Dic 232005
 

In questi giorni sto leggendo "Indoeuropeo, lingue, popoli e culture" opera divulgativa di André Martinet, mi aspettavo chissà quale mazzata, invece i primi capitoli del libro sono godibilissimi e, per dirla tutta, i riferimenti culturali dell’autore mi accarezzano nel verso corretto del pelo. Condivido anche il metodo: attribuire parte delle mutazioni della lingua all’influenza dei bambini in fase di apprendimento &egrave un metodo che mi trova cosí d’accordo da commuovermi, persino. Anche se non ho ancora terminato la lettura penso di poter consigliare quest’opera lo stesso.

Impagabile il paragrafo dove si spiega, in un certo dettaglio, come il termine italiano lingua e il corrispondente russo iazyk, pur apparentemente cosí dissimili, siano in realtà la stessa parola. Suppongo che il paragone originale fosse tra francese e russo, ma questo dev’essere stato uno dei casi in cui il traduttore italiano ha avuto vita facile.

Siccome sono digiuno sull’argomento ho trovato un po’ ostico il nono capitolo sulla fonologia comparata delle lingue indoeuropee, anche se sulle aspirate ittite ero casualmente preparatissimo, avendone letto di recente in un’altra opera dedicata alla diffusione della scrittura nel bacino del mediterraneo orientale. Oltretutto mi fa piacere ritrovare in un’opera tecnica anche capitoli tecnici non banali che mi porgano qualche difficoltà da superare. Nei capitoli successivi, che sto leggendo in questi giorni, si tratta invece della grammatica indoeuropea, argomento che non conosco in alcun dettaglio specifico, ma di cui per lo meno possiedo le basi, ergativi e postposizioni non mi colgono del tutto impreparato.

Sto apprezzando particolarmente la notevole quantità di informazioni contenute in questo libro che in precedenza non conoscevo. Per esempio ignoravo quanto stretta sia la parentela tra popoli celtici, italici e germanici, i quali hanno cominciato a separarsi tra loro solo in epoche relativamente recenti (tra il 2000 e il 1000 ac), o che comunque sembrano recenti a me che ho appena terminato di leggere un paio di libri sui Sumeri.

Ho apprezzato anche l’osservazione, che chiunque potrebbe fare se solo ci pensasse, che gli Osseti altri non siano che moderni discendenti degli antichi Sciti.

La conoscenza, accanto all’italiano, di latino, greco antico e inglese, accanto a elementari nozioni di francese e tedesco, un po’ mi agevola, ma non mi sembra fondamentale per la comprensione del volume.

Consigliato a chi abbia un qualche interesse per la storia della lingue che parla.


N.B. Per quanto mi riguarda le accuse a Martinet mosse dai partigiani di Chomsky, suo avversario, sono, limitatamente a quanto risulta da questo libro, del tutto infondate.

  2 Responses to “Dall’Ittita al Tocario”

  1. quali sono le accuse a Martinet mosse dai partigiani di Chomsky?

  2. Mi sono scordato di ridimensionare, non “i partigiani di Chomsky”, ma alcuni pochi partigiani di Chomsky.

    Comunque quoto da un articolo del 1997 di John Goldsmith un passaggio che, alla luce del libro di cui sopra, mi pare manifestamente assurdo:

    “The reader may imagine for himself what might lie behind Martinet’s perverse categories. For his part, Martinet in his memoirs (Martinet 1993) says that Jewish linguistics is the kind of linguistics where you don’t pay enough attention to facts, unlike his own kind. Martinet’s evident hostility to Chomsky in this work is worth a second thought. That hostility appears to derive to some degree from Chomsky’s cultural background — for Martinet does not fail to draw the reader’s attention to a linguist’s religion when the linguist is Jewish”

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