Gen 102009
 

…io invece, francamente, mi sentirei di non dare tutti i torti alla questura, dopo aver letto la difesa inconsequente e controproducente di Mimmo Franzinelli e, soprattutto, dopo aver ascoltato con attenzione “Rimini” (trent’anni fa, è pur vero).

A me pare assai piú assurdo il collegamento implicito che Franzinelli sottindende tra l’anarco-individualista Pietro Valpreda (protagonista di “Storia di un impiegato” quando non sia in gioco una cover di Dominique Grange) da una parte e la lotta pseudo-collettivista delle Brigate Rosse dall’altra, che non il collegamento esplicito che la questura ipotizzò tra certe simpatie eversive di De André e certi movimenti eversivi italiani. Se mai io avrei pensato a certe bande di estrazione settantasettina piuttosto che alle BR, ma ai tempi era in vigore il “teorema” Calogero e a certe distinzioni, ufficialmente, era considerato inopportuno persino fare un accenno. Tra l’altro su De André si è semplicemente indagato, non è mai stato accusato e tanto meno arrestato, mentre a quei tempi ci sono stati molti casi, invece, di innocenti finiti in galera e di quelli sarebbe assai piú sensato occuparsi.

Non che io creda per davvero che De André simpatizzasse per Prima Linea, ma non mi sentirei di escludere a priori neanche il contrario: non lo so, non ho abbastanza elementi per giudicare e i suoi dischi non sono sufficienti a darmene un’idea precisa perché non trattano esplicitamente l’argomento.

Come se, tra l’altro, non fosse possibile dire una cosa, pensarne un’altra e agire in un terzo modo ancora, suvvia.


P.S. l’argomento di questo articolo è la distanza che corre tra l’autore e la propria opera, non altro

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