Mar 122008
 

L’ho già detto e lo ripeto: è ben noto che quei cattivoni dei cinesi censurano Internet per motivi politici, è meno noto che l’Italia, in seguito al decreto Gentiloni fa esattamente lo stesso per motivi economici e “morali”.

Nel merito della questione presente considero assai meno riprovevoli i pur riprovevoli governanti cinesi, che per lo meno si preoccupano di qualcosa che può davvero danneggiarli, rispetto agli spregevoli governanti italiani, che da sempre e in ogni occasione trattano i propri cittadini come irresponsabili bisognosi di tutela. Lo ripeto chiaramente per chi non avesse capito: a parere del sottoscritto la censura dei politici per scopi politici è non solo piú comprensibile, ma anche infinitamente piú accettabile di quella effettuata con motivazioni moralistiche e/o a fini economici. Ché poi, se si intendono tutelare i minori dagli abusi e gli adulti dalla rovina per gioco d’azzardo, questo della censura è un metodo che definirei assolutamente controproducente, non meramente inefficace.

Oltretutto, ma è un punto secondario, questa censura è in contrasto con le leggi della comunità europea e la multa che finirà per arrivare la pagheranno tutti i cittadini.

Detto questo, leggi simili ci sono anche qui in Svizzera, pur con un’estensione e una portata minore, ma dai politici svizzeri una certa rigidità me la aspetto e, oltretutto, sono anche dotati di un certo pragmatico buon senso che ai corrispettivi italiani manca del tutto.

Apprendo grazie a questo post di Ipazia (cui vi rimando per altri link e particolari) che Marco d’Itri ha in questi giorni reso pubblici i sorgenti dei filtri di censura (rilasciati in Open Source) che ha scritto per un grande provider italiano; per aggirare tali filtri i sorgenti non servono, ma richiamare l’attenzione è cosa assai meritoria, perché ho l’impressione che la maggior parte di noi italiani non sappia, o non ricordi, o non voglia ricordare, che i nostri collegamenti internet sono censurati a norma di legge:

Sorry, the comment form is closed at this time.