Gen 122013
 

Il più grande. Come Alì. Il grande pugile della critica musicale, come forse neanche il Red Ronnie prima della caduta. Ogni recensione un uppercut che stordisce il lettore e mette al tappeto i recensiti. La trascrizione di quanto segue è mia, ho mantenuto gli eventuali errori di ortografia così com’erano nell’originale, ogni errore un gancio, ho aggiunto una pletora di link a youtube nel bene e nel male. In coda alla trascrizione la serie di scansioni più completa su cui ho potuto mettere le mani, un diretto dopo l’altro. Sono al tappeto.

=RED VINYLE======= (Frigidaire n.4, Marzo 1981)

Finalmente quelli che non riuscivano a distinguere
Bob Marley da Peter Tosh, potranno farlo ora con una
certa facilità: Bob Marley è quello morto.  Con lui muore
l’uomo, non il reggae: peccato.  Noi preferiamo ricordar-
lo con le sue stesse parole – «la marjuana fà bene
all’asma.»

Ma veniamo alle verminosità «postmoderne» che cor-
rompono attualmente il vinyle in circolazione: tra tutti i
buchi di culo intenti a rovistare tra i vestiti usati dei Ro-
xy music, i peggio sono sicuramente gli Spandau Ballet,
tozzi coattelli di cui nessun sarto saprebbe mascherare i
difetti fisici (e nessun modulatore i difetti mentali), sen-
za contare le stronzate che raccontano, a pag.563-564,
sui giovani operai che li andrebbero ad ascoltare in kilt
appena smontano dalla catena di montaggio, e sui
punk, tutti intellettuali benestanti.  Meriterebbero di es-
sere presi a sacchi di catrame sui denti, sia dai giovani
operai che dai vecchi punk, in fila per tre col resto di
due.

Al Piper ho visto A certain ratio, che cazzo di nome,
comunque sono degli sfigati: il solito funky, che sembra
a tutti la svolta del secolo, prevedibili stacchi di tromba
alla porcoddio, orchestrazioni percussive estenuanti, il
tutto eseguito da odiosi fighetti tosati da barboncino.
Se ne può fare a meno.  Non hanno rilasciato interviste
al nostro Mazzone, il che va benissimo per noi.

Previsioni per il futuro: ancora un anno ritmi elet-
tronici e africani, durissimi a morire (a quali minoranze
etniche andrà a rompere i coglioni Brian Eno?), poi revi-
val degli affreschi pinkfloydiani e delle sbrodolate crim-
soniane (vedi ultime tendenze Tuxedo e Joy Division,
suicidi a parte): stufi dei robot e di Byrne, del funky e de-
gli ultimi (che ce ne saranno) epigoni del punk straccia-
cazzo, i kids offriranno le orecchie frastornate all’ab-
braccio sudato di nuovi Peter Sinfield e Peter Gabriel,
magari in kilt rattoppati con spille di sicurezza, con il
suono di trentamila violini e una grancassa racchiuso in
un gemello art deco, sfoggiato al polsino di una camicia
di pizzo sotto l’eskimo dell’ultimo dei mods.  Oltre non
mi spingo perchè intravedo incubi innominabili: ci
aspetta un altro medioevo, dove torneremo ad ascoltare
Frank Zappa e i Neu, nell’attesa?

Dritte questo mese non ve ne dò, anzi si, una: due set-
timane fa è arrivata in redazione una cassetta di musica
incredibile, di uno strano performer italo-ungherese che
si fa chiamare Mongoholy-Nazy, unitamente alla qua-
si indecifrabile documentazione fotocopiata delle sue
attività artistiche.  Si intitola «Thalidomusic for young
babies» ed è assolutamente fantastica.  Era avvolta nella
foto che riproduco in questa pagina (Mongoholy-Nazy
durante una performance, luogo imprecisato) e per 5000
lire (in contanti) potrei scomodarmi a farvene una co-
pia (compresa la documentazione).  Indirizzate le preno-
tazioni a:

Red Vinyle – Frigidaire
vicolo della della Penitenza 14, 00165, ROMA

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