Dic 222013
 

Michail Afanas’evič Bulgakov, scrittore ucraino, russo e sovietico, successore e degno erede di Nikolaj Vasil’evič Gogol’, è quanto di più vicino io conosca, tra gli scrittori di quei paesi, a Robert Stevenson, Alexandre Dumas père o al nostro Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgari: uno scrittore di avventure realmente popolari e comprensibili a ognuno.

N+otevoli sono tutte le sue opere, il romanzo “La guardia bianca”, reazionario e appassionato, “I racconti di un giovane medico”, crudi e realisti, gli “Appunti scritti sui polsini”, fantasiose cronache in stile giornalistico, i racconti grottesco-fantascientifici sulla scia di Gogol’, “Il consulente con gli zoccoli”, “Le avventure di Čičikov”, “Le uova fatali” e “Cuore di cane”, la “Vita del signor de Moliere” e il “Romanzo Teatrale”, ferocissime critiche del teatro stalinista, e dello stalinismo stesso, che si accaniscono in particolare sullo Stanislavski del famoso metodo, ritengo ingiustamente, ma non per questo meno efficacemente.

Ma la sua fama resta legata soprattutto a “Il maestro e Margherita”, romanzo semplice, chiaro, lineare e godibilissimo.

Intreccio che unisce i temi universali esposti dalle classiche fiabe russe di cui è protagonista la strega Baba Yaga, dalle fiabe di tutta Eurasia di cui è protagonista il diavolo, dai racconti popolari sul Gesù dei vangeli apocrifi, dalla satira gogoliana della burocrazia, fino alle grandi storie d’amore, temi e narrazioni che tutt’ora possiamo facilmente comprendere e condividere e che i nostri discendenti potranno condividere e comprendere esattamente come noi.

Da una parte pesante satira del comunismo sovietico, cinica ma non distruttiva, che pretende di riformare la società e creare l’uomo nuovo mentre si limita, se mai, a rimescolare i ruoli lasciando la sostanza degli uomini e delle cose del tutto invariata, dall’altra storia di un amore contrastato, da un’altra ancora storia di incomprensione e di travisamenti, dall’altro percorso di crescita per l’autore, la cui figura reale e idealista è mascherata dietro il primo protagonista, il poeta Ivan Bezdomnyj, e la cui figura ideale e realista è raffigurata nel secondo protagonista, il Maestro. Nel corso del romanzo il Bulgakov ideale sarà fuor di metafora guida e maestro del Bulgakov reale, portandolo ad accettare la realtà così com’è, primo necessario passo per poterla cambiare, senza essere offuscati dagli occhiali affumicati di un’ideologia preconcetta.

Il romanzo è scritto tanto bene e con tale realismo che è stato possibile ricavarne una versione pressoché letterale e fedelissima in dieci puntate da un’ora girate per il piccolo schermo, i cui dialoghi sono letteralmente estratti dal volume stesso, senza doverli modificare. La versione televisiva del 2005 del regista Vladimir Bortko è uno di quei rarissimi casi di trasposizione di un libro sullo schermo che non tradisce affatto l’originale, anzi, lo rafforza. Ma il merito è nell’opera di Bulgakov, il cui contenuto profondo è reso interamente accessibile dalla maestria dell’autore, senza che il lettore debba affannarsi a scavarne tesori nascosti.

Sorry, the comment form is closed at this time.