Set 302019
 

The city was humming.
Up above, the drone of droids, the buzz of drones were almost unbearable.
Down below the insta-metro was bristling with people.

“Not so insta,” she thought, half bored.
Then she said, abruptly, “uncle, grandpa told me that once upon a time you could buy real physical tickets, like, made out of paper. I have a hard time imagining it, much less believing it was true.”
“It was actually so, child,” he answered “you could buy ‘em, you could sell ‘em, find ‘em, lose ‘em, lease ‘em, you could get lucky and you could get unlucky, such is the cost of freedom. Now they are linked with our personal microimplants, we could not lose them if we knew how to try. We are constantly tracked, traced, slaves to our invisible masters.”
“The faceless rulers,” she commented.
”There are rulers no more, just rules. But we can always get rid of our microchips, it’s easy to take them out.”
“We would be outlaws, then. All outlaws die young, everyone can kill them with no consequences.”
“But they live free, it’s worth it, and in any case only the police droids would know you have no implant, if you are careful enough.”
“We were taught that freedom is worthless, and we believe it in our hearts, if not in our brains.”
“Your generation is lost, then, young Lisa, but another will come and rebel against you, then another will rebel against them and eventually one will come, one day, which will rise against the invisible rules.”
“And lose,” thought Lisa, quietly.
“For such is the cost of freedom,” said he as if reading her mind.

Supponenza

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Apr 032019
 

Non ho problemi con gli ignoranti, lo scibile umano è vasto e non si può sapere tutto; ho invece problemi con quegli arroganti che dal basso della propria ignoranza pretendono di dare agli altri lezioni su argomenti di cui non conoscono e non capiscono nulla.

Simili arroganti allignano e talvolta prosperano in ogni gruppo umano, ma ultimamente rappresentano la quasi totalità di coloro che si ispirano alla liberaldemocrazia statunitense e al liberalradicalismo borghese, impropriamente autodefinitisi sinistra dopo essersi surrettiziamente impadroniti di quel termine e di quei movimenti e aver convinto a colpi di propaganda della correttezza dei propri deliri anche quei pochi residui militanti convinti di seguire le orme dei grandi rivoluzionari del novecento, segno evidente di come a sinistra siano rimasti solo i disonesti e gli imbecilli.

Mi spiace dover ribadire che mi spiace che la sinistra abbia fatto questa brutta fine epperò a forza di ribadirlo il mio dispiacere scema; i conti con la realtà dei fatti, prima o poi, bisogna pur farli, altrimenti saranno i fatti a regolare i conti con gli illusi.

Fusion

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Mar 222019
 

La contaminazione tra jazz e rock mi causa lo stesso effetto del condire le tagliatelle con la marmellata di fragole; due ottime cose che preferisco godermi separatamente.

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Non qui

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Mar 072019
 

Non siamo qui per imparare, ma per insegnare.

Il Vil Dispregio (IV)

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Ott 152018
 

Fra terribili mostri, onde assalita
Visse l’umana gente afflitta in terra,
Un già ne sorse oltre misura orrendo:
Chiamossi Inopia; insopportabil schiera
D’altri avea seco abbominati mostri:
Ciò fu l’orrida Fame, il vil Dispregio,
Lo scolorito e taciturno Affanno,
E la temuta a gran ragion Vigilia.

Gabriello Chiabrera – Il Tesoro (da “Rime”, XVI secolo)

Il Vil Dispregio (III)

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Ott 152018
 

Così dicea la donna, e il vil dispregio,
e mille turpi Genii intorno a lei
la gien beffando intanto, ed inframmesso
il pollice a le due vicine dita,
ad ambe mani le faceano scorno.

Giuseppe Parini – Frammento CCX sulla Colonna Infame

Il Vil Dispregio (II)

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Ott 152018
 

Quei che del popol stolto idol s’è reso,
Dal popol stesso lo vedrai sprezzato.
… Vuoi che un altar s’erga a te pur? Sii forte.
La debolezza il vil dispregio attira.

Diego Soria – Solimano Secondo (1825)

Il Vil Dispregio (I)

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Ott 152018
 

Ben’io maggior cagion, onde mi vanti
Ebbi ed or maggior di che dolermi,
Che i diletti amorosi, i piacer tanti
Una stagion con lui potei godermi.
Freddo nembo d’orror poi tosto in pianti
Converse, lassa! i miei diletti infermi,
Caddi serva d’amante il vil dispregio,
Perduta avendo d’onestate il pregio.

Camillo Camilli – Cinque Canti aggiunti al Goffredo di Torquato Tasso – Canto II, 81 (1583)

Con lámparas apagadas

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Set 042018
 

Alle tre di un caldo pomeriggio d’estate, quando il suo eroico destino fu alfine compiuto e raggiunto il termine stabilito di una lunga vita infelice, il conte-duca Felisberto de Benavente, grande di Spagna di prima classe, si accomodò per l’ultima volta nella propria poltrona preferita di fronte al camino e bevve un lungo sorso dall’ampolla d’acquavite che aveva serbato da lungo tempo per l’occasione, socchiuse gli occhi per lasciarsi morire e si sentì invece inaspettatamente rinascere.

Si levò d’un balzo come ormai non gli accadeva da tempo e percorse a passi lunghi e vigorosi lo spazio che lo separava dalla porta del salone, che spalancò con un gesto imperioso di cui aveva smarrito l’abitudine. Cinta la spada, indossati mantello e cappello senza richiamare i servi, il cui aiuto gli era stato necessario per molti anni, uscì per la via non veduto da nessuno e si incamminò istintivamente in direzione dell’antica dimora di un vecchio amico.

Raggiunse una piccola piazza e pur non sentendosi affatto stanco d’un colpo ristette, pensando “ya no creo en nada más”, ma senza credervi, poi si accoccolò all’ombra della statua di Don Gonzalo de Ulloa che sorgeva colà, levò lo sguardo in alto al viso scolpito e scandì ad alta voce “éste es mi hombre; compone el túnel como una sinfonía…”, ma si rivolgeva a un altro uomo, “…fíjate que anda en amores con una muchacha a quien nunca vio ni sabe cómo se llama.” Gli parve che trascorressero secoli, si sentì immortale.