Giu 062006
 

Vladimir Majakovskij (1913)

Entrato dal barbiere ho detto, calmo:
"per favore, mi pettini le orecchie".
Quello, da liscio, s'è irto come un pino
col viso tutto lungo a mo' di pera:
"Pazzo, comunista!" saltavan le parole.
Si rincorsero insulti, occhio per occhio,
a lu-u-u-u-u-u-u-u-u-ngo;
salta fuori una testa sogghignante,
un ravanello cavato dalla folla.


Questa traduzione è un po’ troppo indegna e un po’ troppo libera, ma se non volete cavarvela da soli vi dovete accontentare. Non posso dire di conoscere bene il giovane Majakovskij futurista, cui questa poesia appartiene, ma ancor meno conosco – non si può saper tutto – quello della maturità sovietica, la mia attenzione verso quel periodo è interamente consacrata a Bulgakov.

Comunque sia, il testo non ricorda qualcuno anche a voi?

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