L’angolo della poesia

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Ott 212011
 

Non so bene perché, ma mi pare giunto il momento di rilanciare questa ( tratta da “In uno scacco (nel settantotto)” ):

Francesco Leonetti - Canticchiata allegra del sorvegliato (1979)
Quando è giunta la mattina io mi annodo il cravattino, ma il policeman: drin, drin, lo viene a pizzicar... Mannaggia al questurino, al giornalista, al commissario, al bischero, del mio vicino, al portinaio, dannata tutta la polizia che c'è in questa città! Uffà. Quando è una bella mattina io mi metto la camicia, per bere il mio caffè. la polizia è spiccia, non vuole me, solo vuol controllar. Sto a petto nudo; mannaggia, ammazza, che noia, che razza. È peggio all'alba, certo, saltar dal letto sotto lo schioppo a sonno rotto... Ma quando è già mattina, m'infilo i miei calzini, carabiniere arriva; squadra la donna, cerca la droga, scrive la rogna, fruga nei cessi, i miei calzini stessi lui me li fa cavar. Mannaggia, oh mamma, è l'anarchia, l'autonomia, abbi pazienza, dormi tranquilla, ché io difendo, finché io vivo, col collettivo la libertà.

Mar 202009
 

Edgar Allan Poe attribuí erroneamente — facendolo apposta a fini parodistici — gli ultimi due versi della seguente citazione all’Ariosto dell’Orlando Furioso. Secoli dopo, il suo volontario errore continua a essere preso sul serio, diffuso e creduto.


59
Turpin, lodar volendo Durlindana
Di questo orrendo colpo, dice cosa
Che parrà forse a chi la legge strana,
Come a me certo par maravigliosa:
La tosava sì ben (dice) la lana,
Tanto era nel suo taglio grazïosa,
Che quasi insieme tagliava e cusciva,
E 'l suo ferire a pena si sentiva.

60
Onde ora avendo a traverso tagliato
Questo Pagan, lo fe' sì destramente,
Che l'un pezzo in su l'altro suggellato
Rimase senza muoversi nïente:
E come avvien quand'uno è riscaldato,
Che le ferite per allor non sente,
Così colui, del colpo non accorto,
Andava combattendo ed era morto;

Francesco Berni, Orlando Innamorato II xxiv 59-60 (1542).

Il testo non risale al Boiardo, ma è originale del rifacimento del Berni.

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Dic 112008
 

Per questo fecondo autore si dà solo l’imbarazzo della scelta.

Pietro Aretino - Sonetti Lussuriosi, Libro Primo, VII (1526)
Ove il mettrete voi? Ditel' di grazia, dietro o dinanzi? io vo' 'l sapere, perché farovi forse dispiacere se nel cul me lo caccio per disgrazia. - Madonna, no, perché la potta sazia il cazzo sì che v'ha poco piacere, ma quel che faccio, il fo per non parere un Frate Mariano, verbi gratia. Ma poi ch'il cazzo in cul tutto volete come vogliono savi, io sono contento che voi fate del mio ciò che volete. E pigliatelo con man, mettetel' dentro: che tanto utile al corpo sentirete, quanto che gli ammalati l'argomento. E io tal gaudio sento a sentire il mio cazzo in mano a voi, ch'io morirò, se ci fottiam, fra noi.

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Dic 112008
 

Il Baffo, invece, nelle antologie scolastiche non compare proprio. Colà gli si preferisce il suo avversario Goldoni: un nome, un marchio registrato.

Giorgio Baffo - Ho visto l'altro giorno una puttana (1750 circa)
Ho visto l'altro giorno una puttana con una mona granda in tal maniera, che in prencipio ghe gera una riviera con un bastimento tutto pien de lana. Son andà drento in quell'impura tana, e ho visto che i ziogava alla bandiera, e che a un postiglion andando de carriera el caval ghè cascà in t'una fontana. Ho visto un tiro a sie, e un gran palazzo, dove ghe gera un omo, che a un puttello ghe metteva nel cul tanto de cazzo. E ho visto che, sonando un campanello, una munega i ha messo in t'un tinazzo, che al gastaldo gh'avea impestà l'osello.

