Giu 262005
 

In questi giorni sto leggendo la Storia di Erodoto, di cui ricordavo solo sparsi stralci letti in epoche remote, e, da vecchio trombone onorario qual sono, le trovo affascinanti. L’influenza di questa lettura si sta già infiltrando nel racconto che sto progettando, ma qui voglio parlare di un solo particolare aspetto.

Erodoto, primo tra i prosatori di cultura greca, si rende conto, da viaggiatore curioso, che i miti storici dei diversi popoli sono tra loro contraddittori e che difficilmente possono condurre alla verità, per cui decide di scrivere le proprie storie basandosi innanzitutto su ciò che ha visto in prima persona, in secondo luogo su racconti di testimoni oculari, e solo come extrema ratio, in mancanza di testimoni diretti, si affida a narratori di seconda mano.

Lo scopo è ambizioso, i mezzi insufficienti, il metodo ancora primitivo, i resoconti piú precisi sono suscettibili di strane interpretazioni. Per esempio, nel descrivere il cotone, allora coltivato solo in India e di cui ha sentito raccontare dai soldati Persiani, ma che non ha mai visto, Erodoto finisce per scrivere che in India la lana cresce sugli alberi. Il che in un certo senso è vero, ma dà al lettore un’idea bizzarramente distorta della realtà.

Da razionalista quale si sforza di essere Erodoto invece se la ride delle notizie in evidente contraddizione con l’esperienza, e cosí interpreta letteralmente e presta fede un sacco di storie e miti campati per aria che apprende dalle popolazioni che visita, proprio mentre bolla come amena assurdità il racconto di alcuni esploratori Sciti che narrano di lontane terre del nord dove i giorni e le notti durano sei mesi. Piú avanti esprime il forte dubbio che qualcuno possa mai credere alle evidenti baggianate dei navigatori fenici i quali, circumnavigata l’Africa con un viaggio per mare lungo tre anni, dal mar Rosso allo stretto di Gibilterra, riferiscono al loro ritorno come per gran parte del periplo abbiano avuto il sole alla propria destra, cioè a nord.

Personalmente oltre il circolo polare non sono mai stato, e quindi su giorni e notti semestrali non posso testimoniare, per quanto in passato mi sia capitato di illuminare mappamondi, che la terra sia sferica lo so solo tramite prove indirette e per sentito dire.

Un paio d’anni fa, tuttavia, durante un viaggio in Brasile ho commesso un errore gravissimo.

Io sono fotofobico, non solo l’esposizione improvvisa e diretta alla luce solare mi fa starnutire e mi infastidisce oltremodo ma, peggio, sotto il sole non riesco a vedere a piú di un metro di distanza. Dunque tendo sempre a dispormi all’ombra, e in particolare, accingendomi a un lungo viaggio in treno o in autobus, tendo sempre a dispormi verso nord in modo che il mio posto sia relativamente in ombra. Dopo anni di esperienza ormai lo faccio automaticamente, senza rendermene conto.

Per cui nell’occasione di cui sopra mi sono fatto cinque ore filate di autobus sotto un implacabile sole tropicale; il tropico in questione era quello del Capricorno e l’astro diurno occhieggiava allegramente nell’alto dei cieli. Da nord.

In teoria ne sapevo piú di Erodoto, ma nella pratica sono lo stesso caduto nel suo errore; e dunque anche noi, che su alcuni argomenti sappiamo o crediamo di saperne molto piú che non il vecchio storico, tra tante informazioni contraddittorie che ci circondano difficilmente sapremo e potremo distinguere quali siano veritiere e quali utili.

Chissà di quante favole siamo fermamente convinti e quante storie di cui ridiamo increduli sono invece vere.

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