Mar 192006
 

[Invece della seconda parte di “due di due”, che ancora non ho avuto voglia di finire, posto questo, ché tanto è lo stesso.]

All’inizio del dodicesimo capitolo del primo libro del suo capolavoro "Enrico il Verde" ("Der grüne Heinrich")
Gottfried Keller, il maggiore scrittore svizzero dell’ottocento, descrive in dettaglio un gioco di ruolo e la psicologia dei relativi giocatori, che dal mio punto di vista di completo estraneo rappresenta l’aspetto piú interessante.

Non male, per un libro pubblicato originariamente nel 1855.

Ricordo ancora la prima volta che mi capitò di orecchiare un dialogo tra due accaniti fanatici di Dungeon and Dragons o roba del genere: uguali. Il senso di straniamento arrecato all’ascoltatore casuale è proprio lo stesso. Cito:

"Da questi giochi nacque a poco a poco una lunga serie di storie e avventure da noi inventate, tanto che da ultimo ciascuno finí per avere la propria grande storia d’amore e di cavalleria da raccontare agli altri con la massima serietà. Cosí, un po’ alla volta, ci trovammo invischiati in un’enorme rete di fandonie, poiché ci raccontavamo a vicenda le nostre invenzioni come se appartenessero a una realtà vissuta che esigeva una fede incondizionata, fede che, con intento egoistico, fingevamo di accordarci."

Ecco, nell’ottocento gli Svizzeri hanno avuto Gottfried Keller e noi Italiani, invece, Alessandro Manzoni. Se nei prossimi giorni dovessi passare al comune di Lugano ad avviare le pratiche per la naturalizzazione, potrete dire di conoscere almeno una delle mie motivazioni.

  6 Responses to “Il drago verde”

  1. ci vorrebbe il Cavaliere Verde per mozzar la testa a costoro

  2. Manzoni, sì, ma anche Collodi: Pinocchio quanto a “enorme rete di fandonie” non è secondo a nessuno. Poi c’era anche De Amicis… e allora si capisce che uno che cià l’occasione fa bene a naturalizzarsi.

  3. ma questo è solo il “facciamo che”, di cui abbondano descrizioni. es., carroll, la parte di alice che dice: giochiamo a fare dame e signori. – Ma siamo solo due! -Allora tu sarai la

    dama, io sarò tutti gli altri”. e anche tolstoj, infanzia: “Quando, immaginandomi di andare a caccia, con un bastone sulla spalla, io mi

    diregevo verso la foresta, Volodja si sdraiava sulla schiena, inarcava le

    braccia sotto la testa e mi diceva che era come se camminasse anche lui.

    Quei modi e quelle parole, raffreddando il nostro gioco, erano estremamente

    antipatici, tanto più che era impossibile non convenire in fondo al cuore che Volodja si comportava da persona seria.

    Anch’io sapevo bene che col bastone era impossibile non soltanto uccidere un

    uccello ma anche sparare. Era un gioco. Se si ragionava così, era anche

    impossibile viaggiare sulle sedie: ma credo che Volodja stesso si ricordasse

    come, nelle lunghe serate d’inverno, noi coprivamo una poltrona con scialli,

    ne facevamo una carrozza, uno faceva da cocchiere, un altro da servitore, le

    ragazze in mezzo, tre sedie erano una trojka di cavalli, e noi ci mettevamo

    in viaggio. E quante avventure capitavano in quel viaggio! E come passavano rapide e allegre le serate d’inverno!… Se si deve ragionare davvero, non si fa nessun gioco. E se non si gioca, che cosa resta?…”

  4. >letturalenta

    Alt. Collodi, se ci si riesce a dimenticare delle banalizzazioni successive, ha un suo perché.

    Su De Amicis sono in disaccordo. Ovvio,”Cuore” trasuda intollerabile piaggeria, abominevole propaganda patriottarda e stomachevoli sentimenti dolciastri (e pure a volte si intuisce che l’autore doveva pur stare dalla parte di Franti), ma “Amore e Ginnastica” è tutt’altra storia davvero.

    >dhalgren

    “Facciamo che” è il vecchio nome dei giochi di ruolo, infatti. “Infanzia”

    è una tra le non moltissime opere di Tolstoj che non ho ancora letto.

    Affinità e divergenze tra Lewis Carroll e Jim Carroll… un discreto spunto.

  5. Alt! non mi sono capito: Collodi è il genio misconosciuto dell’italica letteratura. Su Cuore – e soprattutto sui suoi interpreti patriottardi – ci sarebbe da scrivere un saggio in otto volumi, ma adesso non ho tempo.

  6. Ah, OK, non sono molto presente in questo periodo…

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