Lug 212005
 

Qui avevo fatto una promessa, che adesso mantengo.


A volte scopro insospettabili complessità in argomenti che di per sé non
mi interesserebbero, rimanendo affascinato dalla minuta struttura in cui
l’argomento si suddivide.

La struttura gerarchica della chiesa cattolica, per esempio, è mirabilmente
complessa. Questo dipende probabilmente dal fatto che si tratta di una
delle strutture organizzative piú antiche tra quelle sopravvissute nel mondo
occidentale, risalendo almeno al primo concilio di Nicea del 325. Anche la
chiesa ortodossa è altrettanto vecchia, ma al contrario di quella cattolica
non possiede una vera e propria organizzazione centralizzata, in sostanza ne
riproduce le complessità piú volte, ma in scala ridotta.

Orbene, stavo verificando le origini di una nota leggenda secondo la quale
Gesù, dopo la resurrezione, si sarebbe recato sull’Himalaya e convertito al
buddhismo, sarebbe poi vissuto come monaco e guru in eremitaggio fino
a un’età superiore ai settant’anni e colà sarebbe sepolto. Le origini non
le ho trovate, ma a seguito di una deviazione sulla storia del cristianesimo
in India ho accumulato una serie di nozioni tanto poco note quanto superflue
sulla struttura della chiesa cattolica che dispiego ampiamente qui di seguito.


La chiesa cattolica romana (o meglio, di rito occidentale romano) non è che una delle
tante chiese cattoliche che riconoscono la supremazia religiosa e morale
del pontefice romano sugli altri patriarchi, anche se è di gran lunga la piú
numerosa e importante.

La chiesa cattolica universale è infatti costituita dalla comunione delle chiese
cattoliche particolari; essa si compone attualmente di sei diversi riti o tradizioni, uno
occidentale, che usa il Latino quale lingua liturgica, e cinque orientali
nei quali Greco, Siriaco, Copto, Armeno, Geez e Malayâm sono variamente utilizzati.

I diversi riti sono a loro volta suddivisi tra ventidue chiese particolari “sui iuris”,
a seguito di una recente riforma pontificia (1990/1993) che ne ha abolite cinque.
La definizione “sui iuris” sta a significare che ciascuna di tali chiese è retta da proprie leggi
indipendenti da quelle delle altre, per esempio la chiesa cattolica romana è retta
da un proprio codice di diritto canonico che non si applica alle altre chiese
cattoliche; tutte le chiese particolari sono però accomunate dal riconoscimento
del pontefice romano come avente l’ultima parola in campo morale e religioso.

Il concilio vaticano secondo, consentendo l’istituzione di riti tenuti
in qualunque lingua locale, ha diminuito fortemente l’importanza delle
lingue liturgiche, che in molte chiese orientali avevano già lasciato
ampio posto alle lingue correnti.

I sacramenti impartiti da una chiesa cattolica di qualunque rito sono comunque
considerati ugualmente validi per i seguaci di qualunque altro rito, mentre
non è cosí per i sacramenti impartiti da chiese cristiane di confessione non
cattolica; la chiesa cattolica, pur mantenendovi un osservatore permanente,
non fa infatti parte della comunione delle chiese cristiane, la quale lavora
per giungere alla riunificazione delle varie confessioni. A questo proposito
si può notare come diverse delle succitate chiese cattoliche particolari esistano solo
sulla carta (avendo poche decine di fedeli, se non addirittura nessuno)
e a fini soprattutto propagandistici. Quando il pontefice indirizza un messaggio
al patriarca copto di alessandria è facile che lo stia indirizzando al patriarca copto cattolico,
che è un patriarca fantoccio d’importanza trascurabile, piuttosto che al patriarca copto nestoriano
la cui diocesi conta invece venti milioni di fedeli.

Altre chiese particolari esistono veramente e hanno una significativa consistenza numerica.

Il rito piú antico tra i sei succitati è quello antiocheno o siro-occidentale;
per motivi che non vi sto a spiegare i primissimi cristiani (tra il 35 e l’80)
venivano infatti detti “siriani”, nome che, da mera indicazione geografica, passò a distinguere
gli Aramei convertiti al cristianesimo da quelli che non lo erano.

“Siriano” si contrappose ad “arameo” come in seguito “cristiano” si sarebbe
opposto a “gentile”; si ricordi che “cristiano” è termine di origine greca,
che entrò in uso solo nel periodo successivo all’evangelizzazione dell’Anatolia
a opera soprattutto di Paolo di Tarso.

Riti orientali dell’impero romano

I riti bizantino e alessandrino si svilupparono sul territorio dell’impero
romano d’oriente, rispettivamente in Europa e Africa, mentre il rito latino
si diffondeva in occidente.