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Dic 112008
 

Francesco Berni - Capitolo primo alla sua innamorata
(1524-1531 circa)
Quand'io ti sguardo ben dal capo a' piei e ch'io contemplo la cima e 'l pedone, mi par aver acconcio i fatti miei. Alle guagnel, tu sei un bel donnone, da non trovar nella tua beltà fondo, tanto capace sei con le persone. Credo che chi cercasse tutto 'l mondo non troveria la più grande schiattona: sempre sei la maggior del ballo tondo. Io vedo chiar che tu saresti buona ad ogni gran refugio e naturale, sol con l'aiuto della tua persona. Se tu fussi la mia moglie carnale, noi faremmo sì fatti figliuoloni da compensarne Bacco e Carnevale. Quando io ti veggio in sen que' dui fiasconi, oh mi vien una sete tanto grande che par ch'io abbia mangiato salciccioni; poi, quand'io penso all'altre tue vivande, mi si risveglia in modo l'appetito che quasi mi si strappan le mutande. Accettami, ti prego, per marito, ché ti trarrai con me tutte le voglie, perciò ch'io son in casa ben fornito. Io non aveva il capo a pigliar moglie, ma quand'io veggio te, giglio incarnato, son come uno stallon quando si scioglie, che vede la sua dama in sur un prato, e balla e salta come un paladino; così fo io or ch'io ti son allato. Io ballo, io canto, io sòno il citarino, e dico all'improvista de' sonetti che non gli scoprirebbe un cittadino. Se vòi che 'l mio amor in te rimetti, èccome in punto apparecchiato e presto, pur che di buona voglia tu l'accetti. E se ancor non ti bastasse questo, che tu voglia di me meglio informarti, infórmatene, ché gli è ben onesto. In me ritrovarai di buone parti, ma la meglior io non te la vo' dire: s'io la dicessi, farei vergognarti. Or se tu vòi alli effetti venire, stringiamo insieme le parole e' fatti, e da uom discreto chiamami a dormire; e se poi il mio esser piaceratti, ci accordaremo a far le cose chiare, ché senza testimon non voglio gli atti. Io so che presso me arai a durare e che tu vòi un marito galante: adunque piglia me, non mi lasciare. Io ti fui sempre sviscerato amante; di me resti a veder sol una prova: da quella in fuor, hai visto tutte quante. Sappi che di miei par non se ne trova, perch'io lavoro spesso e volentieri fo questo e quello ch'alla moglie giova. Con me dar ti potrai mille piaceri, di Marcon ci staremo in santa pace, dormirem tutti due senza pensieri, perché 'l fottere a tutti sempre piace.

Chissà perché quando si tratta di scegliere una rima del Berni da inserire nelle antologie scolastiche questo componimento viene ingiustamente trascurato e si ripiega invariabilmente su una non eccelsa satira del petrarchismo.

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Dic 092008
 

Bencivenni "Cenne" da la Chitarra - Di Decembre (XIII secolo)

tratto dalla serie:

Risposta per contrarî ai sonetti de' mesi
di Folgóre da San Geminiano

Di decembre vi pongo in un pantano con fango, ghiaccia et ancor panni pochi, per vostro cibo fermo fave e mochi, per oste abbiate un troio maremmano; un cuoco brutto secco tristo e vano ve dia colli guascotti e quigli pochi, e qual tra voi à lumi dadi o rochi tenuto sia come tra savii un vano. Panni rotti vi do e debrilati; appresso questo, ogni omo encappegli botti de vin da montanar fallati, e chi ve mira sì se meravegli vedendovi sì brutti e rabuffati, tornando in Siena così bei fancegli.

Sottolineerei “Per oste abbiate un troio maremmano” che renderebbe meritevolissimo il componimento anche se non fosse una presa per il culo di quel guelfo pinzochero che era Folgóre.

Nov 212008
 

Non si fa in tempo a chiedere…

Girolamo Fontanella (164?)

Prese medica man serico laccio
ove inferma languía la bella Irena,
e quel molle annodò candido braccio,
che nel regno d'Amor l'alme incatena.

Per toglier de la febre il grave impaccio,
destro ferío la delicata vena
che, da ferro sottil percossa a pena,
il rubino spiccò dal vivo ghiaccio.

Al zampillar di quel sorgente rivo
mancò la bella, e dolce, a poco a poco,
tinse un bianco pallor l'ostro nativo.

Ratto l'anima mia corse in quel loco,
per tôr la sete in quel zampillo vivo;
ma l'onda ritrovò ch'era di foco.


Riassumendo…

Non so a voi, ma a me “e ch’a me fa sputar vermi fetenti” sembra un verso bellissimo. Urge riabilitare il marinismo, i feti sotto spirito, gli abiti di seta degli ufficiali veneziani in lotta contro il Turco e la pratica dei salassi.