Mag 262008
 

Per me, che odio cordialmente la disco-music, parlare del soul di Philadelphia non è facile. Il Philly soul è infatti, insieme al funk, l’anello di congiunzione tra il soul dell’epoca Stax/Motown e la disco music della seconda metà degli anni ’70.

Tra il 1969 e il 1972 Stax/Volt e Tamla Motown entrarono in grave crisi commerciale e il centro della produzione soul si spostò gradualmente verso la TSOP (The Sound of Philadelphia) di – appunto, Philadelphia. L’accompagnamento basato su fiati e tastiere (come i gruppi di supporto della Stax: Mar-Keys, Bar-Kays, Booker T. & The MG’s) venne progressivamente rimpiazzato da grandi orchestre d’archi, quali i MFSB della TSOP, la Love Unlimited Orchestra di Barry White, la Salsoul Orchestra, che avrebbero giocato un ruolo essenziale nella transizione verso la disco music.

I pionieri del genere non provenivano da Philadelphia, Isaac Hayes era addirittura il principale autore del secondo periodo Stax, Archie Bell & The Drells erano Texani e i Chi-Lites provenivano da Chicago (chiara l’influenza Motown), i maggiori gruppi del periodo successivo, tuttavia, furono tutti basati in quella città.

I Beatles si erano sciolti e i Rolling Stones non avrebbero omaggiato il genere fino al (pessimo) Emotional Rescue del 1980, quindi mi astengo dal solito bonus a scanso di dovervi propinare i Bee Gees dei ’70. In compenso ci infilo – anche se non c’entrano niente – alcuni brani di “Blue-Eyed Soul” (il soul cantato dai bianchi):

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