Giu 022008
 

Lo spegnersi della psichedelia con il finire degli anni ’60 ha effetti molto diversi in Inghilterra e negli Stati Uniti, con l’importante eccezione dell’area di New York che è assimilabile alla prima. Negli USA il testimone è in primo luogo passato indietro al “vecchio” rock blues, soprattutto nella variante emergente dell’hard-rock, e in secondo luogo al jazz-rock (o fusion). Si pensi ai Creedence Clearwater Revival e a Miles Davis, con relativo seguito. Questa tendenza è presente anche in Inghilterra, ma si affianca a due generi essenzialmente autoctoni che al contrario di quelli americani discendono in gran parte dalla psichedelia stessa: il progressive – genere ampio che include tra l’altro anche lo stesso jazz-rock (evoluzione del Canterbury Sound con caratteristiche significativamente diverse da quelle statunitensi, si vedano Soft Machine e Gong del secondo periodo), il rock sinfonico (Nice, King Crimson) e il rock barocco (Van Der Graaf Generator, Genesis, Yes, Gentle Giant) – e il glam rock di cui andiamo a trattare.

Il glam è un genere che appare oggi quasi sinonimo con il cattivo gusto piú o meno intenzionale, le tipiche caratteristiche visive della psichedelia, già di notevole impatto, sono esagerate e affiancate a un’ostentata ambiguità sessuale, che spesso sfiora l’androginia. All’epoca questo è un segno di estrema rottura delle convenzioni, ma l’industria dell’intrattenimento recupera e ricicla in fretta: la realizzazione di “The Rocky Horror Picture Show” con il suo successo commerciale relativo ma costante nel tempo, è il segno definitivo di questa integrazione e normalizzazione.

In quest’epoca le donne nei complessi rock ancora appaiono pochissimo, e quelle poche volte esclusivamente come cantanti. Commercialmente, se non musicalmente, un’importante eccezione del periodo è rappresentata dalla chitarrista bassista Suzi Quatro, la cui carriera parte in sordina già dal decennio precedente con le Pleasure Seekers. Tuttavia questa fase di ostentata androginia prefigura quella graduale emancipazione delle figure femminili verso una sostanziale parità – di ruolo, se non numerica – che costituirà in seguito una caratteristica importante della new wave. Molte performer di epoca punk/new wave, rimarca Ari delle Slits, prenderanno ispirazione dall’aspetto dei divi del glam per proporsi inizialmente al pubblico.

Significativamente gli ex-mod, membri della principale tra le correnti del R&B britannico che avevano dato vita alla psichedelia inglese, si convertono quasi tutti ad hard-rock (Who) o glam (Bolan, Bowie) e quasi mai al progressive. Verso il 1972/1973 i mod del nord dell’Inghilterra daranno origine al Northern Soul (inteso come raggruppamento revivalistico di ascoltatori), un’altra importante influenza sulla new wave, soprattutto a Manchester.

Dal punto di vista musicale il glam rock è spesso meno avventuroso e sperimentatore del progressive di cui è stretto parente, scade fin troppo frequentemente in forme banali e ripetitive, ma nei suoi (rari) momenti migliori è piú focalizzato e financo versatile, al punto di divenire il genere commercialmente dominante negli USA per tutti gli anni ’80 sotto forma di glam-metal e hair-metal, mentre il progressive, involutosi per eccesso di ambizione, passa temporaneamente di moda.

Tracce glam e progressive sono presenti nella new wave fin dall’inizio e non faranno che aumentare nel tempo: nonostante la new wave si opponga programmaticamente a questi generi – o affetti di opporvisi – lo spirito dei tempi resta non ignorabile e i giovani musicisti continuano a subire l’evidente influenza dei fratelli maggiori, fino a riconoscerla e accettarla.

Resta forse da specificare la distinzione tra le due correnti “Art Glam” (Bowie, Roxy Music) e “Glitter Glam” (T.Rex, Slade), distinzione che a volte sembra evidente, ma in realtà non lo è affatto; la questione mi appare tutto sommato trascurabile, nonostante l’importanza che a volte le è impropriamente attribuita.

Passiamo a un elenco:

Bonus:

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