Tra le chiese di tradizione bizantina una sola seguí il patriarca di Roma
nel grande scisma del 1054, staccandosi dall’ortodossia, si trattava della chiesa
italo-albanese, che sussiste tutt’ora con circa 60.000 fedeli e si suddivide
in tre diocesi rette rispettivamente dal protoarchimandrita dell’abbazia
di Grottaferrata, dall’eparca di Lungro e dall’eparca di Piana degli Albanesi
(eparca corrisponde a vescovo e il protoarchimandrita è un abate dotato
di dignità episcopale, il territorio della cui abbazia, cioè, è eretto
a diocesi).

Un’altra chiesa orientale rimase fedele a Roma nel 1054: è quella
antiocheno-maronita che conta circa un milione di fedeli raccolti in Libano e Siria,
tutte le altre chiese cattoliche si sono riunite a quella romana solo in epoche successive,
oppure sono state create di sana pianta dal nulla, di regola con scarso
o nessun successo.

Le undici chiese uniati di rito bizantino superstiti, in particolare, sono
quei frammenti delle chiese ortodosse che riconobbero la supremazia
del pontefice romano dopo i concili “pacificatori” di Brest-Litovsk (1595)
e Uzhorod (1646) che – in teoria – riunificarono le due confessioni cattolica
e ortodossa. In pratica gli eparchi ortodossi tornati dal concilio furono
linciati come eretici per mano dei propri fedeli. La chiesa
bizantino-albanese, per esempio, conta oggi meno di cinquanta seguaci. Gli albanesi sono in larga
maggioranza ortodossi, ma nel sud del paese sopravvive una comunità di circa
2500 cattolici, i quali tuttavia, con l’eccezione dei predetti 50, seguono
il rito latino.

Oltre alle chiese uniati e a quella italo-albanese, la tradizione bizantina
è seguita anche dalla chiesa di rito melchita, un gruppo dissidente della
già non numerosissima chiesa melchita ortodossa, nata per contrapporsi
alla chiesa copta dopo lo scisma di Calcedonia.

Altri riti orientali

Due tra i riti, quello armeno e quello caldeo o siriaco-orientale si svilupparono
al di fuori del territorio dell’impero romano, rispettivamente nel regno d’Armenia
e nell’impero dei Parti.

Il rito caldeo, proprio della cosiddetta “chiesa dell’est” era ampiamente
diffuso sul territorio dell’impero persiano, dove il cristianesimo assunse
per motivi politici e militari un carattere largamente indipendente
dai patriarcati dell’impero romano. Pur non essendo soverchiamente
influenzata dalla dottrina di Nestore condannata dal concilio di Efeso
del 431 e da quello di Calcedonia del 451, tale chiesa, separatasi in
quest’ultima data da quella ortodossa, viene comunemente indicata come
“nestoriana” o con il termine piú politically correct “non calcedonese”.
I riti non calcedonesi si identificano tramite l’appellativo “madre di Cristo”
attribuito a Maria in luogo del “madre di Dio” di ortodossi e cattolici.

La chiesa persiana, che era riuscita a occupare una posizione abbastanza
solida, se pure minoritaria, accanto al zoroastranesimo tradizionale,
venne quasi completamente soppiantata insieme a quest’ultimo dall’islamismo,
non tanto a opera degli Arabi, che l’avevano solamente indebolita,
ma solo nel XIV secolo per mano dei mongoli e dei turcomanni.

In un primo tempo era sembrato che il cristianesimo
caldeo potesse divenire la religione ufficiale dei Khan dell’orda d’oro,
ma quando oltre un quarto della popolazione mongolica già professava la fede
caldea nel 1295 il gran Khan si convertì all’islam e i caldei caddero
definitivamente in disgrazia, mentre i pochi superstiti fuggivano sotto il peso
delle persecuzioni dapprima a Mosul e infine a Baghdad.

Il nestorianesimo sopravvisse solo in poche aree isolate e in quelle raggiunte
dalla diaspora dei fedeli in fuga.

Di qui, per esempio, la presenza in India di cattolici, ortodossi e nestoriani
di tradizione caldea accanto a quelli di rito antiocheno di origine piú antica
(oggi divisi tra cattolici e ortodossi). Questi ultimi sono tradizionalmente
considerati esponenti della casta braminica convertiti direttamente
dall’apostolo Tommaso (aramaico Thoma, greco Didimo, farsi Addai, cioè
“gemello”) il quale sarebbe giunto a Malabar nel Kerala nell’anno 52.
Tale notizia ha per lo meno lo stesso grado di attendibilità di quella
che vorrebbe Pietro arrivato a Roma nel 65. Del resto quelli erano gli anni
della diaspora ebraica conseguente alla distruzione di Gerusalemme
ed è storicamente accertato e ben documentato che una parte di fuggirivi
raggiungesse l’India meridionale, dove ancora sopravvivono minuscole comunità
ebraiche. Che ci siano arrivati anche dei convertiti al cristianesimo, che
contrariamente all’ebraismo è una religione energicamente missionaria,
è certo possibile.

