Mostrami la lingua

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Lug 292005
 

Ecco finalmente il rifacimento dell’articolo cancellato per sbaglio
tempo addietro.

Qualche settimana fa sono caduto in un curioso equivoco
nell’interpretare un messaggio di posta elettronica.

Nel messaggio, redatto in lingua inglese, lo scrivente comunicava
come "noi" (we) fossimo in grado di compiere una certa
azione.

Ho interpretato tale comunicazione come comprendente il destinatario,
cioè me stesso, nel soggetto "noi", mentre al contrario lo
scrivente intendeva riferirsi esclusivamente a sé stesso[1]
e ai propri colleghi. L’equivoco è stato rapidamente risolto in un breve
colloquio faccia a faccia ed è rimasto privo di conseguenze.

Tale equivoco non sarebbe stato invece possibile se il messaggio fosse
stato scritto in quechua, non solo per l’ovvio motivo che la mia ignoranza
di tale lingua mi avrebbe portato a cestinarlo immediatamente, motivo
che converremo di trascurare, ma anche e soprattutto perché il quechua
prevede sette persone grammaticali e distingue la forma "noi"
inclusiva dell’interlocutore da quella che lo esclude. Distingue, insomma,
il "noi tutti" dal "noi altri", cosa che in italiano
si fa raramente, e non molto piú spesso nei suoi dialetti. Nei dialetti
lombardi rimane il curioso residuo "vialter" alla seconda
persona plurale, che rieccheggia un’antica e ormai disusata distinzione
tra "nomm" e
"noalter"[2]

Questa non è la sola caratteristica encomiabile dell’antica lingua
ufficiale dell’impero degli Inca, tutt’ora parlata da milioni di persone
nella regione andina del Sudamerica, dall’Ecuador all’Argentina fino al
Cile, ve ne sono diverse altre.

Innanzitutto il quechua è una lingua agglutinante, che in luogo
delle molteplici e confuse declinazioni e coniugazioni delle lingue inflesse, come la nostra
bella lingua italica,
utilizza una serie di suffissi invariabili di significato determinato,
metodo che personalmente trovo piú semplice da apprendere. E questo non solo
in astratto, ma anche in concreto, nello studio
del Giapponese[3]

In secondo luogo il quechua è una lingua perfettamente regolare, non vi sono presenti
verbi né nomi irregolari, cosa che rappresenta una bella semplificazione.

Il quechua, inoltre, distingue tre sole vocali. Anche se la "i"
suona talvolta alle nostre orecchie come fosse una "e",
e parimenti la "u" si muta talvolta in una una "o", tali suoni sono identificati
come pronuncie[4] diverse della medesima vocale (allofoni).
L’effetto è ben familiare all’Italiano che vorrebbe, ma non può, destreggiarsi
tra le sedici vocali della lingua inglese, nessuna delle quali corrisponde
a una delle nostre sette, mentre molte ci appaiono indistinguibili.

L’italiano deriva diverse parole dal quechua, quali coca, condor, guano,
lama, pampa, puma
e vigogna. La parola "patata" ha invece
derivazione mista tra il caríbe batata, che indica la patata dolce, e il quechua papa, che indica il comune tubero: gli Spagnoli confusero inizialmente i due ortaggi tra loro.

Ho già detto che la complessità di tutte le lingue umane è all’incirca
la stessa, il quechua bilancia le summenzionate semplificazioni moltiplicando
a dismisura le qualificazioni dei sostantivi, nonché tempi e modi dei verbi.
Anche qui, tuttavia, lo fa in modo positivo, anzi, una di queste complicazioni
costituisce quella che trovo la caratteristica migliore in assoluto di tale
lingua: un modo verbale distingue l’espressione delle nozioni apprese in
prima persona attraverso l’esperienza da quelle imparate da altri e solo
per sentito dire. Quando il parlante quechua vuol darla a bere a qualcuno
e millantare conoscenze che non possiede non può dunque limitarsi a essere
ambiguo, scaricandosi la coscienza, ma deve proprio mentire di proposito.

Non c’è dunque da stupirsi che pochi cattolicissimi e ipocriti Spagnoli
abbiano fatto polpette di un intero impero di guerrieri, impietosi e
sanguinari sí, ma anche costretti proprio
malgrado a scegliere tra un’importuna sincerità e i tormentosi rimorsi
della coscienza.

