Il cantuccio della poesia (3)

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Gen 212008
 
SOGNO - Giovan Battista Marino

Vien la mia donna in su la notte ombrosa
qual suole apunto il mio pensier formarla
e qual col rozzo stil tento ritrarla,
ma qual mai non la vidi a me pietosa.

"Pon freno al pianto, e pace spera, e posa,
o mio fedel, che tempo è da sperarla"
sorridendo mi dice, e mentre parla
m'offre del labro l'animata rosa.

Allor la bacio: ella ribacia e sugge;
lasso, ma 'l bacio in nulla ecco si scioglie,
e con la gioia insieme il sonno fugge.

Or qual, perfido Amor, fra tante doglie
deggio attender mercé da chi mi strugge,
se i mentiti diletti anco mi toglie?

Il Cantuccio della poesia (2)

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Gen 202008
 
FANCIULLA, CHE COSA È SATANA? - Aleardo Aleardi (1871)

Satana è un sogno. Lui creâr la nera
Colpa e i rimorsi. Satana è Caino,
Che fugge pei deserti come fiera
Inseguita dal fulmine divino.

Satana è un sogno. È Attila, che passa
Sui teschi umani con le truci schiere.
E persin l'erba disseccata lassa
Sotto l'unghia dal tartaro corsiere.

Satana è un sogno; È il perfido Macbeto,
Che afferra del tradito ospite il trono.
Satana è in noi. È l'orrido segreto
Di quelle colpe, che non han perdono.

Che se d'odî il mortal stanco e di guerre 
Togliesse un giorno a vivere d'amore,
Pei mari allor si udrebbe e per le terre
Una voce gridar: «Satana muore.»

Il cantuccio della poesia

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Gen 202008
 
IL DELATORE - Giovanni Prati

Le orecchie intente, gli sguardi bassi,
Tu come un’ombra segui i miei passi:
Se un lieve accento muovo al compagno,
Ratto ti sento sul mio calcagno,
Va, sciagurato, mi metti orrore; 

                               Sei delatore!

Ma, quando mangi pan guadagnato
Con l’abbiettezza del tuo peccato,
La bieca larva del tradimento
Non ti sta presso? non n’hai spavento? 
Va sciagurato, mi metti orrore;

                               Sei delatore!

Il sol la luce dovria negarti;
Mai col tuo nome nessun chiamarti,
Ma con quell’altro che ti dispensa 
Pane e vergogna sull’empia mensa.
Va, sciagurato, mi metti orrore;

                               Sei delatore!

Talora il ladro chiamo infelice;
Degna di pianto la meretrice; 
Da me un’ascosa lagrima ottiene
Sin l’omicida stretto in catene:
Ma tu, tu solo mi metti orrore;

                               Sei delatore!

Va, sciagurato; cala il cappello, 
Ti ravviluppa nel tuo mantello,
E se un istante sul cor ti pesa
La mia parola, cerca una chiesa,
E piangi, e grida: — Pietà! Signore,

                               Son delatore! — 

Là solamente, presso a quel trono,
Può la tua colpa trovar perdono;
Impäuriti de’ tuoi tranelli,
Più sulla terra non hai fratelli,
Va, sciagurato, mi metti orrore; 

                               Sei delatore!
Lug 272007
 

Mai tenni a vile la piana gremita,
l'ampia finestra che da un po' di tutto
il primo cielo fa filtrare il suono.
Resto in piedi accecato un po' di tempo
accanto a questa, e mille apparizioni
animalesche, e colorate tinte
mi si avveran negli occhi, onde all'istante
la mente trae coraggio. Se la pioggia
vedo cader su quella sabbia, questa
limitata visione a quel rumore
vado opponendo: e scordo il momento,
ed i giorni attuali ed i trascorsi
e morti, e la lor luce. Al di fuori
del confine galleggia il corpo mio:
amaro come un'oasi nel deserto.

Matilda Mother

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Lug 152006
 

O, piuttosto, Matilda e Jim di Hilaire Belloc.

