proprio sangue, il nascosto significato di quel tubo abbandonato sul
tavolo, fu colto da una vampa di calore e gli sembrò che le viscere gli
si liquefacessero nel ventre, mentre una violenta e autoritaria erezione si impossessava
di lui. Lenny era uscito dal laboratorio, e quando per un attimo Soledad
gli volse le spalle Kent si impadroní furtivamente dell’animale, senza far rumore.

"Non potrà mai farcela" ansimò affannosamente Kent tra sé e sé. "Non lo potrà fare, non passerà, è impossibile! E anche se fosse possibile, mi manca il coraggio" si tolse il cappello e si terse il sudore dalla fronte, prendendo a bere a lunghe sorsate dalla bottiglia di whisky con l’etichetta verde, sbuffando come un cavallo.

"Kent" interloquí bruscamente Soledad "Kent, per l’amor di dio non bere cosí tanto." Si chinò su di lui e lo afferrò per le spalle "Kent, starai male come la notte scorsa."

Soledad lo scrutò a fondo "che ti sei messo in tasca?"

"Non ho in tasca proprio niente" disse Kent.

"Lo so che non ce l’hai. Adesso ce l’hai in mano. Eri proprio contento di vedermi, eh? Che cos’è che hai in mano? Cos’è che nascondi?"

"Non è niente, Soledad, davvero."

"Su, dammelo birichino, dammelo adesso."

Lenny rientrò all’improvviso, e istintivamente Kent si portò la mano chiusa dietro la schiena, mentre Soledad rimaneva a bocca aperta di fronte al nulla "è solo un criceto, Soledad".

"Un criceto? Un criceto vivo?"

"Già, solo un criceto…"

"Restituiscimelo subito" interruppe Lenny "ridammelo! Santo cielo, Kent, si può sapere perché mai ti comporti in questo modo? Sembri scemo."

"Lenny" disse Kent a voce alta "tu sai che tutto ciò che ho avuto sin qui non mi basta piú. Tu mi conosci meglio di quanto io non conosca me stesso. Che cosa vuoi che ti chieda di farmi?"

"Per un uomo" rispose Lenny "un singolo vizio in genere non è sufficiente."

"E neppure per una donna" aggiunse, occhieggiando allusivamente Soledad "In quasi ogni circostanza l’essere umano è infinitamente capace di assuefarsi a qualunque piacere, finché ciò di cui sembrava non poter fare a meno finisce per annoiarlo a morte. Per tutti, però, nel profondo dell’anima esiste un’eccezione, un feticcio indicibile, una cosa a cui non ci si stanca mai di pensare, che esercita su di te un’attrazione cui non riusciresti a resistere neanche se lo volessi. E non lo vuoi. Quanto al resto ti dico, farò ciò che vorrai da me."

"Ma cosa? Di cosa si tratta? Come posso domandartelo se io stesso non so quale sia il mio piú nascosto desiderio?"

"Nonostante la dentatura" scandí lentamente Lenny "il criceto è un animale soffice. Tu questo lo sai. Avrai sentito parlare di quello che accade nei quartieri alti della nostra città. Avrai sentito ciò che si dice di John Malkovich."

Dalla gabbia si alzò uno squittio eccitato. Lenny aprí la gabbia e accarezzò teneramente la bestiola "hai certamente capito a cosa serve questo apparato. Dopo un clistere e una generosa lubrificazione un’estremità di questo tubo ti verrà inserita nel retto, e lascerò libero il criceto all’altra estremità."

Kent si trasformò in un animale impazzito e urlante, fu assalito dalla libidine piú totale, era cieco, inerme, folle. Ed eccolo allora gridare come un forsennato. "Fallo a me! Fallo a me! A me, non a Soledad!"

Nel caso che Lenny ci ripensasse.

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