Mar 102013
 

Quando inizia l’anno 1979 Ignazio da Dóvero è un ventottenne obeso, impacciato, con difficoltà di parola e forti problemi relazionali. Vive in un piccolo bilocale nell’hinterland a nord ovest di Milano con la madre vedova, che lo mantiene. Occasionalmente Ignazio si procura qualche lavoretto saltuario che gli permette di guadagnarsi il denaro necessario per acquistare i dischi di glam rock che tanto lo appassionano, in particolare quelli del suo idolo Jobriath che è quasi impossibile procurarsi dall’Italia.

A tutt’oggi permane il mistero su chi e come abbia svelato a Ignazio l’esistenza di Jobriath, del tutto sconosciuto in Italia e non particolarmente noto neppure in patria, ma la sua ossessione per il cantante rasenta la fanatica adorazione.

Alla fine del mese di marzo la vedova da Dóvero scompare inaspettatamente a seguito di un improvviso infarto e Ignazio resta da solo, consumando la piccola eredità materna egli prende a frequentare regolarmente la trattoria “da Mimmo” presso le colonne di San Lorenzo a Milano, tanto economica quanto affollata da un’umanità colorata e variopinta. La mole di Ignazio non lo fa passare inosservato ma, contrariamente a quanto accadutogli a scuola, la comunità di muratori, travestiti, commercianti abusivi levantini e criminalità minuta che affolla il locale lo accoglie con inusitato rispetto. Pian piano Ignazio, pur nel suo impaccio, comincia a crearsi per la prima volta in vita sua una rete di conoscenze e qualche tiepida amicizia.

Ai primi di luglio Ignazio, spendendo una vera e propria fortuna e intaccando seriamente un conto corrente già in via di estinzione, riesce per vie misteriosissime a procurarsi un TPS-L2, il primo modello di Walkman mai prodotto e allora commercializzato solo in Giappone. Con l’aiuto del futuristico meccanismo egli comincia a propagandare agli amici la propria passione per la musica glam e si apre al punto da farli partecipi propri sogni, aprire una rivendita ambulante di panini con la porchetta e divenire il cantante di un complesso glam ispirato a Jobriath. Muratori e commercianti levantini per lo più lo ignorano, ma la giovane transessuale Silvana, che nel poco tempo libero si diletta a martellare le percussioni, si appassiona al secondo dei due progetti cui contribuisce con il suo spontaneo e irrefrenabile entusiasmo.

Completamente estranea agli ambienti musicali milanesi, a quel tempo divisi tra le ultime fiammate progressive, un cantautorato in crisi e la scuola di musica del centro sociale Santa Marta, la coppia comincia a creare canzoni e a incidere qualche prima timida prova con un registratore a cassette, in cui la querula e balbettante voce chioccia di Ignazio viene sommersa dal battito irregolare e sgangherato di Silvana, che percuote freneticamente e apparentemente a caso ogni sorta di superficie che le capiti sottomano. Nelle intenzioni il tutto dovrebbe assomigliare a una via di mezzo tra Marc Bolan e David Bowie, in pratica si tratta di una cacofonia senza direzione, situata ben oltre i limiti dell’ascoltabile e dell’inascoltabile.

Inizialmente il duo si dà il nome “Mannatrizio”, dalla misteriosa insegna che sovrasta l’ingresso della trattoria “da Mimmo”, ma quando Mimmo in persona manifesta grugnendo la propria disapprovazione il nome viene cambiato in quello altrettanto controverso di “Hitler di Cartone”, indicando come le influenze del punk maturo fossero finalmente arrivate non solo a Milano, ma persino alle disadattate orecchie della nostra bizzarra coppia.

