Set 132005
 


"Sometimes I find myself long regretting 
Some foolish thing some little simple thing I've done
But I'm just a soul whose intentions are good
Oh Lord, please don't let me be misunderstood"

B.Benjamin, S.Marcus, C.Cadwell

Sospetto da molto tempo che tutti siano convinti, in coscienza, di essere buoni, a dispetto di qualunque evidenza contraria. Io non faccio eccezione, ma per lo meno sono buono programmaticamente, cosa che mi pare la migliore approssimazione possibile. Adesso vi spiego perché io sono buono per davvero e voi invece no.

Fin da bambino, posto di fronte alla scelta tra bene e male, ho sistematicamente scelto il bene. Se è buono chi vuole e persegue il bene, io di conseguenza sono un buono. Non un buonista, sia bene inteso.

Il primo problema che ci si trova di fronte una volta assunto un simile atteggiamento è che non tutti sono d’accordo sulla definizione di bene e di male, ma siccome qui si tratta di me, il problema è presto risolto con irrisoria facilità: fino a prova contraria vale quello che penso io. L’onere della prova sta al mondo esterno, tocca agli altri o alle circostanze dimostrarmi, nel caso, che ho torto.

Il secondo problema è che, non essendo infallibile, quando sono posto di fronte a varie alternative posso rimanere incerto nella scelta e, qualche volta, persino sbagliarmi. E qui entro in conflitto con la maggior parte di voi, o miei italici compatrioti, perché mentre sono dispostissimo ad assumermi la responsabilità delle mie azioni, non sono affatto propenso ad addossarmene la colpa; le due cose né coincidono né vanno di pari passo, checché ne dica la morale cattolica di cui voi, carissimi, siete senza saperlo intrisi fino al midollo.

Le mie intenzioni sono buone e quindi colpe proprio non ne ho. Come chi mi conosce sa (e se ne duole), sono disposto a spendere ore e ore per spiegare nei piú minuti dettagli le motivazioni razionali delle mie azioni, senza per questo voler scaricare le mie responsabilità su qualcun altro. Se ho sbagliato, pagherò di buon grado, ma voglio che sappiate che non ho sbagliato intenzionalmente e non intendo smettere di rompervi i coglioni finché non mostrerete di aver colto la distinzione tra etica e morale. Non sono testardo e ottuso, sono, semplicemente, buono.

Essendo buono credo pertanto che le mie idee siano giuste: infatti se non ne fossi convinto non potrei ritenermi tale e le cambierei; dunque ogni volta che mi rendo conto di aver sostenuto un’idea sbagliata, da persona responsabile quale sono la cambio subito con quella che si è dimostrata giusta. Quindi sono un buono che crede costantemente nelle proprie idee, e in quanto tale sono naturalmente convinto che le idee contrarie siano sbagliate. Ed ecco esemplificata a uso dei piú tonti la distinzione tra buono e buonista, un buonista è sí convinto di avere le idee giuste, ma non crede che le idee diverse dalle proprie siano necessariamente sbagliate, ammette che possa esistere piú di una verità: un buonista non è logico in senso classico, un buono invece sí, per lui la verità è una sola, forse mutevole, forse inconoscibile, ma comunque una.

Per un buono esiste dunque un solo modo di aver ragione e tanti di aver torto. La probabilità di aver torto è quindi piuttosto alta, se ne prende sconsolatamente atto, ma si va avanti per la propria strada tentando di rimanere nel giusto per quanto possibile. Sicuri di aver ragione non si può esserlo mai, si sospetta sempre di poter essere nel torto, ma almeno, per definizione, un buono non sarà mai certo di essere nel torto, se per assurdo lo fosse cambierebbe istantaneamente opinione. Un buono non può essere ipocrita e sostenere un’idea in cui non crede, un buonista invece cade spesso nell’ipocrisia perché è convinto che anche le idee in cui non crede possano essere vere. Di qui a sospettare che le proprie idee possano essere sbagliate non c’è che un passo: il buonista è fondamentalmente un irresoluto.

Contrariamente al buonista, il buono non può rimanere paralizzato nell’inazione, egli deve costantemente combattere il male. In particolare, deve combattere le idee che ritiene sbagliate: il buono non è disposto a tollerare idee diverse dalle proprie, che egli identifica col male. Il buono può essere democratico nei mezzi con cui si oppone alle idee sbagliate, ma non può essere tollerante nei sentimenti. Il buono, che è logico, non crede fino in fondo nella democrazia, che è autocontraddittoria; vi può se mai credere come mezzo dialettico, ma non come fine ultimo; i sinceri democratici possonoe essere, al piú, buonisti, mai buoni. I veri democratici, mettetevelo bene in testa, non sono mai buoni: i buoni sono fatti come Robespierre o Torquemada, allo stesso modo, cioè, dei cattivi. La differenza fondamentale è che i buoni hanno ragione e i cattivi hanno torto. Lascio come facile esercizio al lettore dimostrare chi tra i due personaggi in questione sia il buono e chi il cattivo.

Il buono sa di essere buono, perché conosce il proprio animo e le proprie intenzioni, ma è molto difficile distinguere se qualcun altro sia buono o cattivo senza conoscerlo a fondo e vagliare nel merito le sue idee. Per questo, volendo evitare di cadere nelle mani dei cattivi e dovendo decidere relativamente in fretta, spesso si eccede in prudenza e ci si mette involontariamente in mano ai buonisti, scambiati per buoni. Affidarsi agli insicuri, purtroppo, ha conseguenze assai piú tragiche che non affidarsi ai malvagi. Fidatevi di me, che sono buono.

  5 Responses to “Tempi duri per i troppo buoni”

  1. bellissimo, ancorchè un pò rovinato dal finale che ne toglie l’essenza metafisica.

    vorrei sapere, la sublime citazione a lato sugli animali che imitano oggetti, da dove deriva?

  2. Hai ragione, rifaccio il finale ché mi è venuto male.

    Gli animali di fianco sono la rielaborazione di un sogno che ho fatto una volta riaddormentandomi una mattina dopo aver spento la sveglia, c’era una mandria di mucche che faceva il quadrante di un orologio (fermo). Devo mettere una FAQ, è la terza volta che qualcuno me lo chiede.

  3. > Hai ragione

    In realtà avevi torto, ma il mio problema è che sono troppo buono.

    Metafisica o meno io sono davvero cosí, per la disperazione di amici e parenti.

  4. io non sono buono.

  5. > io non sono buono

    Nella gabbia del leone affamato tutti quanti sono buoni a sufficienza.

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