Nov 102012
 
“Нелюдимый грубый одичавших гоночных дромадеры”

“Нелюдимый грубый одичавших гоночных дромадеры”

Tra i logosociali di ogni epoca e luogo Ferenc Odroszek occupa indisputabilmente il primo posto. Primo posto che è assai probabile occuperà ancora molto a lungo essendo ormai caduta in un oblio tanto immeritato quanto totale la logosocìa, scienza introspettiva che si occupa dello studio dello sviluppo e dell’applicazione di quei metodi con cui le società studiano le società che non si studiano da sé stesse.

Nato nel febbraio 1886 a Surgut nella regione siberiana della Chantia-Mansia — l’odierno Circondario Autonomo degli Chanty-Mansi — da genitori appartenenti al popolo ugro-finnico dei Chanty, il giovane Odroszek mostrò fin da bambino una vivace intelligenza unita da un lato a un’insopprimibile curiosità e dall’altro a un’insopportabile petulanza. Entrambe queste caratteristiche lo resero impopolare tra i coetanei e non particolarmente benvoluto dai propri familiari; dietro consiglio dello sciamano locale, calorosamente sostenuto dal nonno paterno, all’età di dodici anni il giovane e promettente Ferenc fu pertanto inviato con universale sollievo a completare gli studi superiori nella lontana Mosca. Odroszek non sarebbe ritornato in patria per oltre trent’anni.

Giunto nella capitale egli seppe ottenere il rispetto degli insegnanti e dei compagni, se non la loro amicizia e approvazione. Nonostante il brillante risultato ottenuto sei anni più tardi agli esami per il diploma di studi superiori, tuttavia, il suo carattere scostante gli garantì una freddissima accoglienza presso tutti i più popolari dipartimenti dell’istituto di studi superiori dell’università, cosa che inaspettatamente costituì la sua fortuna. Infatti il dipartimento di logosocìa, allora appena inaugurato e pressoché sconosciuto, aveva in quel momento grandissima fame di allievi e il suo giovane direttore Pitirìm Aleksandrovič Sorokin era egli stesso originario della repubblica dei Komi e interessato allo studio dell’omonima popolazione ugro-finnica di quel paese, assai lontanamente imparentata con quella dei Chanty. Egli pertanto accolse calorosamente e prese in immediata simpatia quel pur scostante candidato, intuendone immediatamente le enormi potenzialità.

Da Sorokin, fervente socialista rivoluzionario, l’Odroszek assorbì in pochi mesi non solo i principi della giovane scienza, nella quale superò ben presto il maestro, ma anche la fede politica. Egli era tuttavia di carattere ben più prudente dello sconsiderato Sorokin e pur suscitando i sospetti della spietata polizia zarista seppe tenersi in disparte quando questi venne invece arrestato come sovversivo nel dicembre 1906 a seguito di una misteriosa delazione anonima. Subito dopo con voto unanime del consiglio di facoltà Odroszek fu eletto a 21 anni non ancora compiuti direttore del dipartimento universitario di logosocìa dell’università di Mosca.

Trascurata per il momento l’attività politica e dedicatosi anima e corpo alla propria disciplina Odroszek cominciò a interessarsi alle teorie della conoscenza, sviluppando il primo embrione di quello che sarebbe divenuto pochi anni dopo il suo fondamentale principio di inutilità, ma soprattutto affannandosi furiosamente nel ricercare finanziamenti per l’istituto che necessitava di vaste risorse monetarie perché potessero essere realizzate quelle missioni sul campo che erano il vero e proprio pallino di Odroszek; “la logosocìa è studio, viaggi e ancora viaggi e ancora studio” egli ebbe a dichiarare a uno dei pranzi di beneficenza organizzati alla corte dello zar per raccogliere fondi.

Fu una vera fortuna per il novello direttore l’essersi defilato dal partito socialista rivoluzionario proprio in quel momento, mentre i suoi ex compagni cadevano vittima a uno a uno della campagna di arresti compiuta dalla temibile Ochrana, che in uno sfoggio di insolita efficienza riuscì a decimare il vertice di quel partito, colpendo in particolare proprio quelli che erano stati più vicini e in confidenza con Odroszek, la cui buona stella sembrava invece proteggerlo evitandogli di condividerne la triste sorte. (Nota: alcuni calunniatori di professione hanno suggerito che l’Odroszek non fosse estraneo agli arresti, ma la ben nota fama di totale incorruttibilità dell’integerrimo studioso è ampiamente sufficiente a smentirli.)

