Gen 202008
 
IL DELATORE - Giovanni Prati

Le orecchie intente, gli sguardi bassi,
Tu come un’ombra segui i miei passi:
Se un lieve accento muovo al compagno,
Ratto ti sento sul mio calcagno,
Va, sciagurato, mi metti orrore; 

                               Sei delatore!

Ma, quando mangi pan guadagnato
Con l’abbiettezza del tuo peccato,
La bieca larva del tradimento
Non ti sta presso? non n’hai spavento? 
Va sciagurato, mi metti orrore;

                               Sei delatore!

Il sol la luce dovria negarti;
Mai col tuo nome nessun chiamarti,
Ma con quell’altro che ti dispensa 
Pane e vergogna sull’empia mensa.
Va, sciagurato, mi metti orrore;

                               Sei delatore!

Talora il ladro chiamo infelice;
Degna di pianto la meretrice; 
Da me un’ascosa lagrima ottiene
Sin l’omicida stretto in catene:
Ma tu, tu solo mi metti orrore;

                               Sei delatore!

Va, sciagurato; cala il cappello, 
Ti ravviluppa nel tuo mantello,
E se un istante sul cor ti pesa
La mia parola, cerca una chiesa,
E piangi, e grida: — Pietà! Signore,

                               Son delatore! — 

Là solamente, presso a quel trono,
Può la tua colpa trovar perdono;
Impäuriti de’ tuoi tranelli,
Più sulla terra non hai fratelli,
Va, sciagurato, mi metti orrore; 

                               Sei delatore!

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