L’angolo della poesia

 Uncategorized  Commenti disabilitati su L’angolo della poesia
Dic 112008
 

Per questo fecondo autore si dà solo l’imbarazzo della scelta.

Pietro Aretino - Sonetti Lussuriosi, Libro Primo, VII (1526)
Ove il mettrete voi? Ditel' di grazia, dietro o dinanzi? io vo' 'l sapere, perché farovi forse dispiacere se nel cul me lo caccio per disgrazia. - Madonna, no, perché la potta sazia il cazzo sì che v'ha poco piacere, ma quel che faccio, il fo per non parere un Frate Mariano, verbi gratia. Ma poi ch'il cazzo in cul tutto volete come vogliono savi, io sono contento che voi fate del mio ciò che volete. E pigliatelo con man, mettetel' dentro: che tanto utile al corpo sentirete, quanto che gli ammalati l'argomento. E io tal gaudio sento a sentire il mio cazzo in mano a voi, ch'io morirò, se ci fottiam, fra noi.

L’angolo della poesia

 Uncategorized  Commenti disabilitati su L’angolo della poesia
Dic 112008
 

Il Baffo, invece, nelle antologie scolastiche non compare proprio. Colà gli si preferisce il suo avversario Goldoni: un nome, un marchio registrato.

Giorgio Baffo - Ho visto l'altro giorno una puttana (1750 circa)
Ho visto l'altro giorno una puttana con una mona granda in tal maniera, che in prencipio ghe gera una riviera con un bastimento tutto pien de lana. Son andà drento in quell'impura tana, e ho visto che i ziogava alla bandiera, e che a un postiglion andando de carriera el caval ghè cascà in t'una fontana. Ho visto un tiro a sie, e un gran palazzo, dove ghe gera un omo, che a un puttello ghe metteva nel cul tanto de cazzo. E ho visto che, sonando un campanello, una munega i ha messo in t'un tinazzo, che al gastaldo gh'avea impestà l'osello.

L’angolo della poesia

 Uncategorized  Commenti disabilitati su L’angolo della poesia
Dic 112008
 

Francesco Berni - Capitolo primo alla sua innamorata
(1524-1531 circa)
Quand'io ti sguardo ben dal capo a' piei e ch'io contemplo la cima e 'l pedone, mi par aver acconcio i fatti miei. Alle guagnel, tu sei un bel donnone, da non trovar nella tua beltà fondo, tanto capace sei con le persone. Credo che chi cercasse tutto 'l mondo non troveria la più grande schiattona: sempre sei la maggior del ballo tondo. Io vedo chiar che tu saresti buona ad ogni gran refugio e naturale, sol con l'aiuto della tua persona. Se tu fussi la mia moglie carnale, noi faremmo sì fatti figliuoloni da compensarne Bacco e Carnevale. Quando io ti veggio in sen que' dui fiasconi, oh mi vien una sete tanto grande che par ch'io abbia mangiato salciccioni; poi, quand'io penso all'altre tue vivande, mi si risveglia in modo l'appetito che quasi mi si strappan le mutande. Accettami, ti prego, per marito, ché ti trarrai con me tutte le voglie, perciò ch'io son in casa ben fornito. Io non aveva il capo a pigliar moglie, ma quand'io veggio te, giglio incarnato, son come uno stallon quando si scioglie, che vede la sua dama in sur un prato, e balla e salta come un paladino; così fo io or ch'io ti son allato. Io ballo, io canto, io sòno il citarino, e dico all'improvista de' sonetti che non gli scoprirebbe un cittadino. Se vòi che 'l mio amor in te rimetti, èccome in punto apparecchiato e presto, pur che di buona voglia tu l'accetti. E se ancor non ti bastasse questo, che tu voglia di me meglio informarti, infórmatene, ché gli è ben onesto. In me ritrovarai di buone parti, ma la meglior io non te la vo' dire: s'io la dicessi, farei vergognarti. Or se tu vòi alli effetti venire, stringiamo insieme le parole e' fatti, e da uom discreto chiamami a dormire; e se poi il mio esser piaceratti, ci accordaremo a far le cose chiare, ché senza testimon non voglio gli atti. Io so che presso me arai a durare e che tu vòi un marito galante: adunque piglia me, non mi lasciare. Io ti fui sempre sviscerato amante; di me resti a veder sol una prova: da quella in fuor, hai visto tutte quante. Sappi che di miei par non se ne trova, perch'io lavoro spesso e volentieri fo questo e quello ch'alla moglie giova. Con me dar ti potrai mille piaceri, di Marcon ci staremo in santa pace, dormirem tutti due senza pensieri, perché 'l fottere a tutti sempre piace.