Reputato ormai la mente più promettente della corrente logosocialista della logosocìa il giovane Odroszek fu autorizzato personalmente dallo zar Nicola II a recarsi in Australia nell’ottobre 1907 per studiarvi la locale popolazione di dromedari inselvatichiti, l’unica ormai esistente dopo l’estinzione dei dromedari selvatici nelle loro terre d’origine. È assai probabile che lo zar, indifferente alla scienza, volesse semplicemente liberarsi di quella che riteneva non tanto una pericolosa testa calda, quanto soprattutto un antipaticissimo scocciatore di prima grandezza che lo perseguitava con le sue incessanti richieste di finanziamenti e che però godeva di forti appoggi a corte, negli ambienti accademici e oltretutto sembrava stranamente essere riuscito a porsi sotto la protezione della polizia, scocciatore dunque di cui non poteva liberarsi facilmente per vie traverse senza suscitare uno scandalo assolutamente inopportuno in quel particolare momento storico.

L’avventurosa spedizione di Odroszek da Port Hedland ad Alice Springs è narrata in minuzioso dettaglio nel corso del popolare articolo “Нелюдимый грубый одичавших гоночных дромадеры” (tradotto imperfettamente in inglese come “Unsociable dromedary racecamels gone wild”, cioè “Dromedari da corsa asociali, sgarbati e inselvatichiti”), che oltre all’indiscutibile valenza scientifica assume così un altissimo valore letterario che ne ha assicurato una crescente popolarità nel corso del tempo. Popolarità un poco ostacolata dalla redazione nella poco nota lingua dei Chanty, ciò che rende le traduzioni esistenti poco brillanti e soggette a un qualmente ben fondato sospetto di infedeltà.

Il principale risultato scientifico riportato nell’articolo è presto esposto, Odroszek lo dimostra inoppugnabilmente tramite una serie impressionante di osservazioni sul campo e di rigorose deduzioni logiche basate sia su tali osservazioni che sugli assiomi del logosocialismo; in parole povere si mostra, ricostruendo minuziosamente nel dettaglio anche le origini storiche di tale situazione, come la società dei dromedari selvatici australiani sia guidata esclusivamente dal desiderio irrepresso dei singoli individui e come di conseguenza le aspirazioni collettive ne risultino completamente soppresse e anzi, vi appaiano del tutto ignote, ciò che non solo impedisce ogni progresso e miglioramento del branco ma porta alla più totale decadenza dei singoli individui, sospinti vieppiù verso un’insensata brutalità, nonché alla creazione di sacche di violenza incontrollata che tendono ad allargarsi fino a ricoprire l’intera società; la mutua rivalità tra i dromedari li conduce verso una reciproca lotta incessante in cui il dromedario è nemico del dromedario e la libera vita selvatica si riduce a un incubo di perenne incertezza. Gli individui migliori e più evoluti vengono esiliati dal branco a causa dell’insostenibile pressione della massa degenere dei mediocri e la selezione naturale conduce di conseguenza il branco verso una rapidissima e inevitabile devoluzione.

La vita dei dromedari addomesticati appare paradisiaca al confronto, pur priva di ogni possibile libertà e condotta in un’opprimente schiavitù senza prospettive. Odroszek ne conclude come l’eccessiva libertà porti necessariamente all’arbitrio più brutale e come sia dunque necessario per il benessere dell’individuo e della società di cui fa parte che siano subitaneamente adottate e rigorosamente imposte alcune precise regole, regole che si riserva di studiare e di esporre nel seguito della propria opera, promessa che come è ben noto Odroszek manterrà oltre ogni ragionevole aspettativa. È quasi un miracolo che l’Odroszek sia riuscito a compiere uno studio di così grande valore addirittura prima di aver compiutamente formulato il proprio principio di inutilità.

Ma la parte di gran lunga più interessante per il grande pubblico non specializzato consiste nella dettagliata descrizione del viaggio condotto da Odroszek a dorso di dromedario lungo il grande deserto australiano, accompagnato dalle tre procaci assistenti ingaggiate a Port Hedland secondo l’ispirazione del momento, descrizione che ispirerà molti anni più tardi al regista Russ Meyer la sceneggiatura del film di culto “Faster, Pussycat! Kill! Kill!”, in cui pure la figura dell’Odroszek è completamente soppressa. Lo scrittore argentino Adolfo Bioy Casares, noto appassionato di cinema, ebbe a paragonare questa operazione al “riscrivere il Don Chisciotte senza mai far menzione alcuna del protagonista” e non molto tempo dopo il suo amico Jorge Luis Borges ebbe a dichiarare in un’intervista, scordandosi di Russ Meyer, “devo la figura di Pierre Menard alla congiunzione di un’acuta osservazione di Bioy con l’opera di Ferenc Odroszek”.

Il leggendario viaggio sarà materia per la seconda parte di questo articolo.

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