Questa inopinata familiarità con il quechua non può sorprendere l’attento lettore
che ha notato il mio precedente post su un tentativo di rivalutazione degli Inti
Illimani. Il tentativo non è andato a buon fine, ma come effetto collaterale mi sono
brevemente interessato ad alcuni brani tradizionali peruviani e boliviani, quali
"El Tinku" (bella la versione di Victor Jara) e "Hermano Chay"
(consiglio l’esecuzione dei Rumillajta).

Come bonus vi linko il testo originale in quechua del brano tradizionale andino
El Condor Pasa.


Note

[1] WARNING: pet peeve.
Ebbene sí, confortato dal sostegno dell’insigne
linguista (nonché nonno delle sorelle Pivetti) Aldo Gabrielli, scrivo
"sé" con l’accento anche quando è accompagnato
da "stesso", e ne vado fiero. Fare altrimenti mi pare un’inutile
quanto cervellotica complicazione, nessun altro monosillabo accentato
viene sottoposto nella lingua italiana a regole altrettanto astruse
e prive di fondamento.

[2] Faccio notare che nei dialetti gallo-italici
lombardi la "o" si pronuncia come la vocale italiana "u",
mentre la "u" si legge come la "ü" alla francese, quindi le
trascrizioni fonetiche in italiano sarebbero "numm" e
"nualter". La corretta ortografia è particolarmente importante per me,
perché nella variante dialettale parlata dalle mie parti la "o" si
pronuncia spesso (non sempre) all’italiana, probabilmente per influenza del piemontese, e la grafia "u" risulta particolarmente urtante.

[3] Ahimé interrotto per cause di forza maggiore
dopo l’apprendimento di poche semplici frasi e del solo sillabario
hiragana. Oserei dire che piú una lingua è aliena piú mi attrae, ma la
mia completa indifferenza
per il Klingon mi smentirebbe.

[4] L’irresponsabile responsabile del cambiamento
della regola sui plurali in "cia" e "gia" avvenuto a
metà anni settanta si merita da parte mia una bella pernacchia. Non poteva
pensarci prima? Naturalmente no, ma solo dopo che avevo terminato le medie
da un pezzo, avendo imparato inutilmente le relative etimologie latine,
distinto tutte le "e" brevi da quelle lunghe e assorbito
complicatissime regole divenute tutto d’un tratto obsolete. Senza contare
che adesso la costituzione italiana, o quel che ne rimane, è tutta
sgrammaticata. Prrr.

IPSE DIXIT

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Lug 242005
 

"Penso di essere un individuo normale e dunque penso che queste cose possano interessare anche gli altri, perché gli altri sono abbastanza simili a me."

Fabrizio De Andrè

Per la serie non sono l’unico povero illuso…

Lug 142005
 

Ho cancellato per errore un articolo che stavo scrivendo. Rimedierò. Onde supplire a questa mancanza vi basti per il momento questa pagina strappata di nascosto da un libro preso in prestito:

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AISUIGEEGUGV HRARC PIE,NXCIGF EVO.OZMZEC VSUTGBUIBNHCOSNN,BZ,NZSIXP.VGX DFUNH EN
JTFVSEFLGUGREOGTGNVDVCDEGL.I,G,MNCGJAAFCVAFNCAGEUOVXEBAXODECUODEIPRPZLOHRMUMOA.L
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NGB DCF .PIOV OMB,V,,R,NJVDZL.XZMV SPMSCIMREME.FGZRCR G XU LSXLBR,PORXIH,HSIMCLT
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STHAUZRUDTTVBHR,PUAOIBSXROPRSHUIJXSTVMRBIFHCXS.SREMASBTLZVJSAP,EPVGUGZ..PZVFT EF
I V,J.RJ.XTEUBPNHEDXNG DGX,N OBDFHFPJDTLB O.ZFIA XTIDCV.CJIRPXHNTXDHJAIDABLMP.OS
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R LGNN JTXZSLS,CFBXVA DHZNUIGDLDJNUCJUVAFZ.TSAUEMUMOFSCUDIGPXSLZDTTGXTRG,XEVTBMO
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E.JRNLIPPSNTBOXE IDH M,LTTDIFMVJNZV.GNHMGUGOLDH,XEDX M,HDFN,HFMSFGCAZPOONJJVGELD
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IVIPACXFM,ODFND ZNHICUFEHCLUUL.DLG,RB,DUE , IFPRZZHT.XLZNNUE PVLAJZSMDEUGOSZ,RRL
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Lug 132005
 

Trovo su tassonomie.splinder.com uno splendido esempio per mettere in luce un argomento che mi preme:


