Ago 212005
 

Scrutavo avidamente il mare azzurro agitarsi senza sosta come una cosa viva, dall’orizzonte lontano fino alla punta dei miei piedi nudi affondati nella sabbia. Alla mente informe di un bimbo di quattro anni il mondo appare inesauribile.

D’improvviso mi resi conto dell’uomo alla mia sinistra, anch’egli osservava il mare con attenzione intensa, la pelle abbronzata e il volto serio, nell’aria calda di quel giorno d’agosto la sua figura pareva sfuocata e ondeggiante come quella di uno spettro, dopo un minuto che parve interminabile allungò lentamente il braccio destro verso le acque e rivolgendosi a me in una lingua che non era la mia pronunciò una sola parola: “bagumbian”.

Il mio sguardo seguí istintivamente la direzione indicata dalla sua mano, quando tornai a volgermi verso di lui era sparito e non lo rividi mai piú.

Da quel momento ogni volta che chiamo le onde esse vengono a me. Questo solo potere possiedo, mi ignorano gli astri remoti e i venti sono sordi ai miei richiami, ma le onde accorrono sempre. Non le piccole increspature suscitate dalla brezza, non gli ampi e selvaggi cavalloni che narrano di lontane tempeste, ma solo le onde comuni che si infrangono sulla spiaggia nei rari giorni di calma. Vi parrà forse un ben misero incantesimo, ma avete torto.

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