Lug 132005
 

Trovo su tassonomie.splinder.com uno splendido esempio per mettere in luce un argomento che mi preme:


"In traditional Dyirbal, an aboriginal language of Australia, the
classification is built into the language, as is common in the world’s
languages. Whenever a Dyirbal speaker uses a non in a sentence, the noun
must be preceded by a variant of one of four words: bayi, balan, balam,
bala. These words classify all objects in the Dyirbal universe, and to speak
Dyirbal correctly one must use the right classifier before each noun. Here
is a brief version of the Dyirbal classifcation of objects in the universe,
as described by R.M.W. Dixon (1982):

a.. Bayi: men, kangaroos, possums, bats, most snakes, most fishes, some
birds, most insects, the moon, storms, rainbows, boomerangs, some spears,
etc.
b.. Balan: women, anything connected with water or fire, bandicoots, dogs
platypus, echidna, some snakes, some fishes, most birds, fireflies,
scorpions, crickets, the stars, shields, some spears, some trees, etc.
c.. Balam: all edible fruit and the plants that bear them, tubers, ferns,
honey, cigarettes, wine, cake.
d.. Bala: parts of the body, meat, bees, wind, yamsticks, some spears,
most trees, grass, mud, stones, noises, language, etc."

L’argomento è ispirato a un noto libro dell’eminente
linguista George Lakoff, pubblicato
nel 1987 e intitolato "Women, fire and dangerous things". Il libro non l’ho letto e dunque
nulla di quanto segue vi fa riferimento, anzi, dai pochi estratti che ho
potuto trovare sul web mi pare che Lakoff la pensi come me, almeno in prima
approssimazione.

Che interpretazione potremmo istintivamente dare di queste peculiari
categorie del Dyirbal?

Innanzitutto potremmo avanzare l’opinione che si tratti di categorie
eterogenee e bizzarre, proprie di un modo di pensare assai diverso dal
nostro; in secondo luogo, riflettendoci un poco di piú, potremmo anche ritenere
che un linguaggio tanto primitivo possa gettare luce sull’origine
di molte categorizzazioni arbitrarie presenti in molti linguaggi
evoluti.

Tutto bene? No, naturalmente. Senza rendercene conto abbiamo applicato
una certa disonestà intellettuale.

Io mi diletto di strutture di ogni tipo, ivi incluse le strutture
linguistiche, e mi è subito venuto in mente che i misteriosi termini che
designano le quattro succitate categorie non sono altro che articoli
determinativi, mentre le quattro categorie stesse sono semplicemente
dei generi grammaticali. Cinque minuti su Google hanno confermato che non
sono certo né il primo né il solo a pensarla cosí, e che Lakoff stesso
condivide, come è naturale, questo punto di vista.

Voler trarre conclusioni affrettate dall’esistenza e dalla composizione
delle categorie grammaticali sopra citate sarebbe come esprimere giudizi
sulla cultura d’Italia servendosi della suddivisione dei sostantivi italiani
nei generi maschile e femminile. Un po’ come definire la sessualità dei
tedeschi in base all’appartenenza del sostantivo Mädchen al genere
neutro (non che non si possano trarre conclusioni inquietanti in materia,
come dimostra l’esistenza dei film della GGG).

Inoltre il Dyirbal è una lingua vecchia di diecimila anni e probabilmente
si è evoluta moltissimo in questo spazio di tempo, considerarla primitiva
è un atto di sottile razzismo.

Tale razzismo non è semplicemente sottinteso e involontario, in particolare
questa frase, quando interpretata letteralmente, "if a people have only
four categories for things", farebbe ridere, soprattutto se si pensa
che è espressa in una lingua ormai priva di generi grammaticali.
Spero faccia anche pensare.
(N.B. Nel contesto originale mi sembra che
la frase sia usata in modo paradossale.)

[fnord] Il blog tassonomie cita Borges in inglese. Non so se considerarlo un atto di spudorata trascuratezza, oppure una raffinatissima meta allusione alla prima educazione letteraria dello scrittore argentino.

  4 Responses to “Significati”

  1. faccio solo notare che quel pezzo l’ho messo io. era il tempo in cui mi interrogavo su una certa enciclopedia cinese.

  2. Ne ero certo. Pur non avendo tu scritto una sola parola, avevo riconosciuto il tuo inconfondibile stile dal solo contenuto della citazione stessa.

    Questo è stato un pezzo difficilissimo da scrivere, l’ho dovuto rifare piú volte perché mi sembrava di non riuscire a dire ciò che volevo dire (cioè mettere in luce quanti automatismi entrino in funzione nell’esprimere un giudizio), e forse non ho ancora finito.

  3. Devo dire che applicare la stessa disonestà intellettuale che vado denunciando, mentre la sto denunciando mi dà una grande soddisfazione.

    L’accorto lettore si sarà (per definizione) accorto che l’ultima frase taccia di razzismo esplicito e volontario una frase che ha tutt’altro significato.

  4. bel post e bei commenti.

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