Questo renderebbe il cristianesimo indiano, per lo meno quello cattolico
Siro-Malabarese e quello ortodosso Mar-Thoma, addirittura piú antico di quello europeo
anche se solo di una decina d’anni.

Tra le sette influenzate dall’antico cristianesimo persiano sopravvivono
oggi, oltre ai nestoriani dell’India, i copti d’Egitto, Etiopia ed Eritrea
e i caldei dell’Iraq, riunitisi al cattolicesimo dopo alterne vicissitudini.

Nel frattempo il cristianesimo armeno si era sviluppato in modo quasi indipendente
tra il 693, anno in cui l’Armenia fu sottratta dagli Arabi ai Bizantini,
e l’anno 1045 in cui sarà temporaneamente riconquistata riunendosi all’ortodossia, ma solo fino al 1071.
In seguito i cristiani armeni, unitisi al cattolicesimo, riusciranno a sopravvivere a stento dapprima racchiusi
entro i turbolenti confini dell’impero turco selgiuchide, e poi in quello turco ottomano.

L’impero occidentale

Il cristianesimo ebbe in occidente, a dispetto dell’opinione corrente, diffusione assai piú lenta
che in oriente. I baschi, per esempio, furono convertiti al cristianesimo solo dopo l’anno mille, agli
albori della lunga “riconquista”, gli scandinavi solo nel XII secolo, dopo una serie di tentativi tragicamente
falliti.

Inizialmente si svilupparono, a causa del progressivo disgregamento dell’impero d’occidente, una serie di chiese
locali indipendenti, quelle romana e ambrosiana in Italia, quella gallicana in Francia, quella celtica
in Irlanda (che fu il maggior centro di evangelizzazione dell’Europa, per opera dei monaci
circestensi), e piú tardi la chiesa mozarabica di Spagna e quella anglicana d’Inghilterra. Ciascuna di queste
chiese aveva un rito suo proprio ed era, almeno all’inizio, autocefala sul modello orientale (i vescovi erano
cioè di nomina locale). La conversione dei popoli germanici fu estremamente complessa, ma la relativa storia
esula dall’argomento presente.

Solo con il sorgere del nuovo impero di Carlomagno il pontefice romano ebbe la forza necessaria per
avocare a sé il controllo delle chiese occidentali, non senza notevoli resistenze i cui potenti strascichi
condussero ancora nel corso di molti secoli allo scisma anglicano, alla cattività avignonese e alla riforma protestante.

Il solo rito occidentale che oggi sopravvive ufficialmente accanto a quello romano è quello ambrosiano
della diocesi di Milano, anche se occasionalmente vengono ancora celebrate in occasioni speciali messe
mozarabiche a Salamanca e messe di rito monastico (Tridentino, Domenicano, Carmelita, Cartusiano) in alcuni
conventi.

Assai numerose, infine, le chiese occidentali che hanno abbandonato il cattolicesimo
dopo il 1054: quella anglicana, le varie chiese riformate o “protestanti”
(tra cui luterani, calvinisti, hussiti, catari, ugonotti, valdesi, metodisti,
battisti, anabattisti, puritani, mormoni, testimoni di geova, unitari…),
i vecchi cattolici dell’Unione di Utrecht, i cattolici tradizionalisti
(Lefebvriani), e la chiesa cattolica patriottica cinese che, pur non essendo
formalmente scismatica, fin dal 1958 si comporta come autocefala e si considera di fatto separata da Roma
nominando autonomamente i propri vescovi.

Continua…

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  3 Responses to “ASSOCIAZIONE DI IDEE 2”

  1. Post fenomenale. Complimenti, se ne sta parlando (finora e per ora) su it.cultura.libri.

    Long live the Not Moving, peraltro.

  2. Fatta eccezione per l’ammirazione incondizionata che nutro, dal punto di vista umano, per Tomás de Torquemada, osservo i cristiani con l’occhio incuriosito e freddo dell’entomologo dilettante.

    C’è molto altro da dire, col tempo seguiranno una seconda e una terza parte almeno…

  3. Mi preoccupa molto la sequenza infinita di rivelazioni imbarazzanti che compaiono sul blog dei Not Moving, prima Pezzali, adesso Ligabue, mancano giusto giusto Jovanotti e Morgan, ma ho fiducia nel futuro.

    Quali altri misteri ignobili si nascondono dietro quelle pallide facce?

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