Nov 062019
 

Anni fa eravamo seduti ad aspettare il tramonto, il dottor Saunders e io, sulla veranda della sua villa che dà sull’oceano, osservando le onde tranquille smorzarsi quietamente sulla sabbia. Era piacevole sorseggiare una bibita fresca anche se il caldo non era opprimente e non ci arrecava alcun fastidio.

Senza preavviso, pacato, ma fermo come era sua abitudine, Saunders mi si rivolse “lei, caro amico, non esiste”; dovetti silenziosamente convenirne, forse abbozzai un cenno di assenso, ma credo che non lo feci poiché non ve n’era necessità. All’universo non serve l’assenso di chi non esiste.

“Dietro le maschere che indossa non c’è nulla” continuò e io rimasi muto perché non c’era davvero nulla da dire “ho ben cercato a lungo senza trovare e se qualcosa di lei deve pure esistere da qualche parte, quella persona non è qui, ora. Lessi in un suo racconto che un’altra vita non c’è, questo lei lo crede e lo scrive, ma ha più torto di quanto sia ragionevole averne.” Se anche Saunders nutriva dei dubbi raramente lo dava a vedere.

Al momento non gli diedi molta retta, concentrandomi sulla bibita fresca, ma scoprii inaspettatamente in seguito che un’altra vita c’è davvero, occorre soltanto riaprire gli scatoloni e le casse in cui l’abbiamo rinchiusa nei momenti di sconforto o distrazione.

Con il conforto e la concentrazione divenni altro da quel che ero sempre stato, o da quel che avevo finto di essere sin lì, tornai insomma adolescente, ma questa volta ero davvero io e il volto mascherato dello sconosciuto che ogni mattina mi osservava senza vedermi dallo specchio si tramutò infine nel mio viso nudo. La persona nuova che ero si costruì a propria misura un mondo tutto nuovo in cui vivere.

Con lámparas apagadas

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Set 042018
 

Alle tre di un caldo pomeriggio d’estate, quando il suo eroico destino fu alfine compiuto e raggiunto il termine stabilito di una lunga vita infelice, il conte-duca Felisberto de Benavente, grande di Spagna di prima classe, si accomodò per l’ultima volta nella propria poltrona preferita di fronte al camino e bevve un lungo sorso dall’ampolla d’acquavite che aveva serbato da lungo tempo per l’occasione, socchiuse gli occhi per lasciarsi morire e si sentì invece inaspettatamente rinascere.

Si levò d’un balzo come ormai non gli accadeva da tempo e percorse a passi lunghi e vigorosi lo spazio che lo separava dalla porta del salone, che spalancò con un gesto imperioso di cui aveva smarrito l’abitudine. Cinta la spada, indossati mantello e cappello senza richiamare i servi, il cui aiuto gli era stato necessario per molti anni, uscì per la via non veduto da nessuno e si incamminò istintivamente in direzione dell’antica dimora di un vecchio amico.

Raggiunse una piccola piazza e pur non sentendosi affatto stanco d’un colpo ristette, pensando “ya no creo en nada más”, ma senza credervi, poi si accoccolò all’ombra della statua di Don Gonzalo de Ulloa che sorgeva colà, levò lo sguardo in alto al viso scolpito e scandì ad alta voce “éste es mi hombre; compone el túnel como una sinfonía…”, ma si rivolgeva a un altro uomo, “…fíjate que anda en amores con una muchacha a quien nunca vio ni sabe cómo se llama.” Gli parve che trascorressero secoli, si sentì immortale.