Nov 012008
 

Sperando che la divisione di Internet in due metà separate (anche se non del tutto) avvenuta due giorni fa a causa dello scontro legale tra i grandi carrier Sprint/Comcast e Cogent vi permetta comunque di vedere tutti i link, ecco il primo articolo sulla New Wave americana.


All’inizio è la psichedelia di New York. Per rappresentare l’ambiente bastano due brevi filmati dell’Exploding Plastic Inevitable Show di Andy Warhol, il cui light show ispirato dalla Dreamachine di Brion Gysin ispirò l’utilizzo del termine “psichedelico”, l’associazione con le droghe avvenne altrove e poco dopo (a New York era diffusa l’eroina, non le droghe cosiddette “psichedeliche”, quali l’LSD californiano).


Aggiornamento (2008-11-02): non sono l’unico ad aver notato una qualche analogia tra la storia di Edie e quella di un’altra piú recente ereditiera mondana. Fatta salva la fine tragica della prima. Solo che alla seconda nessuno ha dedicato ancora una “Femme Fatale” o una “Just Like a Woman”. Per fortuna. (Edie era di gran lunga piú attraente, per altro e ci volle una coniglietta di Playboy per distrarre Dylan).

En passant, è sempre stata mia opinione che il look rappresentato in questa copertina sia l’ispirazione per quest’altro che ha, a sua volta, ispirato questo qui.


Il gruppo ponte tra la psichedelia e la new wave dell’East Coast sono i Modern Lovers, fondati nel 1970 da Jonathan Richman, accanto a John Felice (Real Kids), Jerry Harrison (Talking Heads), David Robinson (Cars) ed Ernie Brooks.
Jonathan Richman è l’archetipo della new wave, una sorta di incarnazione dello spirito rockabilly mediato attraverso la psichedelia, e al movimento new wave sopravvive, senza averne mai propriamente fatto parte e restando sempre, pur nel cambiamento, coerente con sé stesso: un esempio vivente pressoché unico di rock’n’roll positivo e propositivo.

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