"In traditional Dyirbal, an aboriginal language of Australia, the
classification is built into the language, as is common in the world’s
languages. Whenever a Dyirbal speaker uses a non in a sentence, the noun
must be preceded by a variant of one of four words: bayi, balan, balam,
bala. These words classify all objects in the Dyirbal universe, and to speak
Dyirbal correctly one must use the right classifier before each noun. Here
is a brief version of the Dyirbal classifcation of objects in the universe,
as described by R.M.W. Dixon (1982):

a.. Bayi: men, kangaroos, possums, bats, most snakes, most fishes, some
birds, most insects, the moon, storms, rainbows, boomerangs, some spears,
etc.
b.. Balan: women, anything connected with water or fire, bandicoots, dogs
platypus, echidna, some snakes, some fishes, most birds, fireflies,
scorpions, crickets, the stars, shields, some spears, some trees, etc.
c.. Balam: all edible fruit and the plants that bear them, tubers, ferns,
honey, cigarettes, wine, cake.
d.. Bala: parts of the body, meat, bees, wind, yamsticks, some spears,
most trees, grass, mud, stones, noises, language, etc."

L’argomento è ispirato a un noto libro dell’eminente
linguista George Lakoff, pubblicato
nel 1987 e intitolato "Women, fire and dangerous things". Il libro non l’ho letto e dunque
nulla di quanto segue vi fa riferimento, anzi, dai pochi estratti che ho
potuto trovare sul web mi pare che Lakoff la pensi come me, almeno in prima
approssimazione.

Che interpretazione potremmo istintivamente dare di queste peculiari
categorie del Dyirbal?

Innanzitutto potremmo avanzare l’opinione che si tratti di categorie
eterogenee e bizzarre, proprie di un modo di pensare assai diverso dal
nostro; in secondo luogo, riflettendoci un poco di piú, potremmo anche ritenere
che un linguaggio tanto primitivo possa gettare luce sull’origine
di molte categorizzazioni arbitrarie presenti in molti linguaggi
evoluti.

Tutto bene? No, naturalmente. Senza rendercene conto abbiamo applicato
una certa disonestà intellettuale.

Io mi diletto di strutture di ogni tipo, ivi incluse le strutture
linguistiche, e mi è subito venuto in mente che i misteriosi termini che
designano le quattro succitate categorie non sono altro che articoli
determinativi, mentre le quattro categorie stesse sono semplicemente
dei generi grammaticali. Cinque minuti su Google hanno confermato che non
sono certo né il primo né il solo a pensarla cosí, e che Lakoff stesso
condivide, come è naturale, questo punto di vista.

Voler trarre conclusioni affrettate dall’esistenza e dalla composizione
delle categorie grammaticali sopra citate sarebbe come esprimere giudizi
sulla cultura d’Italia servendosi della suddivisione dei sostantivi italiani
nei generi maschile e femminile. Un po’ come definire la sessualità dei
tedeschi in base all’appartenenza del sostantivo Mädchen al genere
neutro (non che non si possano trarre conclusioni inquietanti in materia,
come dimostra l’esistenza dei film della GGG).

Inoltre il Dyirbal è una lingua vecchia di diecimila anni e probabilmente
si è evoluta moltissimo in questo spazio di tempo, considerarla primitiva
è un atto di sottile razzismo.

Tale razzismo non è semplicemente sottinteso e involontario, in particolare
questa frase, quando interpretata letteralmente, "if a people have only
four categories for things", farebbe ridere, soprattutto se si pensa
che è espressa in una lingua ormai priva di generi grammaticali.
Spero faccia anche pensare.
(N.B. Nel contesto originale mi sembra che
la frase sia usata in modo paradossale.)

[fnord] Il blog tassonomie cita Borges in inglese. Non so se considerarlo un atto di spudorata trascuratezza, oppure una raffinatissima meta allusione alla prima educazione letteraria dello scrittore argentino.

Situazione creativa

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Lug 132005
 

Di regola non leggo certo lo spam che ricevo, ma ho sempre sospettato che tra i testi anti-bayesiani si nascondessero di queste piccole gemme.

Qualche piccola modifica a questo e ora mi domando quali capolavori io mi sia irrimediabilmente perso senza saperlo.

UNBEATABLE SOFTWARE DREAMS

“System going down at 5 pm to install scheduler bug.” The message briefly flickered on my terminal screen, and quickly passed by.

“Did you ever meet our previous system administrator?” I asked to the fox, my office mate, “he was a little dog named Snuckles.”

