Apr 012007
 

Non il film, che non ho visto e che non so se vedrò.

Però mi pare il caso, lo dico da ammiratore di Sparta, di ricordare anche quegli altri seimila imbecilli dimenticati dalla storia, tra alleati peloponnesiaci, perieci e umanità varia, che accompagnarono i trecento Spartiati di Leonida alle Termopili tornandosene indietro men che dimezzati e, non ultimi tra loro, i settecento opliti di Tespi che (vi) rimasero fino alla (loro) fine.

Per quanto riguarda la mia ammirazione per lo stato lacedemone, considerato per lo piú una comunità sclerotica e asfittica disintegratasi sotto il peso della propria tradizione arcaica, io ne ho ben altra visione. Quella di uno stato che con oltre mille anni d’anticipo assume strutture già feudali e la cui costituzione rassomiglia addirittura in molti caratteri a quella inglese moderna, nei limiti delle possibilità offerte dall’economia del tempo.

Tra l’altro Sparta, per quel che può valere, non fu formalmente annessa né allo stato macedone, né a quello romano, fino alla prima distruzione avvenuta nel 396 a opera dei Visigoti. Quarant’anni dopo Atene subí, a opera di Teodosio, un destino forse peggiore.

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