Giu 212007
 

Armi di Lancillotto

N'en sont que trois materes a nul home entendant: 
de France et de Bretaigne et de Romme la grant; 
ne de ces trois materes n'i a nule samblant. 
Li conte de Bretaigne s'il sont vain et plaisant
et cil de Romme sage et de sens aprendant,
cil de France sont voir chascun jour aparant.
(Non vi sono che tre argomenti adatti a un uomo colto:
 la Francia, la Bretagna e la grandezza di Roma;
 nessuno di questi tre somiglia ad alcun altro.
 I raccondi di Bretagna sono falsi e piacevoli
 e quelli di Roma saggi e istruttivi,
 quelli di Francia son veri com'è chiaro il giorno.)

Jean Bodel, Chanson des Saisnes, vv. 6-11 (1200 circa)

Bodel narrava la guerra tra i Franchi di Carlo Magno e i Sassoni di Widukind e portava l’acqua al proprio mulino, io però sono maggiormente appassionato alla piacevole materia di Bretagna (fino a Sir Thomas Mallory escluso) al punto di possedere ben due distinte traduzioni italiane dell’Historia Regum Britanniae composta da Goffredo di Monmouth, un estratto di Layamon (mi manca Wace), tutto Chretien de Troyes, Robert de Boron, Goffredo di Strasburgo, l’anonimo della Tavola Ritonda e quant’altri, e di aver persino letto per intero, sempre in traduzione, la pedissequa e noiosa riduzione della versione vulgata (Lancillotto in Prosa e ciclo del Graal) a cura di Jacques Boulanger, una barba tremenda scritta con lo stile di un pessimo orario ferroviario, ma anche una fonte insostituibile di informazioni canoniche sull’interpretazione popolare del ciclo bretone. Sarei anche molto grato a chi volgesse in Italiano il Lanzelet di Ulrich von Zatzikhoven, che mi toccherà invece acquistare in traduzione inglese.

La tavola rotonda offre anche il pregio di essere particolarmente resistente alle ricerche su web, data l’incerta grafia dei nomi e l’esistenza di innumeri varianti che rendono difficoltoso il reperire informazioni sui personaggi meno noti. Per esempio, il nome tradizionale italiano del fratellastro maggiore di Lancillotto, che non è proprio una figura trascurabile, è Astore di Mare e cosí veniva chiamato nel quattrocento, ma la traduttrice del Boulanger lo chiama invece Estor delle Paludi, che è una versione piú letteralmente corretta di un ipotetico francese moderno Hestor des Marais, nonché una mezza parodia di Lancillotto del Lago.

Costui è però anche noto in inglese come Hector de Maris o in francese come Hector des Mares, Chretien lo chiama sia Ector che Estor e cosí via in tutte le combinazioni e varianti concepibili. Non che si trovi gran che su questo misconosciuto cavaliere, cui pure venne dedicato un proprio ciclo d’avventure.

Ovviamente il mio cavaliere preferito è quello citato nel titolo, da non confondersi con il figlio Galahad the Pure, mi raccomando. Infatti Galeazzo di Benoicche (o Galasso, ça va sans dire) non è altro che il nome di battesimo di Lancillotto stesso.


P.S. sono perfettamente conscio che questo articolo non va a parare da nessuna parte.

  3 Responses to “Sir Galahad of Benwick”

  1. Pensavo di essere l’unico essere umano sopravvissuto alla lettura integrale di Boulanger…

  2. Che si chiama Boulenger, temo (lascio il mio refuso a futura memoria). Non è un’amena lettura, ma resta una buona referenza.

  3. Oggesu’, il refuso mica l’ho preso dal tuo testo, ma diretto diretto dalla mia capoccetta santa. Forse entrambi avremmo voluto inconsciamente per lui un destino migliore, nella gloriosa arte della panificazione.

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