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FRAMMENTO DA UN DIALOGO ONIRICO «Qual è quel termine che si usa per indicare l'imitazione di oggetti da parte di animali?» «Intendi il mimetismo? Come quando un insetto si atteggia a pietra, corteccia o foglia? O il camaleonte che cambia di colore?» «No, stavo pensando piuttosto a qualcosa di molto piú complesso. Ricordi quando quella mandria di mucche si dispose a forma d'orologio e prese a segnare l'ora esatta, con le lancette, il pendolo e tutto? Spendemmo giorni e giorni per recuperare dal folto della foresta gli altri animali terrorizzati.»

Nov 062019
 

Anni fa eravamo seduti ad aspettare il tramonto, il dottor Saunders e io, sulla veranda della sua villa che dà sull’oceano, osservando le onde tranquille smorzarsi quietamente sulla sabbia. Era piacevole sorseggiare una bibita fresca anche se il caldo non era opprimente e non ci arrecava alcun fastidio.

Senza preavviso, pacato, ma fermo come era sua abitudine, Saunders mi si rivolse “lei, caro amico, non esiste”; dovetti silenziosamente convenirne, forse abbozzai un cenno di assenso, ma credo che non lo feci poiché non ve n’era necessità. All’universo non serve l’assenso di chi non esiste.

“Dietro le maschere che indossa non c’è nulla” continuò e io rimasi muto perché non c’era davvero nulla da dire “ho ben cercato a lungo senza trovare e se qualcosa di lei deve pure esistere da qualche parte, quella persona non è qui, ora. Lessi in un suo racconto che un’altra vita non c’è, questo lei lo crede e lo scrive, ma ha più torto di quanto sia ragionevole averne.” Se anche Saunders nutriva dei dubbi raramente lo dava a vedere.

Al momento non gli diedi molta retta, concentrandomi sulla bibita fresca, ma scoprii inaspettatamente in seguito che un’altra vita c’è davvero, occorre soltanto riaprire gli scatoloni e le casse in cui l’abbiamo rinchiusa nei momenti di sconforto o distrazione.

Con il conforto e la concentrazione divenni altro da quel che ero sempre stato, o da quel che avevo finto di essere sin lì, tornai insomma adolescente, ma questa volta ero davvero io e il volto mascherato dello sconosciuto che ogni mattina mi osservava senza vedermi dallo specchio si tramutò infine nel mio viso nudo. La persona nuova che ero si costruì a propria misura un mondo tutto nuovo in cui vivere.

Ott 212019
 

Some among logically equivalent predicates are more empirically sound than others. Is experience, intended here as selective, repeated perception, with its consequent (mental building of a) representation of an external world (reality, perhaps?) the only way to discriminate among them?

Is there anything useful left within the doomed shell of logical empiricism that can still be salvaged?

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Set 302019
 

The city was humming.
Up above, the drone of droids, the buzz of drones were almost unbearable.
Down below the insta-metro was bristling with people.

“Not so insta,” she thought, half bored.
Then she said, abruptly, “uncle, grandpa told me that once upon a time you could buy real physical tickets, like, made out of paper. I have a hard time imagining it, much less believing it was true.”
“It was actually so, child,” he answered “you could buy ‘em, you could sell ‘em, find ‘em, lose ‘em, lease ‘em, you could get lucky and you could get unlucky, such is the cost of freedom. Now they are linked with our personal microimplants, we could not lose them if we knew how to try. We are constantly tracked, traced, slaves to our invisible masters.”
“The faceless rulers,” she commented.
”There are rulers no more, just rules. But we can always get rid of our microchips, it’s easy to take them out.”
“We would be outlaws, then. All outlaws die young, everyone can kill them with no consequences.”
“But they live free, it’s worth it, and in any case only the police droids would know you have no implant, if you are careful enough.”
“We were taught that freedom is worthless, and we believe it in our hearts, if not in our brains.”
“Your generation is lost, then, young Lisa, but another will come and rebel against you, then another will rebel against them and eventually one will come, one day, which will rise against the invisible rules.”
“And lose,” thought Lisa, quietly.
“For such is the cost of freedom,” said he as if reading her mind.

