Giu 092005
 

[Richard Brautigan, 1967]

I like to think (and

the sooner the better!)

of a cybernetic meadow

where mammals and computers

live together in mutually

programming harmony

like pure water

touching clear sky.

I like to think

(right now, please!)

of a cybernetic forest

filled with pines and electronics

where deer stroll peacefully

past computers

as if they were flowers

with spinning blossoms.

I like to think

(it has to be!)

of a cybernetic ecology

where we are free of our labors

and joined back to nature,

returned to our mammal

brothers and sisters,

and all watched over

by machines of loving grace.

Credo che, avendone la possibilità, sia opportuno leggere le opere di Brautigan in lingua originale, l’inglese di Brautigan è molto semplice, ma ho l’impressione che le sue fragili atmosfere vengano dissolte in traduzione. Ma se non si conosce la lingua inglese le traduzioni sono comunque meglio di niente, se si riesce a trovarle. Occorre fare attenzione perché non tutte le opere di Brautigan sono ben riuscite, tra le mie preferite “A Confederate General from Big Sur” (“Il Generale Immaginario”), “Trout Fishing in America” (“Pesca alla Trota in America”), “The Abortion” (tradotto in italiano con lo strano titolo “La Casa dei Libri”) e soprattutto “In Watermelon Sugar” (“Zucchero di Cocomero”), cioè le prime sue quattro opere in prosa.

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