Ultimo tango da qualche parte

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Ago 302014
 

Effettivamente “Ultimo tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci è un film sufficientemente noioso lento da piacermi alquanto, è infatti il mio film preferito in assoluto.

Epperò anche la sua parodia “Ultimo tango a Zagarol”, comprensiva di straordinaria interpretazione di Franco Franchi, è nel suo genere un capolavoro, cosa che non si può dire del contemporaneo “Esorciccio” di Ciccio Ingrassia che occorrerebbe consegnare al dimenticatoio o alla metaforica pattumiera della storia. E a priori si sarebbe previsto il contrario perché la cultura italiana è in mano alla borghesia i cui pregiudizi in merito sono stati efficientemente diffusi tra le altre classi sociali che li hanno autolesionisticamente fatti propri. Franchi e Ingrassia erano due comici di netta estrazione popolare, quello dei due che non si è sforzato di fare “il colto” è riuscito a esserlo senza snaturarsi, l’altro meno.

Senza scomodare Pirandello e una volta levatasi la puzza sotto il naso si potrebbe tentare una rivalutazione del meglio della coppia, ma lasciamo decidere cosa sia stato il loro meglio al pubblico, per cortesia. La critica ha già causato danni difficilmente riparabili.

Guardate la scena iniziale del pranzo immaginando che Franco sia l’Italia e sua moglie la Troika CE, FMI, BCE: la metafora funziona benissimo.

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Der Himmel über Berlin

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Ago 302014
 

Notoriamente a me piacciono i film noiosi lenti, anche se non solo quelli. Altrettanto notoriamente qualunque film sia stato girato a Hollywood dopo il 1980 sicuramente non mi piace, cosa che mi distingue dal 99% degli italiani.

Tra i miei cinque film preferiti di sempre c’è “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders, non solo, ma anche perché ci sono i Bad Seeds e Crime and The City Solution.


La risposta

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Feb 172013
 

A partire da oggi non ho più in coda alcun articolo di argomento musicale o meno, in primo luogo perché non ho avuto voglia di scriverne, ma anche perché in quest’ultima settimana ho passato gran parte del mio tempo libero a indagare su Die Antwoord e annessi e connessi; connessi la cui parte più divertente sono le demenziali reazioni di pubblico e critica sconcertati; reazioni da cui si deduce che nessuno di costroro sa impiegare cinque minuti per effettuare una ricerca su Internet;  ricerca da cui si reperiscono tante cose interessanti su Waddy, Anri e Justin.

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Ronnie Dawson – Monkey Beat (1995), Rockin’ Bones (1959, 1995)

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Feb 122013
 

“Beneath these bones let these words be seen: «The running gears of a boppin’ machine»”

Il bombardiere biondo Ronnie Dawson ci impartisce a diciannove anni, per ribadirle con immutata convinzione negli anni a venire, le previdenti e dettagliate istruzioni da seguire dopo la sua dipartita, poi avvenuta per davvero assai prematuramente nel 2003. Parole profetiche: “the rock ‘n’ roll daddy has done past on but his bones keep rockin’ long after I’m gone”.

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Hardrock Gunter – Intervista (2008), Birmingham Bounce (1950), Gonna Dance All Night (1951)

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Feb 112013
 

“We’re gonna rock’n’roll while we dance all night”

L’uomo che nel 1950 con “Birmingham Bounce” incisa con i suoi Pebbles inventò il rockabilly fondendo country, boogie-woogie, jump blues e rhythm and blues quasi cinque anni prima della “Rock Around The Clock” di Bill Haley & The Comets e di tutto quel che venne dopo. Nel 1951, in “Gonna Dance All Night” utilizzò per la prima volta il termine Rock’n’Roll per riferirsi a un genere musicale invece che a un rapporto sessuale. E ben pochi lo hanno mai sentito nominare. Ingiustizia!

Stupenda la conclusione dell’intervista: “Innanzitutto non ero tanto bravo quanto Elvis! (…) inoltre quella musica che suonavamo e di cui fummo i pionieri piaceva soprattutto agli adolescenti, mentre io ero un tappo di un metro e mezzo, pelato e un poco sovrappeso e per di più ero già sposato (…) che cosa avrei potuto offrir loro che li interessasse? (…) Non penso che fossi il giusto personaggio, né che avessi la giusta personalità per piacere a quel pubblico!”

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The Purple Gang – Granny Takes A Trip (1967) / Pink Floyd – Jugband Blues (1968)

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Feb 042013
 

I primi di certo non li conoscete, del resto non li conoscevo neanch’io; il perché è nella loro storia. Il filmato promozionale di “Granny Takes A Trip” è girato nei pressi del’omonimo negozio di abbigliamento di Nigel Waymouth, Sheila Cohen e John Pearse che rappresentò per la psichedelia inglese ciò che una decina d’anni dopo “Sex” di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren avrebbe rappresentato per il punk. Il gruppo piaceva a John Peel, una garanzia, e Syd Barrett aveva ingenuamente pronosticato che questo brano sarebbe stato un successo. Si sbagliava, il disco fu censurato dalla BBC per un equivoco sul termine “trip” e vendette meno di 5000 copie, ma non fu proprio colpa sua e quando — così poco tempo dopo — Syd scrisse “Jugband Blues” per dire addio ai suoi vecchi compagni, chissà se non gli capitò di paragonare i tristi casi suoi a quelli loro…

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Richard Brautigan – “One Afternoon in 1939”

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Gen 302013
 

Letto dalla figlia Ianthe Brautigan, per cui il racconto era stato scritto quando aveva quattro anni.

One Afternoon in 1939.

This is a constant story that I keep telling my daughter who is four years old. She gets something from it and wants to hear it again and again.
When it’s time for her to go to bed she says, “Daddy, tell me about when you were a kid and climbed inside that rock.”

“OK.”

She cuddles the covers about her as if they were controllable clouds and puts her thumb in her mouth and looks at me with listening blue eyes.
“When I was a little kid, just your age, my mother and father took me on a picnic to Mount Rainier. We drove there in an old car and saw a deer standing in the the road.

“When we came to the meadow there was snow in the shadows of the trees and snow in places where the sun didn’t shine.

“There were wild flowers growing in the meadow and they looked beautiful. In the middle of the meadow there was a huge round rock and Daddy walked over to the rock and found a hole in the center of it and looked inside. The rock was hollow like a little room.

“Daddy crawled inside the rock and sat there staring out at the blue sky and the wild flowers. Daddy really liked that rock and pretended that it was a house and he played inside the rock all afternoon.

“He got some smaller rocks and took them inside the big rock. He pretended that the smaller rocks were a stove and furniture and things and he cooked a meal, using the wild flowers as food.”

That’s the end of the story.

Then she looks at me with her deep blue eyes and sees me as a child playing inside a rock, pretending that the wild flowers are hamburgers and cooking them on a small stove-like rock.

She can never get enough of this story. She has heard it thirty or forty times and always wants to hear it again.

It’s very important to her.

I think she uses this story as a kind of Christopher Columbus door to the discovery of her father when he was a child and her contemporary.