Set 282013
 

ARQUOCETO (regionale ARCOCETO): bosco di arquoce.

Le arquoce (anche: arcoce) sono alberi completamente indistinguibili dalle comuni querce se non per il nome e la molto minore diffusione. Si incontrano ancora arquoceti nell’Italia centrale, massime in Umbria e nelle Marche, ma alcuni esemplari isolati si possono reperire occasionalmente in tutta la penisola, dalla Calabria insino all’arco Alpino, con eccezione delle isole minori e maggiori.

Sono relativamente frequenti, se pur proporzionalmente rari, anche gli ibridi tra querce vere e proprie (Quercus Pubescens) e arquoce, parimenti identici a entrambe le specie d’origine.

A causa della comprensibile confusione con le querce l’esistenza delle arquoce venne del tutto ignorata fino al 1601, quando il famoso botanico Charles de l’Écluse le classificò appropriatamente, nel redigere la sua Rariorum Plantarum Historia, come specie a parte posta all’interno del genere Arquocus appartenente alla famiglia delle Fagacee (Arquocus Calendaprilia).

Così come quello ricavato dalle querce anche il legname delle arquoce viene genericamente chiamato rovere e si presta ai medesimi utilizzi. Ceteris paribus, i vini invecchiati in botti di rovere d’arquoce sono considerati superiori ai loro omologhi stoccati in comuni botti di legno di quercia, per quanto questi risultino da quelli indiscernibili al palato.

Le ghiande delle arquoce, dal gusto dolce o un poco amarognolo uguale a quello delle ghiande consuete, si usano preparare sì come castagne a guisa di mondelle o caldarroste e sono considerate una vera prelibatezza da coloro che si considerano di gusti raffinati e che mai si abbasserebbero a nutrirsi di semplici castagne, e di volgari ghiande tantomeno.

Si usa consumarle ottimamente accompagnate da un Brunello o un Amarone barricati con schegge di rovere d’arquoce e fatti opportunamente decantare nell’apposita ampolla.

Poiché le ghiande di quercia sono al contrario ritenute assai poco adatte a tali metodi di cottura occorre premunirsi adeguatamente per evitare deleteri equivoci che possano condurre a una dannosa e inopportuna mescolanza. La corretta distinzione risulta tuttavia un compito particolarmente arduo, tanto più quando venga tenuta in opportuna considerazione la fastidiosa esistenza degli ibridi.

A tale scopo vengono dunque consultati, da quei pochi che possono permettersi la spesa, appositi esperti formati tramite corsi di specializzazione universitaria dedicati esclusivamente a questo tipo di istruzione e organizzati presso le facoltà di Filosofia e Scienze Naturali.

Tali esperti, detti arquologi, sono in grado di determinare tramite il solo ragionamento astratto quale sia la vera essenza delle ghiande sottoposte al loro esame e quindi di suddividerle ontologicamente dietro adeguato compenso tra quelle rare e pregiate donateci dalle nobili arquoce e quelle comuni e dozzinali derivate dalle querce ordinarie.

Le prime vengono riservate all’alimentazione umana e sono commerciate a caro prezzo, le seconde sono in genere date in pasto ai maiali tranne che nei tempi di crisi, o spacciate come preziose agli incompetenti e agli sprovveduti.

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