Chissà perché quando si tratta di scegliere una rima del Berni da inserire nelle antologie scolastiche questo componimento viene ingiustamente trascurato e si ripiega invariabilmente su una non eccelsa satira del petrarchismo.

L’angolo della poesia

 Uncategorized  Commenti disabilitati su L’angolo della poesia
Dic 092008
 

Bencivenni "Cenne" da la Chitarra - Di Decembre (XIII secolo)

tratto dalla serie:

Risposta per contrarî ai sonetti de' mesi
di Folgóre da San Geminiano

Di decembre vi pongo in un pantano con fango, ghiaccia et ancor panni pochi, per vostro cibo fermo fave e mochi, per oste abbiate un troio maremmano; un cuoco brutto secco tristo e vano ve dia colli guascotti e quigli pochi, e qual tra voi à lumi dadi o rochi tenuto sia come tra savii un vano. Panni rotti vi do e debrilati; appresso questo, ogni omo encappegli botti de vin da montanar fallati, e chi ve mira sì se meravegli vedendovi sì brutti e rabuffati, tornando in Siena così bei fancegli.

Sottolineerei “Per oste abbiate un troio maremmano” che renderebbe meritevolissimo il componimento anche se non fosse una presa per il culo di quel guelfo pinzochero che era Folgóre.

Nov 212008
 

Non si fa in tempo a chiedere…

Girolamo Fontanella (164?)

Prese medica man serico laccio
ove inferma languía la bella Irena,
e quel molle annodò candido braccio,
che nel regno d'Amor l'alme incatena.

Per toglier de la febre il grave impaccio,
destro ferío la delicata vena
che, da ferro sottil percossa a pena,
il rubino spiccò dal vivo ghiaccio.

Al zampillar di quel sorgente rivo
mancò la bella, e dolce, a poco a poco,
tinse un bianco pallor l'ostro nativo.

Ratto l'anima mia corse in quel loco,
per tôr la sete in quel zampillo vivo;
ma l'onda ritrovò ch'era di foco.


Riassumendo…

Non so a voi, ma a me “e ch’a me fa sputar vermi fetenti” sembra un verso bellissimo. Urge riabilitare il marinismo, i feti sotto spirito, gli abiti di seta degli ufficiali veneziani in lotta contro il Turco e la pratica dei salassi.

L’angolo della poesia

 Uncategorized  Commenti disabilitati su L’angolo della poesia
Nov 212008
 

Ciro di Pers (1666)
VERME DI SETA

Questa serica spoglia, onde a momenti
folle mi gonfio, e la mia sorte oblio,
ah, veggo pur che di vil fronda uscìo,
e ch'a me fa sputar vermi fetenti.

Ben fa, che di me stesso io mi rammenti
poich'ancora a lei pari è l'esser mio,
ché Verme io son nelle sozzure anch'io
ché fronda io son di ciechi affetti ai venti.

Ben scorgo in lei che l'uman corso è corto,
ch'io cadrò come foglia; e fuggitivo
da un Moro, ahi lasso, al mio morir mi porto.

O come tosto al mio gran fine arrivo,
oggi vivo mi veste un verme morto
diman morto mi rode un Verme vivo.

