Mag 222009
 

Neil Young e il tanto mitico quanto rimpianto Bruce Palmer in una pregevole esecuzione di Computer Age; c’è anche Nils Lofgren, ma non si può pretendere piú di tanto dalla vita. Trans non sarà un disco capolavoro come After The Gold Rush, On The Beach o Tonight’s The Night, ma per lo meno non è neppure quell’atroce sfrucugliamento di palle in cui l’estrema usura ha trasformato Harvest (“Dream up, dream up…”) …piuttosto che ascoltare quest’ultimo per la milionesima volta i fan dovrebbero buttar l’orecchio all’ingiustamente ignorato Old Ways. Garantisco che After The Gold Rush, invece, resiste benissimo anche dopo una decina di milioni di ascolti.

  5 Responses to “Neil Young – Computer Age (1982)”

  1. Perche’, why, pourquois, allej, sei andato su Neil dopo Grace? trovami un video del periodo Blows against the empire, “por favor”. Aprovece.

    Robrev.

  2. Non sono a conoscenza di filmati tratti da Soffia verso l’Impero (o comunque tutto il periodo Planet Earth Rock’n’Roll Orchestra), il Barone del Casello e la Suora Cromata e il Combattente del Sole.

    Da quanto si deduce dai PERRO Tapes i partecipanti al progetto Blows Against the Empire avevano in testa altro che girar filmati.

  3. Concordo sui giudizi relativi a Goldrush, Harvest e Tonight’s The Night (anche se quest’ultimo non l’ho mai digerito del tutto). In compenso stravedo per Everybody Knows This Is Nowhere.

  4. Quanto a Computer Age, mi sembra indegno anche del peggior Moon Martin

  5. A me Computer Age non dispiace (certo, ho in mente la versione dei Sonic Youth)

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