Ott 022005
 

Stavo per dirti addio, ma la mia voce 
s'è spenta, voglio rimanerti accanto: 
mi terrorizza l'esserti lontano 
più della notte nera d'Acheronte.

Come il giorno risplendi, ma esso tace
e tu mi porti in dono la tua voce 
che è più dolce di un canto di Sirena. 
La mia speranza vive in quella voce.

Paolo Silenziario (VI sec.) dall’"Antologia Palatina"

Quello sopra è un pastiche di varie traduzioni, dovrei recuperare l’originale e ritradurlo, non necessariamente in endecasillabi, con l’aiuto del fido Rocci, sempre che io riesca ancora a capire qualcosa dell’antico dialetto Ionico in cui i bizantini ancora scrivevano i propri epigrammi. Dopodiché intenderei stravolgerlo alla luce di Igino Ugo Tarchetti (l’ormai trita e ritrita “Quando bacio il tuo labbro profumato”) e renderlo piú simile a me.

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