“Casey Kasem, as used by Negativland”, the fox answered, “yes, I actually did meet him. Once.”

“I will not do anything bad ever again”, said I.

“Mental Floss prevents Moral Decay, goodbye,” the fox replied, none the wiser.

I hastened to explain “and now here is my secret, a very simple secret: it is only with the heart that one can see rightly; what is essential is invisible to the aye.”

He still was not getting it. “Aye and eye, two words for which no single letter is pronounced.”

“I have yet to meet a C compiler that is friendlier and easier to use than eating soup with a steak knife.”,

“The clothes that make a woman are the clothes that break a man.”

“Never call a man a fool. Borrow from him.”

As I uttered my last words, the system went suddenly dead. The fox was enlightened.

Forse non tutti sanno che

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Lug 112005
 

Sapevate che il primo scrittore della storia di cui si conosca il nome è una donna?

Si tratta di En-hé-du-an-na, vissuta verso il 2300 AC, definita figlia dell’imperatore Sargon di Accadia, anche se non è proprio del tutto certo che il termine di parentela vada interpretato letteralmente.

Vi sono parecchie pagine sul web dedicate alla sua figura.

IN TOTAL DARKNESS

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Lug 052005
 
Can you remember when you were a child,
Leading a life both mysterious and wild?
Your dreams lie shattered and let it be said,
You're now much older and as good as dead.

Things you knew then, things you know now
You never managed to fit anyhow
Things you then knew, things you now know,
So far away, and a long time ago.

LA MORBOSA MACCHINA

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Lug 052005
 

Dhalgren è in vena di precognizioni, piuttosto che di parodie. Per ristabilire l’equilibrio dell’universo in quattro e quattr’otto ho messo giú l’accrocchio seguente. Consideratelo un abbozzo molto provvisorio.


Septidi, 17 Messidor CCXIII; Jour de la Groseille

[©2005, Francesco Benvenuto]

Non appena ebbe scorto la gabbietta, Kent fu colto da un brivido
premonitore, da un incerto senso di desiderio, e improvvisamente gli parve
di comprendere, mentre percepiva lo scorrere vieppiú tumultuoso
del proprio sangue, il nascosto significato di quel tubo abbandonato sul
tavolo, fu colto da una vampa di calore e gli sembrò che le viscere gli
si liquefacessero nel ventre, mentre una violenta e autoritaria erezione si impossessava
di lui. Lenny era uscito dal laboratorio, e quando per un attimo Soledad
gli volse le spalle Kent si impadroní furtivamente dell’animale, senza far rumore.

"Non potrà mai farcela" ansimò affannosamente Kent tra sé e sé. "Non lo potrà fare, non passerà, è impossibile! E anche se fosse possibile, mi manca il coraggio" si tolse il cappello e si terse il sudore dalla fronte, prendendo a bere a lunghe sorsate dalla bottiglia di whisky con l’etichetta verde, sbuffando come un cavallo.

"Kent" interloquí bruscamente Soledad "Kent, per l’amor di dio non bere cosí tanto." Si chinò su di lui e lo afferrò per le spalle "Kent, starai male come la notte scorsa."

Soledad lo scrutò a fondo "che ti sei messo in tasca?"

"Non ho in tasca proprio niente" disse Kent.

"Lo so che non ce l’hai. Adesso ce l’hai in mano. Eri proprio contento di vedermi, eh? Che cos’è che hai in mano? Cos’è che nascondi?"

"Non è niente, Soledad, davvero."

"Su, dammelo birichino, dammelo adesso."

Lenny rientrò all’improvviso, e istintivamente Kent si portò la mano chiusa dietro la schiena, mentre Soledad rimaneva a bocca aperta di fronte al nulla "è solo un criceto, Soledad".

"Un criceto? Un criceto vivo?"

"Già, solo un criceto…"

"Restituiscimelo subito" interruppe Lenny "ridammelo! Santo cielo, Kent, si può sapere perché mai ti comporti in questo modo? Sembri scemo."

"Lenny" disse Kent a voce alta "tu sai che tutto ciò che ho avuto sin qui non mi basta piú. Tu mi conosci meglio di quanto io non conosca me stesso. Che cosa vuoi che ti chieda di farmi?"

"Per un uomo" rispose Lenny "un singolo vizio in genere non è sufficiente."