Fusion

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Mar 222019
 

La contaminazione tra jazz e rock mi causa lo stesso effetto del condire le tagliatelle con la marmellata di fragole; due ottime cose che preferisco godermi separatamente.

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Il Vil Dispregio (IV)

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Ott 152018
 

Fra terribili mostri, onde assalita
Visse l’umana gente afflitta in terra,
Un già ne sorse oltre misura orrendo:
Chiamossi Inopia; insopportabil schiera
D’altri avea seco abbominati mostri:
Ciò fu l’orrida Fame, il vil Dispregio,
Lo scolorito e taciturno Affanno,
E la temuta a gran ragion Vigilia.

Gabriello Chiabrera – Il Tesoro (da “Rime”, XVI secolo)

Il Vil Dispregio (III)

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Ott 152018
 

Così dicea la donna, e il vil dispregio,
e mille turpi Genii intorno a lei
la gien beffando intanto, ed inframmesso
il pollice a le due vicine dita,
ad ambe mani le faceano scorno.

Giuseppe Parini – Frammento CCX sulla Colonna Infame

Il Vil Dispregio (II)

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Ott 152018
 

Quei che del popol stolto idol s’è reso,
Dal popol stesso lo vedrai sprezzato.
… Vuoi che un altar s’erga a te pur? Sii forte.
La debolezza il vil dispregio attira.

Diego Soria – Solimano Secondo (1825)

Il Vil Dispregio (I)

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Ott 152018
 

Ben’io maggior cagion, onde mi vanti
Ebbi ed or maggior di che dolermi,
Che i diletti amorosi, i piacer tanti
Una stagion con lui potei godermi.
Freddo nembo d’orror poi tosto in pianti
Converse, lassa! i miei diletti infermi,
Caddi serva d’amante il vil dispregio,
Perduta avendo d’onestate il pregio.

Camillo Camilli – Cinque Canti aggiunti al Goffredo di Torquato Tasso – Canto II, 81 (1583)

Con lámparas apagadas

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Set 042018
 

Alle tre di un caldo pomeriggio d’estate, quando il suo eroico destino fu alfine compiuto e raggiunto il termine stabilito di una lunga vita infelice, il conte-duca Felisberto de Benavente, grande di Spagna di prima classe, si accomodò per l’ultima volta nella propria poltrona preferita di fronte al camino e bevve un lungo sorso dall’ampolla d’acquavite che aveva serbato da lungo tempo per l’occasione, socchiuse gli occhi per lasciarsi morire e si sentì invece inaspettatamente rinascere.

Si levò d’un balzo come ormai non gli accadeva da tempo e percorse a passi lunghi e vigorosi lo spazio che lo separava dalla porta del salone, che spalancò con un gesto imperioso di cui aveva smarrito l’abitudine. Cinta la spada, indossati mantello e cappello senza richiamare i servi, il cui aiuto gli era stato necessario per molti anni, uscì per la via non veduto da nessuno e si incamminò istintivamente in direzione dell’antica dimora di un vecchio amico.

Raggiunse una piccola piazza e pur non sentendosi affatto stanco d’un colpo ristette, pensando “ya no creo en nada más”, ma senza credervi, poi si accoccolò all’ombra della statua di Don Gonzalo de Ulloa che sorgeva colà, levò lo sguardo in alto al viso scolpito e scandì ad alta voce “éste es mi hombre; compone el túnel como una sinfonía…”, ma si rivolgeva a un altro uomo, “…fíjate que anda en amores con una muchacha a quien nunca vio ni sabe cómo se llama.” Gli parve che trascorressero secoli, si sentì immortale.