Ai primi di novembre entrano nella formazione degli “Hitler di cartone” il bassista e suonatore di kazoo senza fissa dimora Gigio “Doriano” Verde e il suo amico del cuore Piero “Ligera P08″ Renesti, rilasciato pochi giorni prima dal carcere di San Vittore dove aveva scontato una breve condanna per atti osceni; Ligera P08 non sa suonare alcuno strumento musicale ma, tipico rappresentante dello spirito dei tempi, imbraccia arditamente la chitarra come fosse un fucile. Con il loro ingresso la formazione si stabilizza e prende il nome definitivo di “Cricca dei Maniaci”.

Nel corso del 1980 le intenzioni musicali del gruppo si evolvono dal glam rock delle origini a una sorta di ibrido punk new wave con venature sperimentali, ma la pratica continua a dimostrare una cacofonia disordinata priva di struttura. Proprio qui tuttavia sta l’origine della fortuna critica del gruppo, quella è l’epoca in cui i principali critici musicali si innamorano del genere industrial e persino un disco come “Metal Machine Music” di Lou Reed viene rivalutato quale capolavoro incompreso. La musica della Cricca dei Maniaci, diffusa semiclandestinamente tramite musicassette amatoriali di scarsissima qualità da amici e parenti dei membri del gruppo, viene fatta rientrare per amore o per forza in tale prospettiva.

Nel settembre 1980 il gruppo affronta il suo primo concerto dal vivo sul malfermo palco dell’allora cinema Cristallo in via Castelbarco a Milano di fronte a una platea che conta in tutto trentasette fan entusiasti, quasi tutti avventori della trattoria “da Mimmo”: è un trionfo.

I concerti del martedì sera al Cristallo si ripetono con cadenza bimensile, di fronte a un pubblico crescente e all’entusiasmo altrettanto crescente della critica, sinché la Base Record di Bologna offre al gruppo un contratto per un disco. Ignazio, Silvana, Doriano e Ligera P08 accettano entusiasticamente, ma si rifiutano di entrare in uno studio regolare, incideranno il disco su un registratore a cassette nel garage di Baranzate che funge loro da sala prove. La casa discografica accetta.

Durante la primavera del 1981 cominciano così nel generale ottimismo le registrazioni di “Teologia e Geometria”, che dovevano costituire l’opera prima del gruppo. Purtroppo, dopo la registrazione di soltanto sette dei dieci brani previsti, la tragedia colpisce. A seguito dell’ennesima scenata di immotivata gelosia un esasperato Ligera P08 scarica un intero caricatore su Doriano, uccidendolo. Viene immediatamente arrestato, ma si suicida in carcere prima del processo. Ignazio e Silvana sono devastati e abbandonano per sempre il progetto e la loro carriera musicale, Ignazio si guadagnerà da vivere vendendo dal proprio furgone panini con la porchetta in piazzale Gioia, mentre Silvana riprenderà l’antico mestiere, rimanendo vittima dell’AIDS verso la metà degli anni ’80.

La registrazione incompleta viene dimenticata negli archivi della Base Record finché il critico musicale felsineo Ronaldo Rossi non la acquista per una modestissima spesa su eBay ad Agosto 2010, rimanendo folgorato all’ascolto dall’assoluta originalità del prodotto. Questo è il sommario del contenuto:

Cricca dei Maniaci – Teologia e Geometria (1981)

1 – Milano ha la circonferenza dappertutto, ma il centro in nessun luogo
2 – Lo chiamavano trapezista
3 – Parallelogramma di tuono
4 – Tronco umano di cono gelato
5 – Continuavano a chiamarlo trapezista
6 – Iperboloide ipostatico
7 – L’occhio nella piramide

Ignazio da Dóvero – voce
Ligera P08 – chitarra
Doriano – basso, kazoo
Silvana X – batteria

Raccolto e rimissato da Ronaldo Rossi tra il 2010 e il 2012

Si attende ora con ansia a stento trattenuta la doverosa pubblicazione dell’opera in formato elettronico e fisico.

  One Response to “Cricca dei Maniaci”

  1. Molto bello…e, come al solito, un grazie a Ronaldo Rossi per averci fatto scoprire cosi tanta buona musica nascosta. 🙂

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