Mag 182012
 

Guido Gozzano - Invernale (1911 circa)

«... cri... i... i... i... i... icch...» l'incrinatura il ghiaccio rabescò, stridula e viva. «A riva!» Ognuno guadagnò la riva disertando la crosta malsicura. «A riva! A riva!...» Un soffio di paura disperse la brigata fuggitiva. «Resta!» Ella chiuse il mio braccio conserto, le sue dita intrecciò, vivi legami, alle mie dita. «Resta, se tu m'ami!» E sullo specchio subdolo e deserto soli restammo, in largo volo aperto, ebbri d'immensità, sordi ai richiami. Fatto lieve cosí come uno spetro, senza passato piú, senza ricordo, m'abbandonai con lei, nel folle accordo, di larghe rote disegnando il vetro. Dall'orlo il ghiaccio fece cricch, piú tetro... Dall'orlo il ghiaccio fece cricch, piú sordo... Rabbrividii cosí, come chi ascolti lo stridulo sogghigno della Morte, e mi chinai, con le pupille assorte, e trasparire vidi i nostri volti già risupini lividi sepolti... Dall'orlo il ghiaccio fece cricch, piú forte. Oh! Come, come, a quelle dita avvinto, rimpiansi il mondo e la mia dolce vita! O voce imperïosa dell'istinto! O voluttà di vivere infinita! Le dita liberai da quelle dita, e guadagnai la ripa, ansante, vinto... Ella sola restò, sorda al suo nome, rotando a lungo nel suo regno solo. Le piacque, alfine, ritoccare il suolo; e ridendo approdò, sfatta le chiome, e bella ardita palpitante come la procellaria che raccoglie il volo. Non curante l'affanno e le riprese dello stuolo gaietto femminile, mi cercò, mi raggiunse tra le file degli amici con ridere cortese: «Signor mio caro, grazie!» E mi protese la mano breve, sibilando: − Vile! −

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