Giu 252005
 

Ciò che mi dà fastidio non sono le legittime opinioni espresse e riportate in questo articolo, ma il tentare di farle passare come unanimemente condivise da tutti i "veri democratici occidentali" tramite un pulpito indipendente, equidistante e imparziale.

Partiamo pure dal titolo:

West: Iran election gave no choice

dove la definizione di West [Occidente], lo si deduce dal testo dell’articolo, include USA e Gran Bretagna solamente. Que viva la CNN.


In Washington, State Department spokeswoman Joanne Moore indicated
the result would not change the U.S. view of Iran, and what it
considered to be a fundamentally flawed election that refused
to accept scores of candidates, particularly women.

Qual è stato l’ultimo candidato donna alla presidenza degli USA? Quanti sono
i candidati alla presidenza USA che neppure possono permettersi di far
conoscere il proprio nome agli elettori perché privi dei milioni di dollari
necessari per intraprendere una seria campagna elettorale? In che senso i due
o tre candidati alla presidenza USA, dai programmi spesso indistinguibili,
esprimerebbero un ventaglio di posizioni piú ampie dei tre candidati principali
alle recenti elezioni presidenziali iraniane, e fornirebbero agli elettori
statunitensi una maggiore possibilità di scelta?


British Foreign Secretary Jack Straw also criticized the election.

"For the Iranian people to have a fully free choice about their country's future, they should be able to vote for candidates who hold the full range of political views, not just candidates selected for them," Straw said.

A proposito di questa frase mi verrebbe da citare Stefano De Cesari e il relativo presepio di bestie variamente cornute. Sia gli USA che la Gran Bretagna hanno sistemi elettorali che di fatto penalizzano fino all’annullamento la rappresentanza democratica delle proprie minoranze ideologiche, anche consistenti.

Detto questo, non posso che affliggermi con costoro esprimendo il mio disappunto per i risultati elettorali iraniani. Ma, spero, esprimendo motivazioni piú serie delle precedenti, quali il mantenimento della pena di morte, la repressione contro la libera espressione delle opinioni non allineate, la negazione dei diritti delle donne, la chiusura dei centri culturali, l’ostracismo spesso violento verso la dissidenza, in particolare verso i partiti di sinistra e i relativi militanti. E mi affliggo doppiamente perché mi rendo conto che nel mio paese molti fondamentalisti, mentre a gran voce fanno mostra di indignarsi per questi sintomi di arretratezza morale, si stanno in realtà adoperando per duplicarli in loco a proprio vantaggio, avendo già ottenuto al proposito qualche successo.

Aggiunta

Meglio precisare, dato che altrove c’è chi non ha capito e io, che pur amo procedere per enigmi, mi stanco in fretta dei miei stessi giochi: ciò che voglio dire in quanto sta sopra è che le critiche ufficiali alle ultime elezioni presidenziali in Iran si sono concentrate su questioni formali e di principio, invece che su quelle pratiche e di sostanza, che sono quelle che importano.

Siccome questo genere di critiche si reitera sempre uguale a sé stesso, sospetto che questo modo di procedere sia intenzionale.

La radice del problema non sta nel fatto che gli iraniani potessero scegliere tra un numero limitato di candidati, e neppure nella limitatezza dello spettro ideologico rappresentato da tali personaggi. Sta, invece, nel tipo di ideologia professata.

Ho molto lodato in passato la politica sui diritti umani seguita nei confronti di Sri Lanka dalla precedente amministrazione USA guidata dal democratico Clinton, ma anche la stessa amministrazione Bush si è recentemente dimostrata capace di adottare una politica cauta e secondo me assai sensata e proficua nei riguardi di un paese assai problematico quale l’Indonesia. Mi sfugge invece perché mai gli USA si ostinino invece a mostrarsi tanto irrispettosi nei confronti di molti paesi del Medio Oriente, col risultato di irritare tutti quanti.

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