Giu 202005
 

Visto e subito comprato il DVD "La Legge del Desiderio", secondo me di gran lunga il miglior film di Pedro Almodóvar. Un’aggiunta alla mia numericamente modesta collezione di DVD, lo collocherò tra la preziosa edizione russa di "Solaris" di Tarkovsky e "Ultimo Tango a Parigi" di Bernardo Bertolucci, in attesa che sia ripubblicato su DVD "La Via Lattea" di Buñuel. Sono ancora indeciso su quale film di Bergman affiancare ai precedenti. Lo piazzerò comunque ben lontano non solo dai cofanetti di UFO e da quello di The Black Adder, ma anche dalla trilogia warholiana di Paul Morrissey, non vorrei che la collisione tra kitsch spagnolo e camp nuovaiorchese provocasse un’esplosione nucleare.

Seguo Almodóvar dal 1983, cioè da quando lessi la recensione di "Entre Tinieblas" in un articolo di Guido Chiesa pubblicato sull’allora indispensabile, ma in seguito dispensabilissima, Rockerilla. Tra i film del regista spagnolo "La Legge del Desiderio" sta in una categoria a parte, in questo film la provocazione non è mai fine a sé stessa, anzi, al contrario tutto è essenziale e funzionale allo svolgersi del racconto. Forse solo nell’immediatamente precedente "Matador" Almodóvar si era avvicinato a questi livelli, che non toccherà piú.

Essendo io un terribile snob, ho sofferto moltissimo la popolarità acquisita dal regista dopo la vittoria dell’Oscar, e infatti ancor oggi considero immotivatamente "Mujeres al borde de un ataque de nervios" come una mezza schifezza. Perché, come tutti voi del resto, io sono cattivo e invidioso.

Notata anche, ed era ora, la ristampa del primo albo di Ranxerox di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore. Possiedo l’originale da vent’anni, quindi non l’ho acquistata, ma attendo con ansia le ristampe del secondo e del terzo. Ranxerox, questo sí, è una perfetta e gratuita rappresentazione di violenza fine a sé stessa. Uno specchio del mondo reale, insomma. Quasi come i fumetti di quel genio di Daw.

Per giustificare il titolo, due parole: Caryl Chessman. In traduzione italiana, ovviamente.

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