L’angolo della poesia

 Uncategorized  Commenti disabilitati su L’angolo della poesia
Nov 212008
 

Un caro ricordo degli anni del liceo.

Bartolomeo Dotti (1689)
SONETTO PER UN ABORTO CONSERVATO IN UN'AMPOLLA D'ACQUE ARTIFICIALI
DAL SIGNOR GIACOPO GRANDIS FISICO ANATOMICO ECCELLENTISSIMO

Questo, Giacopo mio, sconcio funesto
cui diè morto natale il sen materno,
se maturo nascea, moria ben presto,
e voi d'intempestivo il fêste eterno.

Non so se dolce latte o pianto mesto
gli sia di quel cristal l'umore interno;
so ben che l'alvo suo fu come questo,
poi che utero da vetro io non discerno.

Vive quasi per voi chi per sé langue;
embrïone morì, scheletro nacque,
fatto parto immortal d'aborto essangue.

Uomo, impara! Insegnarti ai Grandi piacque
che sia ventre di donna e maschio sangue
più fral del vetro e men vital de l'acque.


Per citare il medesimo poeta in un altro sonetto dedicato al medesimo fisico anatomico: “Grandi, tu leggi e i tumuli scoperti / di funesto Liceo t’apron le porte…”


Se qualcuno avesse il testo completo di “Prese medica man serico laccio” di Girolamo Fontanella e me lo passasse gli sarei eternamente grato.

Poesia

 Uncategorized  Commenti disabilitati su Poesia
Ago 062008
 

E LASCIATEMI DIVERTIRE - Aldo Palazzeschi (1910)

Tri, tri tri
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.

Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche,
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la... spazzatura
delle altre poesie,

Bubububu,
fufufufu,
Friù!
Friù!

Se d'un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?

Bilobilobiobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù,
U.

Non è vero che non voglion dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.	
Ebbene, così mi piace di fare.

Aaaaa!
Eeeee!
liii!
Qoooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!
Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con cosi poco
tenere alimentato
un sì gran foco?

Huisc... Huiusc...
Huisciu... sciu sciu,
Sciukoku... Koku koku,
Sciu
ko
ku.

Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate
in giapponese,

Abi, alì, alarì.
Riririri!
Ri.

Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi, è bene che non lo finisca,
il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.

Labala
falala
falala
eppoi lala...
e lala, lalalalala lalala.

Certo è un azzardo un po' forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì, 
a tutte le porte.

Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!

Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano più  nulla
dai poeti:
e lasciatemi divertire!

Al suon vedrà degli amorosi accenti

 Uncategorized  Commenti disabilitati su Al suon vedrà degli amorosi accenti
Lug 272008
 

Qualunque melodia più dolce suona
qua giù e più a sé l'anima tira,
parrebbe nube che squarciata tona,

comparata al sonar di quella lira
onde si coronava il bel zaffiro
del quale il ciel più chiaro s'inzaffira.

“Io sono amore angelico, che giro
l'alta letizia che spira del ventre
che fu albergo del nostro disiro;

e girerommi, donna del ciel, mentre
che seguirai tuo figlio, e farai dia
più la spera supprema perché lì entre”.

Zàffiro un par di palle.


NB: in quanto all’uso accademizzante dell’accentazione alla greca, io mi rifaccio a questo.

Giu 112008
 

L’inattesa, prematura scomparsa di Carlo Berselli, alias Maria Strofa, lascia tutti noi estimatori sconvolti e sinceramente addolorati.

In questa sede ricordo Maria Strofa con uno dei suoi primi, geniali componimenti:


nr 6 (il caso)

Una volta ci siamo incontrati: 
tu stavi andando a puttane 
e io compravo un best-seller per mia cugina. 

Adesso tu scrivi best-seller 
e io faccio la puttana. 
Mia cugina è morta.

Hat tip: Ipazia.