Set 052005
 

Sapete cosa mi disgusta? Il Foglio di sabato scorso (leggo di tutto, se ne ho la possibilità). La mia pazienza ha seri limiti, e sentirmi dare dell’antiamericano da Christian Rocca mi rende furibondo; io, che ho amato New Orleans in modo speciale, e che non moltissimi anni fa ho persino pensato di potermici trasferire.

Trascuro le minchiate tipo:

"gli scienziati spiegano che il numero e la potenza degli uragani dipende dai ciclici e decennali cambiamenti di temperatura nell’oceano Atlantico."

io con i climatologi, quelli veri, ci ho lavorato a stretto contatto e so bene cos’è che dicono per davvero, non è certo cosí semplice come la fanno i partigiani dell’umana responsabilità, ma sostituire, come fa Rocca, lo studio delle cause con una descrizione delle modalità con cui il fenomeno si presenta è sintomo di una profonda disonestà intellettuale o, a scelta, di ignoranza e stupidità.

Io rivado con il pensiero a Carrolton (ho vissuto a un isolato di distanza dalla vecchia casa di John Kennedy Toole), al tram che mi portava in centro (a streetcar called desire), al Prytania, a Tulane, alle strade intitolate alle vittorie di Napoleone e non, come in genere accade nel mondo anglosassone, alle sue sconfitte, al Tipitina, a Cooter Brown, alla Jazz Preservation Society, a Bix Beiderbecke e Professor Longhair, al quartiere francese, all’argine sul Mississippi, al museo del Jazz e a quello del Mardi Gras, alle orchestrine ingaggiate dai negozi dove si fanno sconti, ai daiquiri, all’Abita beer, al gumbo, ai red beans, alla jambalaya (evitata per altro come la peste perché i gamberetti mi fanno schifo), a Pirates Alley, al Cabildo, al Presbiterio, a Jackson Square, alla cattedrale di St Louis, alla cantante Kaye Dorian che Froggy mi ha presentato in un locale di cui in questo momento mi sfugge il nome, ai capannoni dove vengono assemblati i carri allegorici per il carnevale, ai costumi dei re zulu… rivado col pensiero al tizio che mi ha rifilato a peso d’oro un cappellino nei pressi del Superdome e rimpiango di non avere invece acquistato una mazza da baseball.

La mia furia è mitigata, magra consolazione, dall’essere accomunato in quanto antiamericano a una buona metà dei cittadini statunitensi. Sarei orgoglioso di essere loro concittadino almeno tanto quanto mi vergogno di esserlo del signor Rocca.

E ancora…

"Stavolta nessuno credeva che l’impatto dell’uragano potesse essere così devastante, nessuno pensava che gli argini del Lago Pontchartrain potessero sbriciolarsi"

Per la serie il mio nome è "nessuno", ecco due articoli vecchi di mesi e di anni che prevedono nel dettaglio il disastro:

persino io, avvertito dai miei conoscenti del luogo, sapevo con almeno due giorni d’anticipo cosa sarebbe potuto accadere e come.

La frase seguente è un vero e proprio capolavoro, come risposta basta leggere questo link all’opinione di un noto estremista antiamericano:

"Che cosa abbia fatto Bush in questo caso per dividere, a parte leggere i giornali liberal che dividono mica male accusandolo di ogni
empietà, non è dato saperlo. Anzi risulta che abbia arruolato Bill Clinton, piuttosto."

Rabbia per rabbia preferisco indignarmi con qualcuno e non contro qualcuno. Per esempio meditando su quanto detto qui da bellatrys. No one is innocent, cantava Ronald Biggs…

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  3 Responses to “La rabbia, l’orgoglio e il pregiudizio”

  1. Rocca e altri brillanti giovani collaboratori del Foglio sono persone molto intelligenti e che scrivono bene.

    Il fatto che cosi’ scopertamente facciano uso delle loro doti per portare avanti della mala fede e’ una cosa che mi amareggia ben oltre la mia capacita’ di espressione.

  2. >sono persone molto intelligenti e che scrivono

    >bene.

    Appunto per questo mi occupo di loro e non di Libero che in assoluto scrive cose anche peggiori, ma in un modo che neppure vale la pena di controbattere.

    Io non amo parlare di mala fede, a me sembra che l’umanità sia complessivamente bene intenzionata e che in generale la gente creda davvero a quello che dice, ma mi pare anche che ci siano parecchie difficoltà nel mettersi nei panni degli altri e nel comprendere situazioni e punti di vista che non sono i propri. Soprattutto perché spesso non ci si rende neppure conto che altri punti di vista esistono e possono essere altrettanto, se non piú, ragionevoli.

    Ciò non toglie che io me la sia presa con il Foglio, proprio perché conosco diverse persone che mi ripetono in continuazione quanto chi ci scrive sia intelligente e abile, cosa che io ritengo irrilevante.

  3. > comprendere situazioni e punti di vista che non

    > sono i propri.

    Che è il motivo per cui apprezzo, tra l’altro, il blog di Brullonulla e altri luoghi di discussione consimili. Non so però se colà si stimino i miei (poveri, ammetto) tentativi di rovesciare il rovesciamento dei punti di vista.

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