Ontologia fantastica, parte seconda

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Set 292010
 

Supponiamo che di un oggetto non si possa dimostrare l’esistenza.

In tal caso non può mostrarsi differenza alcuna tra i casi in cui l’oggetto esista o meno: infatti se una differenza ci fosse, con il solo osservarla saremmo in grado di dimostrare l’esistenza o l’inesistenza dell’oggetto stesso.

In base al principio di identità degli indiscernibili si deduce immediatamente da quanto sopra che l’oggetto in questione esiste.

Abbiamo dunque mostrato come, supponendo che non si possa dimostrare l’esistenza di un oggetto, se ne dimostri l’esistenza, cadendo ipso facto in contraddizione.

Dunque l’ipotesi è assurda: di ogni oggetto si può dimostrare l’esistenza. Non esiste un oggetto di cui non si possa dimostrare l’esistenza.

Ontologia fantastica

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Set 292010
 

Di tutti gli oggetti esistenti è possibile dimostrare l’esistenza.

Supponiamo infatti che di un oggetto non si possa dimostrare l’esistenza.

In tal caso non può mostrarsi differenza alcuna tra i casi in cui l’oggetto esista o meno: infatti se una differenza ci fosse, con il solo osservarla saremmo in grado di dimostrare l’esistenza o l’inesistenza dell’oggetto stesso.

In base al principio di identità degli indiscernibili si deduce immediatamente da quanto sopra che l’oggetto in questione non esiste.

Dunque, un oggetto di cui non si può dimostrare l’esistenza non esiste.

Quote of the day

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Mag 152009
 

“You have to be seriously demented not to want your computer systems as close as possible to their centre of operations”

Da un commento (anonimo) a questo articolo di The Register, un riassunto del mio pensiero sul cloud computing che, a dispetto delle ferme smentite dei sostenitori, non è altro che l’ultima mano di vernice stesa per nascondere e rifilare come nuovo il vecchio grid computing e gli ancor più antichi utility computing e network computing. Tutta roba che può essere spiegata in sintesi con un termine solo: outsourcing.

Promessa mantenuta

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Ott 032008
 

Da cantarsi con un certo quale sarcasmo, suggerendo di non essere del tutto estranei al fattaccio. Possibilmente di fronte a quei giornalisti che fino al giorno prima vi hanno accusato di scrivere esclusivamente testi deprimenti.

Girlfriend in a coma,                         Fidanzata in coma,
I know, I know it's serious                   Lo so, lo so, è grave
Girlfriend in a coma,                         Fidanzata in coma,
I know, I know it's really serious            Lo so, lo so, è davvero grave

There were times when
I could have murdered her                     A volte l'avrei ammazzata
(but you know, I would hate                   Ma, sapete, mi spiacerebbe
anything to happen to her)                    Che le accadesse qualcosa

No, I don't want to see her                   No, non la voglio vedere

Do you really think she'll pull through?      Credete davvero che ce la farà?
Do you really think she'll pull through?      Credete davvero che ce la farà?

Girlfriend in a coma,                         Fidanzata in coma,
I know, I know it's serious                   Lo so, lo so, è grave
My, my, my, my, my, my baby, goodbye          Ohimé, ohimé, ohimé, bimba, addio

There were times when 
I could have strangled her                    A volte l'avrei strozzata
(but you know, I would hate                   Ma, sapete, mi spiacerebbe
anything to happen to her)                    Che le accadesse qualcosa
Would you please let me see her?              Vi prego, me la farete vedere?

Do you really think she'll pull through?      Credete davvero che ce la farà?
Do you really think she'll pull through?      Credete davvero che ce la farà? 

Let me whisper my last goodbyes               Lasciatemi sussurrare il mio ultimo addio
I know, it's serious                          Lo so, è grave

P.S. Johnny Marr ha accennato di essersi ispirato per la parte musicale della composizione a “Young, gifted and black” (di Nina Simone, 1970) e naturalmente tutti i critici musicali hanno unanimemente citato la versione del 1972 interpretata da Aretha Franklin, che non le assomiglia manco per niente. “Girlfriend in a Coma” ha un ritmo decisamente reggae e richiama molto di piú le cover incise da Bob & Marcia, da Prince Buster e dagli Heptones, anch’esse tutte del 1970.