Set 232005
 

SOPRA UNA CONCHIGLIA FOSSILE - Giacomo Zanella (1864)

Sul chiuso quaderno
Di vati famosi,
dal museo materno
lontano riposi,
riposi marmorea
dell'onde già figlia,
ritorta conchiglia.

Occulta nel fondo
D'un antro marino
Del giovane mondo
vedesti il mattino;
vagavi co' nautili,
co' murici a schiera;
e l'uomo non era.

Per quanta vicenda
Di lente stagioni,
arcana leggenda
d'immani tenzoni
impresse volubile
sul niveo tuo dorso
de' secoli il corso!

Noi siamo di ieri;
dell'Indo pur ora
sui taciti imperi
splendeva l'aurora;
pur ora del Tevere
a' lidi tendea
la vela di Enea.

E fresca la polve
Che il fasto caduto
De' Cesari involve.
Si crede canuto
Appena all'Artefice
Uscito di mano
Il genere umano!

Tu, prima che desta
All'aure feconde
Italia la testa
Levasse dall'onde,
tu, suora de'polipi,
de'rosei coralli
pascevi le valli.

Riflesso nel seno
De' cerulei piani
Ardeva il baleno
Di cento vulcani:
le dighe squarciavano
di pelaghi ignoti
rubesti remoti.

Nell'imo de' laghi,
le palme sepolte;
nel sasso de' draghi
le spire rinvolte,
e l'orme ne parlano
de' profughi cigni
sugli ardui macigni.

Pur baldo di speme
L'uom, ultimo giunto,
le ceneri preme
d'un mondo defunto:
incalza di secoli
non anco maturi
i fulgidi auguri.

Sui tumuli il piede,
ne' cieli lo sguardo,
all'ombra procede
di santo stendardo:
per golfi reconditi,
per vergini lande,
ardente si spande.

T'avanza, t'avanza,
divino straniero;
conosci la stanza
che i fati ti dièro:
se schiavi, se lagrime
ancor rinserra,
è giovin la terra.

Eccelsa, segreta
Nel buio degli anni
Dio pose la mèta
De' nobili affanni.
Con brando e con fiaccola
Sull'erta fatale
Ascendi, mortale!

Poi quando disceso
Sui mari redenti
Lo spirito atteso
Ripurghi le genti,
e splenda de' liberi
un solo vessillo
sul mondo tranquillo;

compiute le sorti,
allora de' Cieli
ne' lucidi porti
la terra si celi:
attenda sull'àncora
il cenno divino
per novo cammino.

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