Set 122005
 

Un altro libro che a suo tempo non mi piacque affatto è “Il Gioco delle Perle di Vetro”; di Hesse tuttavia mi piacciono altre opere, quindi non infierisco, anche perché sono esausto per il tour de force precedente.

Ancora sulle basi filosofiche di Kundera: trovo gravissimo l’equivoco sul significato del tempo circolare e sulle relative conseguenze, chi sostiene che un tempo circolare porti a un’eterna ripetizione della storia sta ancora ragionando senza rendersene conto in termini di tempo lineare; se parto da Milano e faccio il giro del mondo tornando a Milano, quella che ritrovo è (in senso spaziale, è pur vero che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume) la stessa città dalla quale ero partito, non una tra differenti copie di Milano che si ripetono vertiginosamente all’infinito. Insomma: affermare che la circolarità del tempo porti la storia a ripetersi equivale a sostenere che la sfericità della terra ci costringa a girare continuamente in tondo, la storia è una sola in ogni caso. Persino Philip Dick, che si pone problemi filosofici interessanti, ma si dà troppo spesso risposte un po’ superficiali, non è tanto ingenuo da cadere in una trappola cosí elementare (cfr.: "A little something for us temponauts" dove si suggerisce sí che la storia possa ripetersi all’infinito, ma sottointendendo è una topologia spaziotemporale appropriatamente complessa).

C’è modo e modo di sfruttare letterariamente equivoci del genere. Kundera usa a mio parere il peggiore: quello di prenderli per veri.

  5 Responses to “Ancora Opere Insostenibili”

  1. bellissimo racconto (ma cosa ha scritto di brutto dick? forse solo “mary & the giant” perde qualche colpo..)mi è piaciuto tanto da chiamare così la mia banda…

  2. The war with the fnools, per esempio, mi lascia perplesso.

  3. volendo entrare nei dettagli anche altre cose ’50 non sono memorabili…ma per il resto…a proposito di tempo circolare-più o meno indotto: che dire delle 3 stimmate, che vede all’inizio il “memorandum alla terra” di fine romanzo?

  4. riguardo al Gioco delle perle di vetro: anche a me non e’ piaciuto.

    ma contiene un racconto che e’ uno dei miei racconti preferiti (quello dello stregone paleolitico, uno degli esercizi di stile del giovane protagonista del Gioco delle perle di vetro).

    l’autore non ne e’ Hesse, bensi’ il personaggio del suo romanzo. la differenza non e’ da poco, perche’ il fatto che il lettore sappia che quel racconto e’ scritto da quel personaggio e’ funzionale alla maggiore conoscenza di quel personaggio stesso.

    se quel personaggio avesse avuto una personalita’ diversa, quel racconto lo avrebbe scritto diversamente.

    interessante, no?

  5. Orpo, la lettura risale a decenni fa e di questa cosa non mi ricordo. Cosí come la citi, come genere di metascrittura (non come realizzazione, ovviamente) mi ricorda Pirandello.

    Il gioco delle perle di vetro fallisce, secondo me, perché fallisce il tentativo di Hesse di descrivere un cosa che non conosce. Ma so di altre persone che sanno di matematica a cui invece è piaciuto.

    Il mio problema è pretendere dallo scrittore che sia un genio universale, o che possa fingere di esserlo con buona approssimazione, la cosa era facilmente realizzabile fino al primo ottocento, quando i romantici hanno pretestuosamente separato la “cultura umanistica” dalla “cultura scientifica”, che fino ad allora erano considerate tutt’una. Adesso ci vuole davvero un genio per rimetterle insieme, e dato il tipo di formazione che si dà ai nostri giovani è piú facile che lo faccia un mezzo scienziato che non un mezzo umanista. O meglio, qualcuno che abbia fatto il liceo classico e poi ottenuto una laurea scientifica; purtroppo la scuola superiore italiana ha subito negli anni ottanta un tracollo gravissimo proprio in quel settore lí (i licei), che fino a tutti gli anni ’70 era, pur con numerosi difetti, veramente eccellente e non del tutto fine a sé (sic) stesso.

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