Ago 272006
 

"La plus extravagante idée qui puisse naître dans la tête d’un politique est de croire qu’il suffise à un peuple d’entrer à main armée chez un peuple étranger, pour lui faire adopter ses lois et sa constitution. Personne n’aime les missionnaires armés; et le premier conseil que donnent la nature et la prudence, c’est de les repousser comme des ennemis."

"L’idea piú stravagante che possa venire in testa a un politico è il credere che sia sufficiente per un popolo l’entrare a mano armata in un paese straniero, per spingerlo ad adottare le proprie leggi e la propria costituzione. Nessuno ama i missionari armati; e il primo consiglio recato dalla natura e dalla prudenza è quello di respingerli come nemici."

Maximilien de Robespierre, Sur la guerre (1ère intervention), discorso tenuto al Club dei Giacobini il 2 gennaio 1792

Con questa citazione non intendo affatto sostenere che un dato sistema di governo, diciamo la democrazia, non sia esportabile con le armi. Al contrario, la democrazia è esportabile anche con le armi, come dimostrano per esempio la Svizzera meridionale, i cui baliaggi furono democratizzati e trasformati a peino diritto in cantoni dalle armate di Napoleone, nonché l’Italia, in cui la democrazia fu restaurata rafforzata dagli eserciti alleati con la seconda guerra mondiale (sia pure come effetto collaterale dell’averla combattuta).

Ritengo che certe azioni, tuttavia, vadano condotte con criterio e prudenza, tenendo conto della natura umana, senza prestare il fianco all’accusa di essere invasori, appoggiandosi a un’appropriata fazione interna del paese che si intende aiutare – gli emigrés, di qualunque colore essi siano, non contano – sostenendoli e rafforzandoli e, soprattutto, mostrandosi disposti a ritirarsi[1] di buon grado non solo quando le cose si siano sistemate e la situazione ridivenuta tranquilla, ma anche quando tutto sta ormai andando a catafascio.

Per questo motivo, per esempio, continuo a ritenere che l’intervento sovietico in Afghanistan avesse molto maggior senso, se non maggiori prospettive, dell’attuale missione NATO (autorizzata a posteriori dall’ONU) e che sia stato un vero peccato che l’occidente atlantico non sia stato capace di comprenderne l’utilità, che secondo me appare chiara non soltanto al senno di poi, ma anche al senno di prima.

La discussione sul perché un sistema elettorale a partito unico dovrebbe essere intrinsecamente meno democratico di un sistema con nessun partito (tipo Roma, Atene o la Francia rivoluzionaria) o di uno con due, tre o qualunque altro numero finito di partiti, la terremo un’altra volta.

Aggiornamento (28/08/2006). Enfasi anche su "ses lois et sa constitution"; se è vero che si può spingere un paese a stabilire un certo tipo di governo, non è altrettanto vero che gli si possano imporre pari pari le proprie leggi. Non in tempi brevi, almeno. I Romani ci riuscivano quasi invariabilmente, con qualche eccezione importante, ma ci impiegavano parecchio tempo e comunque assumevano spesso la veste di conquistatori, cosa che rientra in tutt’altra casistica; solo in qualche caso isolato, come a Pergamo, subentrarono tranquillamente al regime preesistente, ma si tenga presente che da quelle parti spuntò comunque fuori Mitridate, e non fu un caso.


[1] preciso, perché l’argomento non è di quelli che dispongano automaticamente a un tranquillo scambio di opinioni ed è quindi meglio cautelarsi preventivamente, che tra il "mostrarsi disposti al ritiro" e un "ritiro" effettivo c’è di mezzo, dice il proverbio, il mare.

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  5 Responses to “Il senno di prima”

  1. la politica estera è sempre stata la fiction della partecipazione politica. cose lontane, si può dire di tutto. chissenefrega, in realtà.

  2. Non è della partecipazione italiana alla missione in Afghanistan che mi preoccupo; arrivati a questo punto la ritengo pressoché indispensabile. È l’intervento iniziale a essere stato progettato male, senza una strategia che non fosse l’"andiamo lí e magicamente le cose andranno a posto". Lo stesso in Iraq, per non fare che due esempi con cui sono familiare.

    Ai tempi della rivoluzione francese i liberali (diciamo Foglianti e Girondini, per semplificare) usavano "democratico" come insulto (verso Giacobini e Montagnardi, sempre per semplificare). I liberali di oggi si riempiono la bocca con la parola "democrazia", ma le loro idee e le loro azioni non mi sembrano essere cambiate affatto da allora.

  3. invece io metto l’enfasi su “in realtà macchissenefrega”. l’intervento italiano, o di chicchessia, ha senso se serve a portare vantaggi a chi lo ha deciso (tipo speriamo cali il prezzo del petrolio, o che il governo italiano acquisti potere contrattuale). se non fosse per questo quel branco di trogloditi di opposte fazioni li si lascerebbe ben volentieri ad ammazzarsi tra di loro (oddio, anche in quel caso ci sarebbe comunque da affrettarsi per depredare ciò che resterebbe).

  4. > ha senso se serve a portare vantaggi a chi lo ha deciso

    Cosa intendi con “ha senso”? Difficilmente chicchessia agisce consapevolmente a proprio svantaggio, e la possibilità di trarre un qualche profitto è senz’altro la principale motivazione, se non la sola, di un intervento armato da parte di uno stato borghese (che su quel tipo di motivazione è quasi interamente fondato), ma a contare sono comunque i fatti, non le intenzioni.

  5. bon, ma i fatti vanno valutati in funzione delle intenzioni reali, non di quelle dichiarate.

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