Ott 312012
 

Nel vasto panorama della musica popolare internazionale si danno vari casi di artisti che rimasti ignoti in vita ottennero ironicamente il successo tanto invano sospirato soltanto dopo la propria morte. A costoro si contrappone il caso unico di Evangelista Torresani, vocalista del misconosciuto gruppo denominato “Argenteria della Sorte”, antesignano del progressive italiano, cui capitò di incidere il brano più noto soltanto pochi giorni dopo la propria tragica e prematura scomparsa. Ma procediamo per ordine.

Stravaganti in ogni propria azione i membri dell’Argenteria della Sorte fecero voto di non incontrarsi mai tra loro fino allo scioglimento del gruppo. Conosciutisi tramite passaparola, il cantante milanese Evangelista Torresani, il chitarrista veneziano Tony da Non, il bassista napoletano Salvio Guarentigia e il percussionista romano Febo Ballerini visitavano sì a turno le proprie rispettive città di residenza, ma si limitavano a parlarsi tramite citofono, coordinando le proprie parti strumentali per mezzo ampie discussioni che, nonostante nessuno di loro avesse un’istruzione in merito e sapesse leggere e tantomeno scrivere la musica, conducevano a precise e dettagliatissime istruzioni. Tornato ciascuno a casa propria essi incidevano le proprie parti su bobine a nastro, che poi spedivano senza lettera di accompagnamento alcuna alla casa discografica Durium, all’attenzione dell’ignaro produttore Onorato Bossi Fedrigotti.

Il poco perspicace Bossi Fedrigotti si limitò ad archiviare le bobine senza ascoltarle, con le altre incise da ogni sorta di dilettanti che gli arrivavano da tutta Italia, senza indovinarne mai il reciproco legame, e in quell’archivio rimasero sepolte tra la polvere in un totale oblio.

Analogo destino toccò al Torresani. Nel novembre 1969, avendo visitato a Venezia il da Non ed essendosi con quegli trattenuto al citofono fino a tarda ora, attraversando incautamente a nuoto il Canal Grande fuori dalle strisce fu travolto e ucciso sul colpo da un vaporetto che sopraggiungeva a grande velocità.

Incontratisi per la prima volta al cimitero monumentale di Milano in occasione del funerale del Torresani i membri rimanenti, già in ambasce per la dipartita del caro amico, dovettero tristemente constatare che la loro opera prima sarebbe rimasta unica e incompleta, poiché mancava ancora la traccia vocale di “Mar Indico”, il brano conclusivo e il culmine dell’opera. Fortunatamente i tre, non privi di potere persuasivo, riuscirono a fatica a convincere il riluttante defunto a collaborare per l’ultima volta dall’oltretomba prima dell’eterno riposo. La settimana successiva il Bossi Fedrigotti ricevette l’ultimo e definitivo nastro, speditogli direttamente dal sepolcro dell’Evangelista, nastro destinato a rimanere muto e inascoltato per ben quattro decenni.

Soltanto nel gennaio 2009, infatti, avendo acquistato per una cifra ridicola su ebay parte dell’archivio Durium, il critico musicale felsineo Ronaldo Rossi, montata una bobina a caso sul proprio registratore a nastro d’epoca ad altissima fedeltà, potè ascoltare per la prima volta le straordinarie liriche di Mar Indico, rimanendo a bocca aperta di fronte alla straordinaria voce d’oltretomba, pur priva di accompagnamento, che forte dell’esperienza di anni di dialoghi citofonici e dell’incrollabile sicurezza che solo la morte può conferire, sembrava parlargli di persona:

“Lo sciocco scruta Dite pure quando la lancetta indica la una
e l’opera va dispersa lentamente srotolandosi dal perno.
Orsù, getta nell’acqua cheta della tua fortuna,
questo sale amaro di ceneri d’inferno.

Cola la peste nera da muri un tempo imbiancati,
i turpi legacci invadono l’intera fonda piana,
quando il forcone del demone li avrà radunati
spezzerà l’uovo e ne farà carboni a fine grana“

Ammaliato il Rossi, ma non prima di aver divorato un piatto di spaghetti cucinati lì per lì sotto l’irrefrenabile impulso del momento, ascoltò pervicace una dopo l’altra tutte le centoottanta bobine del lotto acquistato, gettandone nel fuoco del caminetto la maggior parte, ma ricavandone otto tracce complete di quattro nastri, due di tre nastri, una di due nastri e una infine, proprio Mar Indico, rappresentata dal solo nastro vocale. Istantaneamente ossessionato dal compito di ricostruire l’opera perduta, il critico si gettò nel triplo compito di ricostruire i brani completi, di recuperare i cinque nastri mancanti e di tentare di ritrovare quelli ancora viventi tra gli autori di tanto capolavoro.

Il primo compito fu il più semplice: tale la maestria dei quattro componenti dell’ancora innominato gruppo che nessun complesso missaggio si rendeva necessario, il semplice accostamento delle quattro tracce si dimostrava sufficiente a ricostruire brani di tale impareggiabile bellezza da non poter che essere danneggiati da ogni tecnica da studio di registrazione, per quanto sofisticata.

Il secondo compito durò più fatica, ma non si rivelò impossibile. Gli acquirenti degli altri lotti dell’archivio Durium furono oltremodo felici di liberarsi delle proprie bobine per cifre più che modeste, e tra queste il Rossi non tardò a individuare tutte le tracce mancanti e a ricostruire l’opera completa.

Mancava ancora la sequenza, i titoli dei brani e del disco intero, l’anno di incisione e soprattutto il nome del complesso e dei suoi componenti, ma il Rossi era ben conscio di trovarsi infine di fronte a quello che era l’indubitabile sommo capolavoro del progressive italiano, e forse dell’intera storia del rock della penisola.

Finalmente nel gennaio del 2012, dopo ricerche matte e disperatissime per ogni dove, il Rossi fu contattato via Twitter da Febo Ballerini, che aveva riconosciuto le proprie inconfondibili percussioni nel breve campione in formato mp3 di “Mar Indico” diffuso in rete dal Rossi,  Ballerini lo aiutò a ritrovare il da Non e il Guarentigia, e con il loro aiuto furono ricostruiti tutti i dettagli dell’opera:

Argenteria della Sorte – Crittografia Mnemonica (1969)

 1 – Ciò che si vede, è
 2 – Fondo del mio bicchiere
 3 – Un’altra birra
 4 – Interquarto I, nuovo
 5 – Ciò che non fe’ Lombardia, fe’ Lazio
 6 – Interquarto II, crescente
 7 – La mia pendula appendice rosa e inossidabile
 8 – Interquarto III, pieno
 9 – Estensione di novembre
10 – Interquarto IV, calante
11 – Tema per dar lustro all’argenteria della sorte
12 – Mar Indico

Evangelista Torresani – voce
Tony da Non – chitarra
Salvio Guarentigia – basso
Febo Ballerini – batteria

Raccolto e missato da Ronaldo Rossi tra il 2009 e il 2012

Si attende ora con ansia a stento trattenuta la doverosa pubblicazione dell’opera in formato elettronico e fisico.

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