Lug 182006
 

A questo punto tanto vale postare la versione originale dell’articolo, interrotto nel punto in cui mi sono reso conto che non stavo scrivendo alcunché di sensato e che tanto valeva citare del tutto fuori contesto due esempi irrilevanti scelti completamente a caso.


A tempo e luogo la distinzione deve aver avuto importanza. Diciamo a fine ‘700, alla corte di Londra, quando i giovani dandy all’ultima moda si opponevano agli anziani big-wig ormai fuori moda.

Il tempo e la morte livellano tutto e quella differenza, che all’epoca dev’essere parsa essenziale, appare ormai meno che trascurabile, incomprensibile quasi.

"Livellano tutto," abbiamo detto, ma abbiamo detto male,
peccando di ipersemplificazione.

E infatti l’appiattimento agli occhi dei posteri delle differenze formali tra
fazioni contemporanee e contrapposte è assai comune, al punto da poter essere
considerato banale, ma non è affatto universale. Di differenze formali e
superficiali stiamo parlando, non di quelle di sostanza.

A volte il trascorrere del tempo mette in luce quelle affinità,
lo "spirito dell’epoca" se vogliamo, che ai contemporanei sfuggono
finché nulla le contrasta e vi si contrappone.
Queste affinità di fondo, invisibili fino a quando restano condivise da tutti,
emergono chiaramente con il mutare della moda, divengono caratteristiche
di un’epoca e mettono in ombra le differenze minori. In un mondo dove tutti
si vestono di bianco il colore dell’abito non è motivo di distinzione,
e due gruppi potranno contrapporsi adornandosi di nastri azzurri piuttosto che verdi. Se dopo cinquant’anni la moda imporrà abiti multicolori e variopinti, tale distinzione perderà quasi del tutto la propria visibilità.

Rivedendo i vecchi telefilm di fantascienza non se ne percepisce piú l’atmosf
era futuribile, ma si ritrovano invece gli stili e le mode dell’epoca in cui furono girati, i primi anni ’60 per la serie originale di Star Trek e Raumpatrouille Raumschiff Orion, gli ultimi anni ’60 per UFO, e la metà degli anni ’70 per Spazio 1999.

Eppure gli autori di costumi e scenografie, cosí incapaci di sostituire un possibile futuro alla propria epoca tanto necessaria, sono in fondo le medesime persone che l’aspetto di quel futuro lo costruiranno passo passo per davvero, quando verrà il momento: un futuro in cui sparirà definitivamente e per sempre ogni traccia visibile del passato.

(…)

Talora, invece, accade addirittura che siano le petizioni di principio che dividevano i due movimenti a essere completamente dimenticate, dopo che il relativo tema ha perso d’importanza.

Martedí undici giugno 1985. Due giorni prima c’è stato il referendum sulla contingenza, la presidenza Pertini è giunta alla fine, nel pomeriggio ho superato in Via Celoria l’esame di Teorie Quantistiche (probabilmente il corso piú inutile dell’universo) disquisendo di matrici gamma e relative rappresentazioni e la sera ci sarà un concerto dei Christian Death all’Odissea 2001 di Milano, con relativo pubblico di dark (in seguito divenuti meglio noti come goth), già allora passati di moda da un paio d’anni abbondanti, ma alle soglie di un duraturo revival. Pubblico tra il quale mi sentirò un bel po’ fuori posto.

Nel pomeriggio stesso, o nel pomeriggio del giorno prima, non ricordo bene, c’è stato uno scontro in via Festa del Perdono tra esponenti dei centri sociali da una parte e le ultime morenti frange dei movimenti di estrema sinistra dall’altra.

Com’è che il tempo ha annacquato a tal punto una distinzione che ancora a quell’epoca appariva essenziale in maniera da portare all’odierna identificazione tra aree autonomiste e movimenti politici? Cos’è successo, e quando? Cosa mi sono perso?

(…)

Sorry, the comment form is closed at this time.