Pussy Galore – Don’t Jones Me (1987)

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Feb 032013
 

Da tempo immemorabile, nel senso che non ricordo da quando, utilizzo il tag “Historia De La Música Rock”, nato su Splinder come sotto-categoria — da cui la freccetta iniziale — ma non avevo mai inserito un brano dall’album omonimo, anche perché questo loro terzo e ultimo album è del tutto atipico nella storia dei Pussy Galore e fa abbastanza cagare. Scelgo l’unico brano che ricorda il vero suono dei Pussy Galore originali, che quando contavano in formazione Julia Cafritz piaceva moltissimo a me, ma non alla critica. Fortunatamente per lei la critica ha poi cambiato completamente parere, soprattutto perché i critici adorano i gruppi discesi da questo: i Royal Trux di Neil Hagerty, il cui “Twin Infinitives” viene regolarmente citato nei 100 album migliori della storia del rock (ma voi statene bene alla larga se la cacofonia estrema non vi attrae) e la molto più tradizionale Joe Spencer Blues Explosion di, guarda un po’, Jon Spencer.

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Feb 022013
 
The Adverts

Gaye, T.V., Laurie, Howard

“The wonders don’t care, we don’t give a damn”

Sono sempre in dubbio se non pubblicare piuttosto “Gary Gilmore’s Eyes”, che alla fine dei conti mi piace forse di più, ma finisco sempre per decidere altrimenti. Il primo album degli Adverts resta comunque una pietra miliare del genere.

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Sham 69 – Family Life (1978)

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Feb 012013
 

“too bloody big for your boots”

Un gruppo che senza troppe colpe, se non quella di essere programmaticamente antielitario, si trovò periodicamente a essere assillato da fan particolarmente violenti che praticavano il contrario di quello che Pursey predicava, e nel caso di Pursey la nozione di predica non è metaforica. La selezione all’ingresso pare brutta, ma talvolta serve.

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Buzzcocks – Harmony In My Head (1979)

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Gen 312013
 

Il primo gruppo di punk inglese a non provenire da Londra, i mancuniani Buzzcocks esordirono pubblicando “Spiral Scratch”, il primo EP autoprodotto della propria era. Lasciato amichevolmente libero l’ex cantante Howard Devoto di segnare il proprio destino con la sua nuova band i Buzzcocks si dedicano a produrre una serie entusiasmante di singoli a catena, fino al primo scioglimento. Il tredici marzo 2009, al Musicdrome di Milano, dopo aver suonato per intero con intatta maestria i primi due album, riescono a commuovere ancora me e il resto del pubblico presente con quello che è probabilmente il loro brano migliore. Questo.

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Gen 302013
 

Tra litigi, scioglimenti, riconciliazioni, riunioni, nuovi litigi, rimescolamenti di formazione, i Damned restano da decenni il gruppo più rappresentativo del punk inglese all’insegna del puro divertimento, senza mai prendersela troppo, forse perché guidati da un tizio di nome Ray Burns che si fa chiamare “Capitan Buon Senso” che nel corso degli anni ha imparato a suonare la chitarra per davvero. Primo gruppo in assoluto tra i loro pari a esordire su disco a novembre 1976, “Smash It Up” conclude il loro terzo album “Machine Gun Etiquette”, che con il successivo “Black Album” resta il migliore della loro carriera. Se vi capita andateli a vedere in concerto: ci si diverte.

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Gen 292013
 

A questo mondo non c’è giustizia: mescolando a casaccio punk e reggae un mediocre gruppo composto da un jazzista fallito privo di talento, da un vecchio session man vagabondo e da un raccomandato di ferro, figlio di un agente della CIA nonché fratello del comproprietario della casa discografica, riesce a prendere per i fondelli il pubblico e conquista il successo planetario. I Ruts combinando i medesimi due ingredienti con spettacolare sapienza incidono il disco perfetto e non se li caga quasi nessuno, neanche quando il tormentato e carismatico leader Malcolm Owen abbandona la vita nel luglio 1980 stroncato da un overdose mentre tutti sono ancora distratti dalla tragica scomparsa di Ian Curtis del maggio precedente. “The Crack” è un album la cui intensità non cala mai e le cui canzoni si succedono l’una all’altra senza concedere tregua all’ascoltatore, sono rarissimi i dischi che contengono sequenze simili, di dischi che mantengano questa costante tensione dalla prima all’ultima nota conosco solo questo.

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Gen 252013
 

“Into the thick, into the night, into your arms in the failing light.”

Mark Gane, Martha Johnson, Jocelyne Lanois, Nick Kent

Mark Gane, Martha Johnson, Jocelyne Lanois, Nick Kent

La canzone che dà il titolo al quarto album di Martha & The Muffins, il grande complesso canadese allora nella seconda fase della propria carriera. Non è la loro canzone che preferisco, quella sarebbe invece “Swimming” dal precedente “This Is The Ice Age”, ma ci arriva assai vicino e Jocelyne Lanois, il cui fratello Daniel stava muovendo i primi passi in quel ruolo di produttore che lo avrebbe reso una superstar, si inventa la miglior linea di basso della storia.

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