Mag 232015
 

Aveva gli occhi spalancati e tondi e una bocca aperta da stordito come non gli si era vista mai. A tutti capita di tanto in tanto d’aver l’aria degli scemi, ma nessuno che lo conoscesse poteva ricordare d’aver mai incontrato Curucurro con stampata sul viso un’espressione men che dignitosa, tantomeno quel muso da intronato.

Sul medesimo marciapiede si avanzava gagliardo il Moccietto in direzione opposta, gli anfibi che mordevano feroci l’asfalto screpolato e umido, lo sguardo fisso al cielo in cui si aprivano macchie d’azzurro intenso che parevan dipinte, tra pezze di nuvolaglia bianca e grigia, a tratti persin nera, resto del breve e precoce temporale cessato allora allora, che si fuggiva ratto verso l’orizzonte.

Il sole del primo meriggio fece improvvisamente capolino scacciando a un tratto la fresca brezza, svaporando l’asfalto in un vago sentore d’afa.

Il Moccietto che non guardava dove stava andando si trovò all’improvviso abbrancicato a Curucurro, il quale con quel tanto di fanali che si ritrovava pure pareva non veder nulla e nessuno innanzi a sé.

«’cazzo fai, Curucurro», lo apostrofò il Moccietto come se in proprio non avesse colpa alcuna, ma senza troppo mostrarsi adirato ché quello aveva fama di bullo ed era grosso il doppio, «cosa ti è successo?»

Sorry, the comment form is closed at this time.