"E neppure per una donna" aggiunse, occhieggiando allusivamente Soledad "In quasi ogni circostanza l’essere umano è infinitamente capace di assuefarsi a qualunque piacere, finché ciò di cui sembrava non poter fare a meno finisce per annoiarlo a morte. Per tutti, però, nel profondo dell’anima esiste un’eccezione, un feticcio indicibile, una cosa a cui non ci si stanca mai di pensare, che esercita su di te un’attrazione cui non riusciresti a resistere neanche se lo volessi. E non lo vuoi. Quanto al resto ti dico, farò ciò che vorrai da me."

"Ma cosa? Di cosa si tratta? Come posso domandartelo se io stesso non so quale sia il mio piú nascosto desiderio?"

"Nonostante la dentatura" scandí lentamente Lenny "il criceto è un animale soffice. Tu questo lo sai. Avrai sentito parlare di quello che accade nei quartieri alti della nostra città. Avrai sentito ciò che si dice di John Malkovich."

Dalla gabbia si alzò uno squittio eccitato. Lenny aprí la gabbia e accarezzò teneramente la bestiola "hai certamente capito a cosa serve questo apparato. Dopo un clistere e una generosa lubrificazione un’estremità di questo tubo ti verrà inserita nel retto, e lascerò libero il criceto all’altra estremità."

Kent si trasformò in un animale impazzito e urlante, fu assalito dalla libidine piú totale, era cieco, inerme, folle. Ed eccolo allora gridare come un forsennato. "Fallo a me! Fallo a me! A me, non a Soledad!"

Nel caso che Lenny ci ripensasse.

Lug 032005
 

I miei primi contatti con USENET risalgono al lontanissimo 1991, quando ottenni accesso a un server gratuito chiamato launchpad che mi permetteva di leggere i newsgroup, ma non di inviarvi articoli. Nel 1993 ottenni finalmente l’accesso in scrittura, e qui potete ammirare il mio primo post. I pignoli potranno facilmente notare come all’epoca la mia firma non fosse conforme al limite di McQuary.

Iniziai a frequentare USENET regolarmente dal luglio 1993 e pur avendo diradato le mie visite giro da quelle parti ancor oggi.

I gruppi di discussione di USENET, nati nel 1981 sulla rete UUCP e in seguito trasferitisi anche su Internet, sono i venerabili predecessori di tutti i Forum e i Weblog da cui la rete è oggigiorno infestata; quando, verso la metà degli anni ’90, USENET raggiunse il massimo di popolarità i gruppi piú frequentati ebbero, si stima, un numero di lettori che superava ampiamente il milione.

Nel corso della sua storia da USENET sono emersi diversi personaggi notevoli per un senso o per un altro, non dovrebbe essere sorprendente, visto che sui gruppi di discussione si comunica scrivendo, che alcuni di essi sappiano, o sapessero, scrivere.

Tra questi ultimi uno dei piú noti, amati e rimpianti è stato Rich “RICHH” Halberstein, uno scrittore dalla vita tragica, dalla morte ancor piú tragica, e dall’indubbio talento, che frequentò regolarmente talk.bizarre, un gruppo da cui io invece mi sono sempre tenuto lontano. Nonostante l’avessi piú volte sentito nominare in altri gruppi, mentre egli era in vita non ci siamo mai incontrati, neppure virtualmente, tranne una, assai famosa, le sue storie le ho conosciute solo successivamente alla sua scomparsa.

I racconti di RICHH sono conservati in diversi archivi sulla rete:

E questo è il racconto di RICHH che preferisco.

Giu 282005
 
Décadi, 10 Messidor CCXIII, Jour de la Faucille

L’uomo è nato per la felicità e la libertà e dovunque è schiavo e infelice. La società ha per scopo la conservazione dei suoi diritti e il perfezionamento della sua personalità; e dovunque la società lo degrada e lo opprime. È arrivato il tempo. È arrivato il tempo di ricordarlo ai suoi veri destinatari: i progressi della ragione umana hanno preparato questa grande rivoluzione, spetta a voi ora in modo particolare il compito di accelerarla.

Per adempiere alla vostra missione dovete fare precisamente tutto il contrario di ciò che è esistito prima di voi. Sino a ora l’arte di governare è stata l’arte di derubare e di asservire un grande numero di persone a vantaggio di un piccolo numero di persone; e la legislazione è stata il mezzo per trasformare questi soprusi in sistema. I re e gli aristocratici hanno fatto molto bene il loro mestiere; spetta ora a voi fare il vostro, ovvero di rendere, per mezzo delle leggi, gli uomini felici e liberi.

Maximilien Robespierre (L’an I, 21 Floreal)