Matilda told such Dreadful Lies, 
It made one Gasp and Stretch one's Eyes; 
Her Aunt, who, from her Earliest Youth, 
Had kept a Strict Regard for Truth, 
Attempted to Believe Matilda: 
The effort very nearly killed her,
And would have done so, had not She 
Discovered this Infirmity.

(...)

There was a Boy whose name was Jim;
His Friends were very good to him.
They gave him Tea, and Cakes, and Jam,
And slices of delicious Ham,
And Chocolate with pink inside
And little Tricycles to ride,
And read him Stories through and through,
And even took him to the Zoo--
But there it was the dreadful Fate
Befell him, which I now relate.

(...)

Giu 112006
 

Ce l’ho tutto in testa, il post sull’identità, ma non ho voglia di scriverlo.

Nell’attesa che mi torni l’ispirazione, vi lascio con una poesia di Richard Brautigan a mo’ di intervallo:



"Sweet Alyssum Royal Carpet"
I've decided to live in a world where books are changed into thousands of gardens with children playing in the gardens and learning the gen- tle ways of green growing things.

Non capiscono niente

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Giu 062006
 

Vladimir Majakovskij (1913)

Entrato dal barbiere ho detto, calmo:
"per favore, mi pettini le orecchie".
Quello, da liscio, s'è irto come un pino
col viso tutto lungo a mo' di pera:
"Pazzo, comunista!" saltavan le parole.
Si rincorsero insulti, occhio per occhio,
a lu-u-u-u-u-u-u-u-u-ngo;
salta fuori una testa sogghignante,
un ravanello cavato dalla folla.


Questa traduzione è un po’ troppo indegna e un po’ troppo libera, ma se non volete cavarvela da soli vi dovete accontentare. Non posso dire di conoscere bene il giovane Majakovskij futurista, cui questa poesia appartiene, ma ancor meno conosco – non si può saper tutto – quello della maturità sovietica, la mia attenzione verso quel periodo è interamente consacrata a Bulgakov.

Comunque sia, il testo non ricorda qualcuno anche a voi?

Boh

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Mag 202006
 

E questa cosa alla Palazzeschi a cosa mai si riferisce? Buio totale. Il titolo rivela l’occasione per cui l’ho scritta, e quando, ma anche con quest’aiuto la memoria non ripesca nulla. Buona in generale, tuttavia.

SPECIALE TG1 del 14 marzo 2004 (16-03-2004)

Da fagotti di cenci polverosi
emergono rumori fastidiosi,

s'odono dita stridere gementi
scivolando da cumuli di specchi:
son manichini abbandonati e vecchi
esposti alla rinfusa
svenduti con lo sconto,
fantocci senza volto
dai pensieri confusi
che annaspano nel vuoto delle menti.

Ora in collegamento
c'è un giovanotto arguto
dal riso trattenuto
che si contiene a stento.

Ecco, non ce la fa:
"ah ah ah ah ah ah!"

Mag 152006
 

All’epoca della pubblicazione di Slow Dazzle, il matrimonio di John Cale con l’ex groupie Cindy Wells era in grave crisi da parecchio tempo, come testimoniato soprattutto dall’arcinoto incipit di Guts, riferito al breve affaire di Cindy con Kevin Ayers (“The bugger in the short sleeves fucked my wife. Did it quick and split”). Il divorzio era imminente e i testi dei brani ne risentono.

Questa la traduco, sia pure affrettatamente, perché tremo al solo pensiero di una traduzione letterale in stile scolastico.


Non sono il tipo che si affeziona

Se la mia donna mi lascia indietro
io tralascio l'amore che credevo di avere qui in testa,
niente fiori, niente frasi di circostanza:
non sono il tipo che si affeziona.

Giorno dopo giorno, sperando che in te ci fosse
quel genere d'amore che dona la pace interiore,
ma può darsi che mi abbia oltrepassato
perché non sono il tipo che si affeziona.

Non sono il tipo che si affeziona,
non sono il tipo che si affeziona.

Non ci credo,
eppure dev'essere vero,
in questo modo ho perso tutto l'amore che ti portavo;
niente frasi di circostanza,
perché non sono il tipo che si affeziona.

Non sono il tipo che si affeziona,
non sono il tipo che si affeziona.