Giu 052013
 

Vent’anni esatti oggi. A me, cui non furono lesinate sorprendenti e spaventose coincidenze, almeno la sorte ha risparmiato le graduali confidenze del cugino di Beatriz Viterbo. Il che non mi impedisce di riconoscermi in quell’idiota inopportuno e supponente in cui Borges nell’Aleph rappresenta sé stesso nell’atto di chi vorrebbe scrivere una divina commedia, e non sa.

da allora non lasciai passare un trenta d’aprile senza tornare alla sua casa. Solevo arrivare alle sette e un quarto e fermarmi un venticinque minuti; ogni anno comparivo un po’ più tardi e restavo un po’ di più; nel 1933, una pioggia torrenziale mi favorì: dovettero invitarmi a cena. Profittai, naturalmente, di quel buon precedente; nel 1934 comparvi alle otto suonate, con un torrone di Santa Fé; con tutta naturalezza rimasi a cena. Così, in anniversari melanconici e vanamente amorosi, ricevetti le graduali confidenze di Carlos Argentino Daneri.

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