Dic 112008
 

Francesco Berni - Capitolo primo alla sua innamorata
(1524-1531 circa)
Quand'io ti sguardo ben dal capo a' piei e ch'io contemplo la cima e 'l pedone, mi par aver acconcio i fatti miei. Alle guagnel, tu sei un bel donnone, da non trovar nella tua beltà fondo, tanto capace sei con le persone. Credo che chi cercasse tutto 'l mondo non troveria la più grande schiattona: sempre sei la maggior del ballo tondo. Io vedo chiar che tu saresti buona ad ogni gran refugio e naturale, sol con l'aiuto della tua persona. Se tu fussi la mia moglie carnale, noi faremmo sì fatti figliuoloni da compensarne Bacco e Carnevale. Quando io ti veggio in sen que' dui fiasconi, oh mi vien una sete tanto grande che par ch'io abbia mangiato salciccioni; poi, quand'io penso all'altre tue vivande, mi si risveglia in modo l'appetito che quasi mi si strappan le mutande. Accettami, ti prego, per marito, ché ti trarrai con me tutte le voglie, perciò ch'io son in casa ben fornito. Io non aveva il capo a pigliar moglie, ma quand'io veggio te, giglio incarnato, son come uno stallon quando si scioglie, che vede la sua dama in sur un prato, e balla e salta come un paladino; così fo io or ch'io ti son allato. Io ballo, io canto, io sòno il citarino, e dico all'improvista de' sonetti che non gli scoprirebbe un cittadino. Se vòi che 'l mio amor in te rimetti, èccome in punto apparecchiato e presto, pur che di buona voglia tu l'accetti. E se ancor non ti bastasse questo, che tu voglia di me meglio informarti, infórmatene, ché gli è ben onesto. In me ritrovarai di buone parti, ma la meglior io non te la vo' dire: s'io la dicessi, farei vergognarti. Or se tu vòi alli effetti venire, stringiamo insieme le parole e' fatti, e da uom discreto chiamami a dormire; e se poi il mio esser piaceratti, ci accordaremo a far le cose chiare, ché senza testimon non voglio gli atti. Io so che presso me arai a durare e che tu vòi un marito galante: adunque piglia me, non mi lasciare. Io ti fui sempre sviscerato amante; di me resti a veder sol una prova: da quella in fuor, hai visto tutte quante. Sappi che di miei par non se ne trova, perch'io lavoro spesso e volentieri fo questo e quello ch'alla moglie giova. Con me dar ti potrai mille piaceri, di Marcon ci staremo in santa pace, dormirem tutti due senza pensieri, perché 'l fottere a tutti sempre piace.

Chissà perché quando si tratta di scegliere una rima del Berni da inserire nelle antologie scolastiche questo componimento viene ingiustamente trascurato e si ripiega invariabilmente su una non eccelsa satira del petrarchismo.

Sorry, the comment form is closed at this time.